Che cosa può dirmi sul rapporto tra Chiesa e illuminismo

Che cosa può dirmi sul rapporto tra Chiesa e illuminismo

Gentile Padre Angelo,
sono uno studente universitario alle prese con una ricerca sul rapporto tra Chiesa ed illuminismo.
Su internet non riesco a trovare molte informazioni utili e, le poche che ci sono, insistono quasi esclusivamente sul deismo/teismo e sul principio di razionalità che caratterizza il secolo dei lumi.
Potrebbe gentilmente indicarmi qualche materiale in cui vi è specificato soprattutto l’atteggiamento che l’istituzione Chiesa ebbe nei confronti della filosofia illuministica?
La ringrazio per la sua disponibilità, cordiali saluti.


Carissimo,
ti riporto quanto due storici della Chiesa (K. BIHLMEYER E H. TUECHLE) dicono sull’illuminismo in generale.

1. “L’illuminismo: origine e diffusione in Inghilterra, in Francia e in Italia.
Il medioevo era stato nel suo insieme un’epoca di fede inconcussa; solo dopo il suo tramonto, nell’epoca del rinascimento e delle riforme andò diffondendosi un notevole rallentamento della solida compagine dei legami dogmatici ed ecclesiastici.
Anche i riformatori protestanti, pur combattendo la vecchia chiesa sotto il vessillo dell’individualismo religioso, tennero fede coi loro seguaci ai dogmi fondamentali del cristianesimo. La coscienza pubblica era ancora tutta penetrata di mentalità cristiana. Ma un po’ alla volta, quando, col tramonto delle guerre di religione e l’affievolirsi delle controversie dogmatiche, sorsero nelle scienze naturali e nella filosofia tante cognizioni nuove rivoluzionatrici dell’immagine tradizionale del mondo che conquistarono largamente gli spiriti, allora cominciò a diffondersi tra molti intellettuali lo spirito di critica, di indifferentismo e di dubbio circa le verità rivelate.
Il vacuo moralismo di certi umanisti, la negazione dell’autorità ecclesiastica per parte dei riformatori protestanti, il principio della libera indagine propugnato dagli stessi e dai loro seguaci, si svilupparono nelle loro logiche conseguenze.
In un primo tempo la nuova mentalità, definita dai suoi stessi propagatori come illuminismo mantenne ancora una certa moderazione e non si mostrò direttamente ostile alla fede.
Ma in seguito passò a combattere direttamente la religione rivelata, professando un completo indifferentismo religioso, il razionalismo, l’agnosticismo, il naturalismo e il materialismo.
Questo processo di secolarizzazione investì non soltanto la religione e la morale, ma influenzò naturalmente anche tutti i settori della vita culturale e spirituale, come la dottrina statale e la politica, il diritto, l’ordine sociale ed economico, la pedagogia e l’educazione. In tutti questi campi d’ora in poi dovevano dominare come norma autonoma e regola esclusiva solo la «ragione» e la «natura». Fu eretta sul trono la «religione naturale»; l’individuo che pensa e agisce in modo autonomo è d’ora innanzi il creatore cosciente di tutte le forme di esistenza.
L’origine vera e propria dell’illuminismo va ricercata in Inghilterra nel Seicento; di là esso si diffuse in Francia e poi in gran parte d’Europa specialmente in Germania e in Italia.
Questa evoluzione dello spirito europeo, in quanto tende a corrodere e a distruggere la religione rivelata è senza dubbio un fatto funesto e deplorevole; tuttavia non si può negare che essa portò, direttamente o indirettamente, notevoli progressi alla cultura umana.
L’indirizzo umanitario dei filosofi illuministi contribuì notevolmente al definitivo superamento del grave malanno della stregoneria e sue repressioni, all’abolizione della servitù della gleba e al mitigamento della cruda prassi processuale (abolizione della tortura); tolse di mezzo (sia pure andando spesso al di là del segno) certe idee e consuetudini superstiziose e condusse una lotta vittoriosa contro la diffusa mania del miracoloso e la facile creduloneria in cose religiose.
Esplicò inoltre un influsso fortissimo sul sistema di educazione e di istruzione avviando delle riforme degli studi consone ai tempi.
Infine si può registrare come frutto dell’illuminismo, oltre l’emancipazione degli Ebrei, anche la tolleranza statale verso le confessioni religiose dissidenti, atteggiamento che dopo sì profonda divisione della cristianità e dopo tanti tentativi vani di soggiogare l’avversario doveva finalmente venir adottato nei paesi di confessione religiosa mista.
Nel settore giuridico-statale il suo primo documento di notevole importanza fu la costituzione degli Stati Uniti dell’America Settentrionale (1787, 1791)” (Storia della Chiesa, III, §.191,1).

2. I mali più gravi l’illuminismo li operò in Francia. Esso fece del Settecento il secolo «più anticristiano e meno francese della storia di Francia» (F. Brunetière). Il movimento fu favorito non poco dal raffreddamento portato dal giansenismo nella vita religiosa degli intellettuali e ricevette potente incentivo dall’immoralità e dalla frivolezza dominanti alla corte di Versailles e nelle sfere superiori in generale. Il clero, parzialmente coinvolto anch’esso nel processo di corruzione, non seppe contrapporre una resistenza sufficiente all’onda dell’incredulità; la teologia, dopo la fioritura del Seicento, si trovava ora in un periodo di fiacchezza e di decadenza.
Il primo impulso al razionalismo venne dato dalla critica dissolvitrice applicata alle verità della fede cristiana e alla Chiesa dell’ugonotto Pierre Bayle (m. 1706) nel suo consultatissimo «Dictionnaire historique et critique» (1695/97).
Il barone Charles de Montesquieu (m. 1755) nelle sue «Lettres persanes» (1721) mise in derisione con l’arma di uno scherno geniale le condizioni politiche, sociali e religiose dell’ancien régime. Con la sua opera principale «De l’esprit des lois» (1748), in cui prese a modello il costituzionalismo inglese, egli divenne il padre del pensiero politico liberale moderno.
Nella seconda metà del Settecento la mentalità anticristiana dei «libres penseurs», degli «esprits forts» di Francia penetrò in circoli sempre più vasti, specialmente della nobiltà e della borghesia intellettuale.
La diffusione fu favorita assai dal fatto che molti esponenti dell’illuminismo esplicarono una straordinaria capacità letteraria. Diderot (m. 1784) e d’Alembert (m. 1783) pubblicarono una nuova grande enciclopedia delle scienze, arti e mestieri in 28 volumi più sette volumi di supplemento (Parigi 1751-80) che esponeva l’intero scibile del tempo, però in una luce di critica demolitrice. Da questa iniziativa a cui collaborarono quasi tutti i principali esponenti dell’illuminismo francese, essi vengono designati generalmente col nome di enciclopedisti. Fra di essi assume un posto eminente Voltaire (m. 1778), scrittore geniale, ma senza carattere. In occasione di un soggiorno in Inghilterra (1726-29) aveva abbracciato il deismo, che egli coscientemente volle spogliare di ogni legame col cristianesimo e la Chiesa: in numerosi scritti egli versò il suo scherno cinico su quanto vi è di nobile e di elevato. Il suo motto fu «Ecrasez l’infâme» (cioè la Chiesa «intollerante»). Altri francesi che divulgarono più o meno l’ateismo e il materialismo furono de Lamettrie (m. 1751; «L’homme machine», Helvétius (m. 1771; «De l’esprit», 1758), e un assiano immigrato in Francia, il barone von Holbach (m. 1789; «Système de la nature», del 1770, in certo qual modo «la bibbia» dell’ateismo).
Minore ostilità contro la rivelazione manifestò Jean Jacques Rousseau (m. 1778), oriundo d’una famiglia ugonotta di Ginevra, ma che si professò per qualche tempo (1728-54) almeno esteriormente come cattolico. Egli ha il merito di aver rivendicato di fronte all’unilaterale esaltazione della ragione, l’importanza che hanno nell’uomo, anche per la religione, le forze del sentimento. D’altro canto però anch’egli è un assertore convinto dell’illuminismo e del naturalismo. La sua professione di fede contiene, come unici dogmi, Dio, la libertà e l’immortalità; la vera religione è per lui l’amore al bello e al buono. Questo cristianesimo «naturale», depurato da «malintesi» e da dogmi fu da lui esposto in parecchi scritti (specialmente La nouvelle Héloïse, 1761; Emile ou de l’éducation, con la Professione di fede di un vicario savoiardo, 1762; e Confessions, 1770-78). Nello scritto «Du Contrat social ou principes du droit politique» (1762) propugnò con convinzione ardente le idee della sovranità popolare e della democrazia, esercitando un influsso enorme sulla riorganizzazione sociale e statale della nuova Europa. Rousseau e altri scrittori illuministi gettarono i fondamenti teoretici della grande rivoluzione francese e prepararono le parole d’ordine incendiarie che, afferrate più tardi dai capi, attrassero le grandi masse nel movimento.

3. L’illuminismo italiano è ispirato largamente a quello di Francia. Particolari indirizzi attinge dal sensismo di Condillac (che soggiornò a Parma dal 1758 al ’67), dall’empirismo lockiano e dalla tradizione sperimentale risalente a Galilei e a Newton. Non gli manca così una fisionomia propria: è più equilibrato, meno astratto, meno razionalista, più aperto a una considerazione storica e in genere anche meno radicalmente avverso alla religione positiva, sebbene abbastanza spesso anticlericale e antipapale, fautore del giurisdizionalismo e dell’assorbimento di tutta l’organizzazione «temporale» della vita ecclesiastica nelle mani dello stato. L’interesse predominante è rivolto più che ai problemi teoretici alle questioni sociali, economiche, giuridiche e politiche. Una mentalità utilitaristica e opportunistica guida anche l’illuminismo italiano a considerare ogni attività umana, compresa quella religiosa, in funzione del maggior benessere umano; ma tale benessere non è concepito come un insieme di valori puramente razionali, bensì piuttosto come una maturazione storica di civiltà.
Più vicino all’illuminismo francese, anche nell’aspetto divulgativo, è quello dei circoli lombardi, rappresentato tra l’altro dal penalista ed economista Cesare Beccaria (m. 1798; «Dei delitti e delle pene», 1764) e dai pubblicisti Pietro (m. 1797) e Alessandro (m. 1816) Verri.
Ricco di pensatori originali è l’illuminismo napoletano su cui si proietta potentemente l’eredità spirituale di G. B. Vico (m. 1744).
Degni di nota sono qui specialmente i cultori di economia politica come Antonio Genovesi (m. 1769), Ferdinando Galiani (m. 1787), Gaetano Filangieri (m. 1788); sostenitore ancora più ardente del giurisdizionalismo è lo storico Pietro Giannone (m. 1748), crudo razionalista per quanto riguarda la religione; di altro indirizzo invece sono Nicola Spedalieri (m. 1795), contrario al despotismo illuminato, intento ad accostare la Chiesa con le idee democratiche e Mario Pagano (m. 1800) che rivede la concezione sociale di Rousseau sulla base del pensiero del Vico” (Storia della Chiesa, III, § 191,3.4).

4. In Germania l’illuminismo è stato abbastanza devastante.
I nostri due autori dicono che vi era un numero elevato fra il clero e fra i laici colti che erano inclini all’illuminismo. “Costoro erano ben poco benevoli per il soprannaturale e per una vita ecclesiastica più fervorosa, diluivano dogma e morale e aprivano la via all’indifferentismo”.
“Non c’è dubbio che l’illuminismo recò grave danno al pensiero e alla vita religiosa-ecclesiastica nella Germania cattolica, tanto più che le conseguenze di esso rimasero attive fino in pieno Ottocento.
Sarebbe tuttavia erroneo scorgervi soltanto lati negativi da rigettare.
Come l’illuminismo in genere ha una parte non trascurabile nel progresso statale e culturale, così l’illuminismo cattolico, nella Germania meridionale e occidentale, ha i suoi lati buoni e consolanti.
Un giudizio moderato insinua già la circostanza che anche alcuni uomini sicuramente ortodossi e devoti alla Chiesa ne condivisero certe aspirazioni. Non era ingiustificata la lotta contro l’esteriorità e il formalismo religioso, contro un metodo d’insegnamento teologico ormai cristallizzato, contro la superstizione diffusa, la credulità nella magia e nelle streghe e la smania del miracoloso; con buone ragioni si cercava di promuovere una partecipazione attiva e comprensiva del popolo alle funzioni sacre, si sollecitava una diminuzione dei giorni festivi troppo numerosi, e mediante la fondazione di nuove parrocchie si cercava di fare un passo avanti nell’organizzazione della cura d’anime. Ancora più apprezzabile è quanto si fece allora per il miglioramento della scuola (che tuttavia fu ora assoggettata direttamente all’autorità statale e fu considerata «cosa politica»), per l’incremento della pedagogia e della didattica e per il perfezionamento dell’insegnamento catechistico.
Fra gli illuministi moderati, per esempio nella diocesi di Costanza sotto Wessenberg, vi furono numerosi sacerdoti di spirito ottimo, che onorarono il loro ministero come pastori zelanti, buoni predicatori, catechisti eccellenti.
Delle scuole superiori cominciarono le scuole monastiche dei Benedettini e di alcuni altri ordini ad adeguarsi alle esigenze del tempo dando maggior peso alle scienze positive e alla storia, raggiungendo talora risultati molto cospicui; in genere si manifestò una maggior comprensione per il valore delle scienze naturali moderne.
Fu avviata anche la tanto necessaria riforma degli studi teologici, che avevano perduto il contatto vivo con il grande passato e con il proprio tempo; la riforma teresiana degli studi portò qualche utile innovazione e ricondusse maggiormente alle fonti della teologia positiva.
Nel complesso si può dire che verso la fine del nostro periodo già si manifestavano in Germania i primi indizi di un rinnovamento religioso e di una restaurazione cattolica” (Storia della Chiesa, III, § 195,3).

Ecco qualche cosa su quanto mi hai chiesto.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo.

Di |2018-09-27T23:42:05+00:0004 novembre 2018|Un sacerdote risponde - Varie - Storia|