Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
di questi tempi purtroppo, anche in Europa, è necessario porre mente all’eventualità di subire il martirio.
So che rinnegare Dio di fronte ai carnefici costituisce peccato.
So anche che tentare di sfuggire ai carnefici è lecito, del resto i primi cristiani si nascondevano nelle catacombe.
Ammettiamo il caso di venire sequestrati da terroristi islamici, è lecito staccarsi il crocifisso dal collo per evitare di attirare le attenzioni dei sequestratori?
E se fossimo sorpresi con il crocifisso al collo e il sequestratore ordinasse di staccarlo, obbedire sarebbe come rinnegare Dio?
La ringrazio per le sue risposte.
Cordiali saluti.
Nicola


Risposta del sacerdote

Caro Nicola,
1. tre sono i criteri lasciatici da Gesù a proposito della testimonianza della nostra fede.
Il primo consiste nel dovere positivo di irradiarla.
Chi ha ricevuto la fede, la vive ed è consapevole del suo valore inestimabile desidera renderne partecipi anche coloro che senza colpa “stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Lc 1,79).
Inoltre c’è anche un comando del Signore: “Voi siete la luce del mondo. Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,14-15).

2. Il secondo deriva dalla prudenza che tollera alcuni mali per evitarne di più grandi.
In questo senso si può comprendere quanto ha detto il Signore: “Se vi perseguitano in una città, fuggite in un’altra” (Mt 10,23).
Egli stesso ne ha dato l’esempio (Gv 8,59; 10,39).
Anche gli apostoli hanno fatto la stessa cosa (2 Cor 11,33; At 12,8-11).

3. Il terzo consiste nell’obbligo di non rinnegare la verità, esponendosi anche al martirio. Gesù davanti a Pilato ha detto: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Gv18,37).
Nella storia della Chiesa “molti santi e sante hanno testimoniato e difeso la verità morale fino al martirio o hanno preferito la morte ad un solo peccato mortale” (Veritatis Splendor 91).

4. Alla luce di questi criteri si può trovare la risposta ai vari quesiti che hai posto, tenendo presente la grande distinzione fatta dai teologi tra i precetti morali negativi (quali ad esempio: non rubare, non uccidere…) che obbligano semper et pro semper (sempre e in ogni caso) e quelli positivi, originati per lo più dalla richiesta di compimento del bene, che obbligano semper sed non ad semper.

5. Circa i precetti positivi va notato che vi possono essere momenti (ad es. in tempi di persecuzione) in cui è più prudente non manifestare pubblicamente la fede. In certi casi, come nell’eventualità di essere scoperti e denunciati, vi può essere anche l’obbligo di derogare dalle leggi ecclesiastiche che non obbligano mai con grave incomodo.
Tuttavia, se lo esigesse l’onore di Dio e il bene spirituale del prossimo, può diventare doveroso porre un atto esterno di fede.

6. Pertanto alla tua domanda “se sequestrati da terroristi islamici sia lecito staccarsi il crocifisso dal collo per evitare di attirare le attenzioni dei sequestratori” la risposta è affermativa.
Infatti i precetti morali positivi che comandano di testimoniare la fede obbligano sempre ma non in ogni momento. Qui è lecito occultare il crocifisso per salvare la propria vita necessaria alla famiglia, alla Chiesa e alla società.

7. Ugualmente anche per la seconda domanda: “se fossimo sorpresi con il crocifisso al collo e il sequestratore ordinasse di staccarlo”, obbedire non sarebbe come rinnegare Dio, ma cessare di compiere un atto che non è strettamente richiesto.
Qualcosa del genere avvenne in Turchia quando Ataturk chiese a tutti i religiosi di vestire solo abiti civili fuori dalle loro abitazioni. Essi lo fecero con in testa il futuro Giovanni XXIII.

8. Diverso sarebbe se fosse chiesto di rinnegare la fede. Allora in questo caso non è mai lecito rinnegarla e per questo si deve essere disposti a testimoniare la verità fino al martirio.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo