Quesito

Esimio padre, 
Anzitutto grazie per il suo meraviglioso e utilissimo servizio. Sono un frate …. Le scrivo per il seguente dubbio:
Come appurare se un discorso del Santo Padre come questo ad esempio (…) rientra nel “magistero ordinario autentico” o di altro tipo?
Ho letto questa sua preziosa risposta sui tipi di magistero
https://www.amicidomenicani.it/mi-dicono-che-c-e-differenza-tra-magistero-ordinario-o-straordinario-e-santa-sede/  
ma mi rimangono dubbi sui criteri oggettivi per identificare un discorso come magistero ordinario autentico.
fra…


Risposta del sacerdote

Caro fra …,
solo oggi sono giunto alla tua mail. Me ne dispiace e te ne domando scusa. Non ho potuto visionare il link che mi hai mandato perché è troppo lungo.
In merito alla domanda di ordine generale che mi hai fatto ti posso dire quanto segue:

1. Il magistero ordinario autentico è un’espressione ampia perché comprende tanto quello del singolo vescovo quanto in modo particolare quello del sommo pontefice.

2. Il singolo vescovo quando insegna in materia di fede e di morale in comunione con il romano pontefice esprime un magistero autentico. Questo è l’insegnamento del concilio Vaticano secondo nella Lumen gentium numero 25.
Ecco le testuali parole: “i vescovi sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli, sono dottori autentici, cioè rivestiti dell’autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita e la illustrano alla luce dello spirito Santo (…).
I vescovi quando insegnano in comunione con il romano pontefice devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica verità; i fedeli devono accettare il giudizio dal loro vescovo dato a nome di Cristo in cosa di fede e morale e aderirvi con religioso rispetto” (LG 25).

3. L’istruzione Donum veritatis della Congregazione per la dottrina della fede (24 maggio 1990) afferma che “la comunione con il romano pontefice è condizione della sua autenticità” (19).

4. Pertanto il magistero del singolo vescovo è autentico quando è in comunione con il Papa e solo quando parla in materia di fede e di morale.

5. Magistero ordinario è anche quello del Papa quando non parla ex cathedra.
Tale magistero ha tonalità diverse di autorevolezza a seconda che si esprima in maniera definitiva oppure in maniera semplicemente ordinaria.

6. Quando si esprime in maniera definitiva soprattutto in comunione con tutti i vescovi della Chiesa cattolica pronuncia infallibilmente il magistero della Chiesa (cfr LG 25) .
Differisce dal magistero ex cathedra perché questo è pronunciato in maniera definitoria, il che significa che affermare il contrario mette fuori della Chiesa per mezzo della scomunica, mentre il magistero ordinario definitivo, pur essendo infallibile, non pone fuori dalla Chiesa qualora uno fosse dissenziente.

7. Il magistero ordinario del Papa si esprime anche nella forma comune del suo insegnamento sia verbale sia con gli scritti.
La Lumen gentium dice: “Ma questo religioso rispetto di volontà e l’intelligenza si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del Romano pontefice anche quando non parla ex cathedra, così che il suo supremo magistero sia con riverenza accettato, e con sincerità si aderisca alle sentenze da lui date, secondo la mente e la volontà da lui manifestata, la quale si palesa specialmente sia dalla natura dei documenti, sia dal frequente riproporre la stessa dottrina, sia dal tenore dell’espressione verbale” (LG 25).

8. Ugualmente l’istruzione Donum veritatis ricorda che “si deve tenere conto del carattere proprio di ciascuno degli interventi del magistero e della misura in cui la sua autorità è coinvolta” (17).

9. Quest’istruzione aggiunge anche: “Il magistero, allo scopo di servire nel miglior modo possibile il popolo di Dio e in particolare per metterlo in guardia nei confronti di opinioni pericolose che possono portare l’errore, può intervenire su questioni dibattute nelle quali sono implicati, insieme a principi fermi, elementi congetturali e contingenti. E spesso è solo a distanza di un certo tempo che viene possibile operare una distinzione fra ciò che è necessario e ciò che è contingente.
La volontà di ossequio leale a questo insegnamento del magistero in materia per sé non è irreformabile deve essere la regola. (…).
In questo ambito degli interventi di ordine prudenziale è accaduto che dei documenti magisteri non fossero privi di carenze. I pastori non hanno sempre colto subito tutti gli aspetti o tutta la complessità di una questione” (24).
Più avanti la medesima istruzione ricorda che “i giudizi del magistero potevano essere giustificati al tempo in cui furono pronunciati, perché le affermazioni prese in considerazione contenevano in modo inestricabile asserzioni vere e altre che non erano sicure. Soltanto il tempo ha permesso di compiere un discernimento e, a seguito di studi approfonditi di giungere ad un vero progresso dottrinale” (24).

10. Le indicazioni della Donum veritatis sono preziose. Gettano luce anche sulla domanda che mi hai fatto.
Insieme all’ossequio doveroso verso il Magistero non è proibito nutrire dubbi su asserzioni vere e altre che non sono sicure.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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