Come devo comportarmi dinanzi ai pensieri impuri per far in modo che, un giorno, non si presentino più; sento che mi rendono sporco

////Come devo comportarmi dinanzi ai pensieri impuri per far in modo che, un giorno, non si presentino più; sento che mi rendono sporco

Come devo comportarmi dinanzi ai pensieri impuri per far in modo che, un giorno, non si presentino più; sento che mi rendono sporco

Quesito

Salve padre Angelo,
vorrei chiederLe due consigli. Il primo riguarda le tentazioni, ed in particolare quella della carne: sto vivendo un periodo della mia vita di profondo avvicinamento al Signore e Maria. La preghiera è la costante della mia giornata e tramite essa riesco a colmare quel vuoto che prima sentivo nell’anima, ad allontanare i cattivi pensieri, e le tentazioni del maligno.
Non le nascondo che talvolta la tentazione della carne si fa molto forte, ed è allora che cerco di chiedere l’aiuto di Gesù e l’intercessione della Madonna, affinché possano aiutarmi a superare quel momento. Mi prende però da una parte la gioia di aver respinto quella tentazione, ma al contempo la consapevolezza di aver peccato lo stesso, dal momento in cui quella tentazione si è insinuata nella mia mente. Volevo dunque chiederle come devo comportarmi dinanzi a questi pensieri impuri che affiorano nella mia mente per far in modo che, un giorno, non si presentino più, e non sentirsi così sporchi per il solo fatto che essi si siano palesati nella testa.
Il secondo consiglio è invece di tipo pratico: come Le dicevo all’inizio di questa e-mail, sto vivendo un periodo di grande fervore nella preghiera, e nell’arco della giornata oltre alla recita del Santo Rosario, mi dedico alla Liturgia delle ore. Solo che alcuni giorni, perché mi trovo fuori casa, non riesco a seguire l’ordine della Liturgia. E allora recito insieme le ore canoniche che durante la giornata non ho avuto modo di recitare, ma solo una volta che sono ritornato a casa (il tardo pomeriggio o la sera). Tutto ciò è corretto, o si può porre rimedio in altro modo?
La ringrazio padre, e la ricorderò nelle mie preghiere e nella recita del Santo Rosario.
Cordiali saluti,
Stefano


Risposta del sacerdote

Caro Stefano,
1. sono contento però quanto mi hai scritto.
Soprattutto per la vittoria e la soddisfazione che riporti in tante tentazioni perché ti dedichi alla preghiera.
Tra le ultime parole di Gesù prima della sua passione e morte c’è stata anche questa: “Vegliate e pregate per non entrare in tentazione” (Mc 14,38).
Sembra quasi il suo testamento spirituale.

2. Mentre preghi col Santo Rosario fai tutte e due le cose insieme: vegli, perché tieni lo sguardo fisso sul Signore che ti sta davanti e ti ripresenta gli eventi della sua vita perché siano anche nel momento in cui li contempli la tua redenzione.
E nello stesso tempo preghi.

3. Dici che insieme alla gioia ti prende anche un po’ di scoramento perché la tentazione riusce a far breccia in qualche modo nella tua vita.
Qui sperimenti quanto siano vere le parole di san Tommaso: “La tentazione che proviene dal nemico può essere senza peccato, poiché di per sé consiste in una pura suggestione esteriore.
Invece la tentazione della carne non può essere senza peccato, poiché deriva dal piacere e dalla concupiscenza; e al dire di S. Agostino «c’è sempre qualcosa di peccaminoso quando la carne ha voglie contrarie a quelle dello spirito» (De civitate Dei 19,4).
Così dunque Cristo volle essere tentato dal nemico, ma non dalla carne” (Somma teologica, III, 41, 1, ad 3).
Tuttavia queste tentazioni – se rimangono solo tentazioni -non producono di per sé peccati gravi e talvolta neanche veniali, ma solo imperfezione.

4. Mi chiedi cosa fare per eliminare del tutto certi pensieri che passano per la mente.
Credo che sia impossibile con le sole forze umane.
Sono convinto anche che il Signore permette che ne veniamo assaliti perché ci impegniamo a rimanere costantemente in atteggiamento di vigilanza e di preghiera.
Ci sarebbe il rischio di abbassare la tensione, oltre a quello ancor più sottile di sentirci santi.

5. Certo sarebbe bello fare l’esperienza di S. Ignazio di Loyola mentre era diretto al santuario di Monserrato. Fece una veglia di preghiera alla Vergine venerata al santuario di Aranzazu.
Forse proprio in quell’occasione ricevette quella grazia particolare di cui parla un suo confratello, il P. Laynez, che fu tra i suoi primi compagni e gli successe come preposito generale nella Compagnia di Gesù: “Mentre fino allora era stato combattuto e vinto dal vizio della carne, da allora in poi Nostro Signore gli ha concesso il dono della castità, e di quella, secondo me, da molti carati»” (c. de dalmases, Il Padre Maestro Ignazio, p. 59).
Penso che la Beata Vergine sarà contenta se le chiediamo una simile purezza di molti carati per poter servire il Signore nel medesimo modo in cui l’ha servito Sant’Ignazio.

6. Il consiglio più pratico per rimuovere questi pensieri rimane sempre quello del grande Giovanni Cassiano, il quale dopo aver ricordato che “la nostra seconda lotta è contro lo spirito di fornicazione e la concupiscenza della carne, che fin dalla prima età comincia a tormentare l’uomo” e che “questa è una grande lotta, lotta aspra e duplice: perché mentre gli altri vizi provocano guerra all’anima soltanto, questo si presenta sotto una duplice forma in quanto si situa e nell’anima e nel corpo” conclude dicendo che bisogna “badare alla testa del serpente (Gn 3,16) cioè al primo apparire dei pensieri pericolosi con i quali egli cerca di strisciare dentro la nostra anima. Perché se noi accogliamo la testa, cioè il primo stimolo del pensiero, finiremo per accogliere il resto del corpo del serpente, cioè consentiremo” (cassiano, Filocalia, I, p. 130).

7. In altre parole san Tommaso dice “la lotta contro il peccato in certi casi va vinta con la fuga” perché “il pensarci accresce l’incentivo al peccato, come avviene nella lussuria” (Somma teologica, I-II, 35, 1, ad 4).
Di qui l’affermazione teologica “Luxuria vincitur fugiendo” (la lussuria viene vinta con la fuga).
L’esperienza non tarda a mostrare che quanto più forte è la reazione con la fuga, tanto più prolungata è la pace e la quiete che ne seguono.

8. Per la seconda domanda di carattere pratico: io direi di sì, anche se alcuni liturgisti dicono di no, perché ogni ora – dicono – deve essere fatta al tempo che le corrisponde.
Sì, capisco, hanno ragione. Tuttavia se a mezzogiorno io salto il pranzo perché non ho tempo di mangiare, cerco di ricuperare anche se non è più mezzogiorno.
Inoltre per la liturgia delle ore: dal momento che è la preghiera della Chiesa non è sbagliato congiungersi spiritualmente con quelli che in altra parte dell’emisfero stanno santificando quel momento della giornata.

Ti ringrazio molto per le preghiere che mi hai assicurato, in particolare per il ricordo nel Santo Rosario.
Contraccambio volentieri e ti benedico.
Padre Angelo