Quesito

Caro P. Angelo,
avrei una domanda sul Concilio Vaticano II. Ho avuto la grazia di poter leggere i documenti del Concilio, mi sembra di poter intuire dai testi che il nucleo convergente sia l’attenzione sul modo di trasmettere la Fede.
Ora mi sorge questo dubbio, si insiste molto sul cambio del linguaggio ma non del contenuto. Capisco l’intenzione ma se si cambia il linguaggio, in qualunque disciplina sia, si cambia anche il contenuto se non nella sostanza nella percezione e nell’apparenza.
Sicuramente non è cosi, ma ho questo pensiero che non riesco a risolvere.
Con affetto,


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. sì, è una grazia la lettura dei documenti del Concilio.
Un grande uomo di Chiesa ha detto a suo tempo che vanno letti in ginocchio. Si tratta di magistero straordinario della Chiesa e pertanto garantito dallo Spirito Santo.

2. È vero che il Concilio Vaticano II ha avuto intenzionalmente un carattere pastorale. Tuttavia nei suoi documenti vi troviamo anche un grande patrimonio dottrinale. Si pensi semplicemente alle Costituzioni dogmatiche sulla Chiesa (Lumen gentium) e sulla Divina Rivelazione (Dei Verbum).

3. Il cambio di linguaggio, come tu l’hai chiamato, è quello usato dal Concilio stesso.
Che cosa ha di nuovo rispetto al linguaggio precedente? 
Sono due le novità del linguaggio che io desidero sottolineare.
La prima: è maggiormente radicato nella Sacra Scrittura. Le citazioni scritturistiche sono senza fine.
Già questo è di grande importanza perché nelle Scritture è Gesù Cristo che parla e la Chiesa non ha altro intendimento che quello di rivelare e di comunicare Gesù Cristo.

4. A questo proposito è interessante quanto il Sinodo dei vescovi, a vent’anni dalla chiusura del Concilio, ha scritto nel suo messaggio al popolo di Dio: “Cristo è la luce delle genti! La Chiesa, annunciando il Vangelo, deve far sì che questa luce risplenda chiaramente sul proprio volto (cfr. LG 1).
La Chiesa si rende più credibile se parla meno di se stessa e predica sempre più Cristo Crocifisso (cfr. 1 Cor 2, 2) e dà testimonianza con la propria vita.
In questo modo la Chiesa è sacramento, cioè segno e strumento di comunione con Dio ed anche di comunione e di riconciliazione degli uomini fra di loro” (n. 2).

5. Un altro tratto del linguaggio del Concilio Vaticano II, perfettamente inerente alla sua indole pastorale, è quello di non partire accusando gli errori, ma di tendere la mano a ciò che unisce.
Questo viene fatto sia in riferimento alle Chiese che non hanno piena comunione con la Chiesa Cattolica sia con le altre religioni e sia anche con coloro che vivono lontani da Dio.
Al Concilio non è parso necessario fare un nuovo elenco degli errori diffusi nel nostro tempo perché sono già a tutti noti.
Ha inteso invece deporre le armi ed iniziare un dialogo tra persone di buona volontà.

6. Il santo Papa Giovanni XXIII aveva dato inizio a questo nuovo modo di comunicare nel grande discorso di apertura del Concilio con la famosa dichiarazione: “Occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione (eodem sensu tamen eademque sententia)” (n. 6).

7. Il nuovo linguaggio è questo. È già in atto con il Concilio stesso.
I documenti del magistero ecclesiastico lo testimoniano: la dottrina, che Papa Giovanni ha chiamato certa ed immutabile, è la stessa. È quella che abbiamo ricevuto da Dio.
L’esposizione invece è diversa. Non procede semplicemente per “sic et non”, per conferma o per condanna, ma viene radicata maggiormente nelle Scritture portandone le motivazioni. In tal modo diventa più persuasiva.

8. C’è del vero, tuttavia, in quello che tu paventi: che insieme con linguaggio venga cambiato il contenuto. No, questo non deve avvenire, questo è andare fuori strada.
Come ha ricordato Papa Giovanni, il nuovo linguaggio e il nuovo sviluppo hanno la loro garanzia di autenticità se si esprimono “nello stesso senso e nella stessa accezione”. 
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
Padre Angelo