Buongiorno Padre,
sono Lorenzo e le faccio i complimenti per la sua dedizione e il suo impegno a diffondere i valori cristiani.
Vorrei farle una domanda relativamente alla Creazione.
Ora, partiamo dalla certezza che Dio ha creato il mondo (o se non altro, ha dato disposizioni affinchè il mondo si evolvesse secondo precise regole che noi chiamiamo “leggi fisiche”), ha creato gli animali e l’uomo. Il peccato non è stato creato da Dio, ma è frutto di una libera scelta dell’uomo.
Fin qui ci siamo.
Il mio problema sorge nella difficoltà di pensare che tutta l’umanità sia scaturita da due soli individui (Adamo ed Eva). L’evoluzione mostra che prima avevamo la ragione molto meno sviluppata e anche fisicamente molto diversi. Se dovessimo, secondo la scienza, provenire dagli stessi progenitori degli scimpanzè, sarebbe necessario un salto ontologico non indifferente (quando è arrivata l’anima).
Però i racconti della Creazione hanno due caratteristiche:
– I Babilonesi avevano un racconto molto simile della creazione; gli ebrei in esilio a Babilonia (periodo in cui è stata redatta la prima parte della Genesi) hanno avuto bisogno di dare inizio alla storia dell’uomo, certamente ispirati da Dio, ma probabilmente influenzati dai racconti dei babilonesi.
– I racconti della Genesi sono eziologici, ossia vogliono fornire delle risposte ai “perchè”, più che fornire il “come”: non si è attenti al fatto storico, ma si vogliono dare insegnamenti su concetti fondamentali dell’esistenza.
Come posso pensare che sia razionalmente plausibile il fatto che deriviamo da due individui soli e come incastrare questa cosa con l’evoluzione concepita dalla scienza?
Non metto in dubbio che il peccato originale sia un evento specifico, ma ho questi dubbi che spero lei possa aiutarmi a sciogliere.

Grazie, la ricordo nelle preghiere e le auguro una buona giornata.
Lorenzo


Caro Lorenzo,
1. prima di entrare nella domanda precisa che mi hai fatto desidero sottolineare che dai per certe due cose: che i racconti della Genesi derivino da racconti raccolti durante l’esilio babilonese e che il testo sacro voglia rispondere a  dei perché piuttosto che al come.
Ora tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che la stesura del Pentateuco (i primi cinque libri dell’Antico Testamento) sarebbe dell’ottavo secolo avanti Cristo.
Inoltre va ricordato che alla stesura orale erano antecedenti i racconti che la gente si tramandava e che a quei tempi in Palestina come dappertutto c’era la cosiddetta cultura della memoria.
L’esilio in Babilonia invece avvenne nel sesto secolo avanti Cristo.

2. Ma c’è ben di più che l’incongruenza di carattere cronologico.
Va ricordato anzitutto che gli assiro babilonesi erano di razza semitica.
Per questo non meraviglia che vi possano essere delle somiglianze con i racconti della Genesi come ad esempio che il firmamento sia diviso in acque inferiori e in acque superiori.
Ma le dissomiglianze sono ben più numerose.

3. Il materiale assiro babilonese sulla genesi del mondo è stato ritrovato in alcune tavolette.
Ecco ad esempio le dissomiglianze che emergono nella settima tavoletta:
La genesi del cosmo è dovuta all’intervento di molti dei.
Inoltre non vi è neppure l’evento della creazione.

4. Uno di questi dei, Marduk, sarebbe il produttore dei grani e delle piante, delle erbe e degli uomini…
Gli dei stessi sono creati e subito, come ad esempio Tiamat e Marduk, si ribellano e lottano fra di loro in modo puerile e indegno della divinità.
Nella Genesi invece tutto è sublimità, semplicità e dignità!
Dio opera come si conviene alla grandezza della sua natura, non ha da fare sforzi, né da lottare. Dice e tutto si fa.

5. Nella genesi del cosmo assiro babilonese non si fa menzione della luce e la produzione dell’uomo è grottesca, come è grottesco l’asserire che Marduk creò l’uomo affinché gli dei avessero una dimora che rallegrasse il loro cuore. Per creare ebbe l’aiuto di Arourou.
In nessuna tavoletta si parla della settimana, del riposo divino, e della creazione della prima coppia umana. Non si parla di peccato originale né di Eva tentata dal serpente.
Di conseguenza se si può ammettere che i babilonesi abbiano conservato un ricordo molto affievolito e alterato della creazione del mondo tuttavia le loro leggende non spiegano quanto invece è ricordato nella Genesi.
Sicché la Bibbia di Gerusalemme nella sua introduzione alla Genesi non fa neanche esplicito riferimento alle tavolette assiro babilonesi.

6. Dici inoltre che il testo sacro vuole rispondere al perché piuttosto che al come.
Questa distinzione non è sufficiente, perché al di là della cornice e del genere letterario vi sono delle verità che vengono espressamente insegnate.
Già nel 1896 nella prestigiosa Revue Biblique il domenicano padre Marie – Joseph Lagrange, fondatore dell’Ècole biblique di Gerusalemme, diceva che nella Bibbia va distinta la rivelazione dall’ispirazione.
Nella Bibbia tutto è ispirato, ma non tutto è rivelato.
Dio si è servito di un autore umano con cultura tipica del suo tempo. Questi ha fatto uso dei generi letterari dell’epoca e fra questi vi è anche la narrazione della storia primitiva, che è un misto di fatti, di leggende e tradizioni popolari.
Pertanto è necessario distinguere il fondo o la sostanza garantita dalla veracità divina e certe circostanze che possono essere considerate come metafore o allegorie ebraiche della tradizione orale (Revue Biblique, 1896, pp. 507-117).

7. Praticamente è quanto viene detto nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole (CCC 109).
Inolotre “per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei «generi letterari» allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi in varia maniera storici o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione” (CCC 110).

8. Ugualmente il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di “armonia tra la prima coppia e tutta la creazione” (CCC 376).
Quando dice “prima coppia” non usa un linguaggio simbolico. Si tratta dunque di una realtà che viene rivelata, insegnata.
Lo stesso discorso vale per il peccato originale: “Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo [Gaudium et spes, 13].
La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori” (CCC 390).
Pertanto non si tratta solo di dire il perché, ma vi sono anche asserzioni che fanno riferimento a realtà, ad eventi.

9. Venendo più specificamente ai tuoi quesiti ci si può domandare: che difficoltà c’è nel dire che deriviamo da un unico ceppo?
Io non ne vedo alcuna.
Bisogna dire francamente che non abbiamo prove schiaccianti per dire che si derivi da un unico ceppo.
Tuttavia riteniamo vera quest’affermazione per fede.
Credere in tale verità di fede non è un’assurdità tanto più che non abbiamo prove schiaccianti neanche per dire che non deriviamo tutti da un unico ceppo.

10. Si tratta di una verità di fede che non è in contrasto con le verità della scienza perché la scienza non lo dice in maniera apodittica.
Può essere in contrasto con le “ipotesi” scientifiche. Ma le ipotesi, per quanto al momento possano sembrare per alcuni altamente probabili, non sono ancora verità assolutamente incontrovertibili.

Ti ringrazio per le tue preghiere, che mi sono preziose.
Ti ringrazio anche per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo