Quesito

Buongiorno padre Angelo,
qualche tempo fa ero ad un incontro di catechesi parrocchiale.
Il catechista, ad un certo punto, ha raccontato la storia della guarigione di due ciechi di cui parla il vangelo, il cieco di Gerico e il cieco nato (capitolo 9 di Giovanni).
Nello spiegare le differenze che contraddistinguono i due racconti, ha interpretato la guarigione del cieco nato.
Alla lettura del brano “Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. “Ha così interpretato (rileggo gli appunti ma il senso è questo): come mai Cristo opera in questo modo? La saliva è la sua Parola, che mischiata alla realtà della terra, in cui vive il cieco, crea un fango e glie lo butta sugli occhi dicendo “va a lavarti”. Cos’è questo fango? È il tuo peccato, la Parola di Dio ti mostra il tuo peccato. Allora devi andare a lavarti alle acque del battesimo, alla piscina di Siloe che significa Inviato, cioè apostolo.
Questa interpretazione non l’avevo mai sentita, nelle varie omelie domenicali. 
Come hanno interpretato i Padri della Chiesa questa guarigione così particolare?
Grazie e che Dio la benedica.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. che la saliva rappresenti la parola di Dio è giusto.
Che il fango rappresenti il peccato è un po’ artificioso.

2. In realtà, secondo i Santi Padri quel fango fa riferimento al fango da cui è stato tratto l’uomo, come si legge in Gn 2,7: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo”.
Ai tempi di Gesù la traduzione dei Settanta diceva: “Plasmò l’uomo con il fango della terra”. Per questo anche il testo latino della Genesi parla di fango:“Formavit homo de limo terrae”.
Questo sta a significare che Cristo è colui che ha creato l’uomo dal fango della terra e in tal modo mostra che il suo corpo è lo strumento della divinità. Da esso emana una virtù soprannaturale.

3. Questa è anche l’interpretazione di San Tommaso nel Commento al Vangelo di Giovanni su questo passo: “Egli inoltre fece del fango con la saliva per mostrare che, avendo egli formato dal fango tutto l’uomo, aveva il potere di formare le membra difettose dell’uomo. Quindi, come aveva formato il primo uomo col fango, così fece del fango per formare gli occhi del cieco nato.
Spalmò poi il fango sugli occhi del cieco nato per mostrare che egli era il creatore dei corpi curando quello che è il più nobile dei corpi. Infatti l’uomo è il più eccelso tra le creature corporee; e tra le membra del corpo umano il più eccellente è il capo; e tra le membra del capo l’occhio è quello più eminente. Cosicché in Matteo si legge: “la lucerna del tuo corpo e l’occhio” (Mt 6,29).
Perciò formando l’occhio, che è la parte più nobile delle cose corporee, Cristo mostra di essere il creatore di tutto il umano e della natura corporea”.

4. Analoga è l’interpretazione di San Giovanni Crisostomo: “Poiché Gesù rende credibili le sue parole con le opere, l’evangelista aggiunge: Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva e spalmò il fango sugli occhi del cieco. Ora colui che trasse dal nulla all’essere le sostanze più grandi, molto più avrebbe fatto gli occhi senza la materia; ma volle insegnarci che egli stesso era il creatore che in principio adoperò il fango per la creazione dell’uomo. Però non si serve dell’acqua per produrre il fango, ma della saliva, perché nulla venga attribuito alla sorgente, e tu apprenda che con la potenza della bocca aprì gli occhi e li plasmò; poi, affinché non sembrasse che la cura era dovuta alla potenza della terra, gli comandò di andarsi a lavare; onde segue: e gli disse: va a lavarti nella piscina di Siloe, che significa inviato; perché tu impari che non ho bisogno del fango per fare gli occhi. E poiché in Siloe c’era la potenza stessa di Cristo che operava ogni cosa, perciò l’evangelista aggiunge per noi anche l’interpretazione dicendo: che significa Inviato: perché tu impari che anche lì c’era la potenza di Cristo che curava”.

5. Mandando il cieco nato a Siloe, che significa Inviato, Gesù vuol dire manifestamente egli è l’Inviato che tutti attendevano.
In tal modo apriva in quell’uomo, e per mezzo di quell’uomo in tutti, gli occhi della fede.

6. San Tommaso infine dice: “Sant’Agostino indica la ragione mistica e allegorica di questo passo quando scrive che con lo sputo, cioè con la saliva che discende dal capo, viene indicato il Verbo di Dio che procede dal Padre, capo di tutte le cose. Nella Scrittura la Sapienza così si esprime: “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo” (Sir 24,5). Allora dunque il Signore fece del fango con lo sputo e la terra quando il Verbo si fece carne. Spalmò poi gli occhi del cieco, ossia del genere umano, spalmandone gli occhi del cuore, mediante la fede dell’incarnazione di Cristo” (Omelie sul Vangelo di Giovanni, tr. 44,2)”.
Con l’augurio di essere costantemente illuminato da nostro signore, luce del mondo, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo