Quesito
Buongiorno Padre Angelo Bellon op,
le scrivo per avere un confronto sul sacramento della riconciliazione, ovvero detto confessione dei peccati.
In gioventù sono stato un fedele attivo e praticante, poi per molti anni mi sono allontanato dalla Chiesa, e dalla Ecclesia, e in tempi recenti vi sono ritornato. (…).
Io cattolico qualunque violo i comandamenti sistematicamente e quotidianamente.
Poi per la paura dell’Inferno mi confesso e con l’assoluzione sto tranquillo. So che sarò sempre assolto e questo mi dà una certa immunità dall’inferno.
Il sacerdote tende a dare sempre l’assoluzione e il fedele è sicuro di riceverla. Per cui il cattolico può vivere la sua vita al di fuori della morale, anzi viene cresciuto sull’assenza della morale e della giusta responsabilità verso se stesso e verso gli altri (includo animali e habitat).
Qui torna il pensiero di Lutero sulle indulgenze.
Gesù ha detto a Pietro: tu sei un uomo e quindi soggetto al peccato ma nonostante tutto sei il messaggero del mio Vangelo.
Ritengo che tale motivazione sia fallace e demotivante in quanto si permette un relativismo che il fedele coglie subito e ovviamente opportunisticamente fa proprio. (…).
Mi fermo qua nella riflessione e attendo con piacere una sua risposta e non consideri questa mia mail un attacco alla Chiesa ma soltanto un confronto.
Cordialmente
Giovanni
Risposta del sacerdote
Caro Giovanni,
1.Gesù non ha detto a Pietro: “Tu sei un uomo qualunque e nonostante i tuoi peccati ti faccio il mio messaggero”.
Ha detto ben altro!
2. Fin dal primo incontro Gesù gli ha detto: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni. D’ora innanzi ti chiamerai Cefa”, che significa roccia, pietra, macigno.
Cambiare nome in antico era la stessa cosa che affidare una missione.
3. Quando a Cesarea di Filippo (Mt 16,15-19) Gesù chiese agli apostoli: “Ma voi chi dite che io sia?”, Pietro subito, con slancio, disse: “Tu sei il Cristo”. Cristo è una parola greca che traduce dall’ebraico quella di Messia.
E aggiunge: “il Figlio del Dio vivente”.
Il figlio di Dio: non uno amato da Dio come un figlio, come può essere un figlio adottivo, ma Figlio per natura, della stessa natura del Padre. In altre parole gli dice: “tu sei Dio”, “tu sei la sapienza di Dio!”.
E precisa: “del Dio vivente” vale a dire di Dio che è la vita e che dà la vita a tutti.
4. Ed ecco la risposta di Gesù: “Beato a te Simone, figlio di Giona, perché né la carne o il sangue te l’hanno rivelato ma il Padre mio che sta nei cieli”.
In altre parole Gesù gli dice: tu puoi conoscere la mia natura divina perché hai ricevuto un’illuminazione divina da parte del Padre.
Gesù aveva detto nel suo insegnamento: “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e colui al quale viene rivelato” (Mt 11,27).
5. Poi aggiunge: “E su questa pietra edificherò la mia Chiesa”.
Pietro dunque non è un uomo qualunque, ma uno che da Dio è stato trasformato in roccia, in pietra.
Qui c’è un’allusione a quanto il Signore aveva detto nel suo insegnamento: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Mt 7,24-25).
Gesù per primo ha costruito la sua casa sulla roccia. Nonostante persecuzione da ogni parte, la casa non cadrà perché fondata sulla roccia.
6. E poi: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”.
Qui Gesù per la prima volta chiama l’insieme dei suoi discepoli “Chiesa” che significa: assemblea, comunione.
Qui Gesù dichiara la sua volontà di fondare la Chiesa e di fondarla sulla roccia, costituita da Pietro.
Come vedi, non gli ha detto semplicemente: tu sei un mio messaggero nonostante la tua fragilità.
7. Poi Gesù profetizza l’indefettibilità della Chiesa: “E le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Durerà fino alla fine del mondo come gli stesso ha detto: “io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
Le porte in antico erano la parte più rafforzata delle mura. Qui Gesù allude a tutte le potenze dell’inferno che si scateneranno contro la chiesa, ma non prevarranno, non potranno distruggerla.
8. E poi: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli”. Gli dà le chiavi, e cioè potere sulla casa.
In virtù di questo potere Pietro potrà determinare ciò che i credenti in Cristo devono fare per mettere in pratica il Vangelo di Gesù.
All’interno di questo potere Pietro potrà anche applicare i meriti dei martiri e dei santi a chi è sinceramente pentito dei propri peccati, confessato e comunicato.
Gesù ha garantito che quello che Pietro avrebbe determinato, sarebbe stato sottoscritto in cielo.
Il potere di Pietro nel determinare la dottrina sulle indulgenze dunque è ben fondato.
9. L’avere costituito Pietro come suo vicario in terra è quanto di più contrario vi sia al relativismo, all’interno del quale ognuno interpreta il Vangelo e la morale come vuole.
10. L’assoluzione dei peccati in confessione non è automatica. Se non c’è il pentimento e se non c’è una minima volontà di cambiare vita, anche se il sacerdote dice: “Io ti assolvo dai tuoi peccati” i peccati rimangono tutti come prima.
Anzi se ne aggiunge un altro: quello di aver profanato un sacramento.
Con l’augurio di un bentornato nell’Ecclesia, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
