Quesito

Buonasera, Padre Angelo,
anzitutto La ringrazio per il lavoro che Lei svolge a vantaggio di tutti coloro che hanno dubbi e domande in merito alla nostra meravigliosa fede cattolica, Dio gliene renda merito.
La contatto questa volta per un dubbio che in questi giorni sta “tormentando” la mia mente e per il quale ho difficoltà a trovare soluzione (sempre se vi sia soluzione, considerando la debolezza dell’intelligenza umana).
Come è risaputo, Dio, proprio perché Dio, non ha alcun tipo di bisogno, ad esempio Lui non necessita delle nostre preghiere, ma ci chiede di pregare affinché noi possiamo essere vicini a Lui e avere in tal modo la grazia e la forza per affrontare e superare le tentazioni e le difficoltà della vita, quindi sostanzialmente ci chiede di pregare per il nostro bene.
Ora, ho un dubbio in merito al concetto di penitenza. La Chiesa e i santi ci insegnano che la penitenza ha due funzioni: la prima è quella di riparare all’offesa compiuta nei confronti di Dio con i nostri peccati (in quanto Dio è sì Amore, ma è anche Giustizia), la seconda è quella più “medicinale”, in quanto la penitenza permette di portare ordine al disordine che il peccato ha causato nella nostra anima e nel nostro corpo (oltre ad avere anche una funzione di prevenzione per quanto riguarda i possibili peccati futuri). Tuttavia, pur essendo per me chiara la seconda funzione, è proprio in merito alla prima funzione che ho delle perplessità.
Essendo Dio perfetto, e quindi non avendo bisogno di nulla da parte nostra, perché Dio ha al contempo “bisogno” che noi, mediante la penitenza, ripariamo all’offesa compiuta nei Suoi confronti? So appunto che Dio è Giustizia, ma questa risposta non calma il mio dubbio.
Ringraziandola in anticipo per la gentile risposta e per tutto quello che fa, Le auguro una buona giornata.
Dio la benedica sempre.
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele,
1. è un’esigenza dell’amore riparare l’offesa o l’oltraggio compiuto nei confronti della persona amata.
Non facciamo così con i nostri cari?
È vero che c’è una differenza perché i nostri cari hanno bisogno di consolazione, mentre Dio non ne ha.
Ma se, ad esempio, viene rubata una pisside con le particole consacrate per fare ogni sorta di scempio, come avviene nelle Messe nere, come non sentire la necessità di una riparazione? 
Lo esige l’amore di Dio da parte nostra.

2. È un’esigenza del cuore riparare al male incrementando il bene.
Si legge in Baruc: “Per questo dice il profeta Baruc: “Come pensaste di allontanarvi da Dio, così ritornando decuplicatelo zelo” (Bar 4,28).
L’amore si esprime anche così.

3. Va ricordato poi che c’è una solidarietà tra tutti in Adamo e c’è una solidarietà ancora più forte, perché di ordine soprannaturale, in Gesù Cristo, al punto da formare un solo corpo (cfr. 1 Cor 10,17).
Tutti ci sentiamo a stringere il cuore quando viene offeso Dio che va sommamente amato perché da lui abbiamo ricevuto tutto e stiamo ricevendo tutto.

4. Per cui si capisce il senso di sgomento che provava Sant’Alfonso de Liguori quando sentiva proferire una bestemmia verso Dio o verso la Beata Vergine. Era uno sgomento che talvolta lo portava allo svenimento.

5. C’è infine un ultimo motivo: offendere Dio in maniera grave è la stessa cosa che voltargli le spalle e spalancare, consapevolmente o meno, le porte al demonio il quale, quando viene, come ricorda Gesù Cristo, “viene solo per rubare per uccidere e per distruggere” (Gv 10,10).

6. Nella Sacra Scrittura si legge: “Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano” (Es 20,7).
Si noti il linguaggio. Non viene detto che Dio punisce, ma lascia che si venga puniti dal demonio al quale si è spalancata la porta.
Se questo viene detto per pronunciare invano il nome del Signore, che cosa non si dovrà dire per la bestemmia?

7. Ora, quando Dio viene offeso, è giusto che si procuri da parte nostra di chiudere le porte dell’inferno per quanto è possibile.
Decuplicando lo zelo, ci riconciliano, per quanto sta noi, con Dio che già ci sollecita a farlo.
Così neutralizziamo l’azione distruggitrice del demonio.
Anche in questo senso si possono prendere le parole dello Spirito Santo dette per bocca di Paolo: “Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno” (Ef 6,16).
La riparazione serve anche a questo.
Serve a tutti noi.

Grazie per il quesito, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo