Quesito

Gentile Reverendo Padre Angelo Bellon
Le pongo una domanda sulla certezza della salvezza data dalla Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù.

Che sicurezza di salvezza dà la Grande Promessa riguardo morte in stato di Grazia di Dio per coloro che si comunicano i primi venerdì del mese?
Ho letto che dia la certezza morale della salvezza, ma non la certezza assoluta. Questo perché c’è di mezzo il libero arbitrio della persona ed inoltre il Concilio di Trento, nel decreto sulla giustificazione, insegna che non è possibile avere la certezza assoluta della perseveranza finale, di essere nel numero di coloro che alla fine si salveranno.
Tuttavia non mi è chiara la distinzione tra certezza assoluta e certezza morale.
Se una persona si comunica per tutti i 9 Venerdì in maniera corretta con l’intenzione di non fare mai peccati gravi per tutta la vita, escludendo quindi la presunzione che renderebbe nulla la pratica, che vuol dire avere la certezza morale della Salvezza? Può stare tranquillo? Non potrebbe darsi che dopo aver fatto correttamente la pratica prescritta poi uno si danni perché poi con il suo libero arbitrio rifiuta tutte le Grazie che Dio gli manda?

La ringrazio in anticipo della risposta, per la sua gentilezza e la sua pazienza.
Sarò felice di ricordarla nelle mie preghiere, in particolare durante la Santa Messa.
Rinnovo i miei più vivi complimenti per il sito e per il servizio che svolge.
Distinti Saluti.
Marchesini


Risposta del sacerdote

Caro Marchesini,
la differenza tra certezza assoluta e certezza morale è la seguente:
La certezza assoluta è quella matematica, quella per la quale due più due fa quattro e farà sempre quattro senza eccezione alcuna.
La certezza morale invece è quella che si osserva nella maggior parte dei casi (nell’ut in pluribus), ma in alcuni pochi (nell’ut in paucioribus) vi può essere eccezione.
Ad esempio: devo andare in una determinata località e so che per arrivarvi si impiega normalmente mezz’ora di macchina. Per essere sicuro di arrivare in tempo, mettendo in conto eventuali imprevisti, parto un’ora prima o anche più.
Ma per strada c’è stato un pauroso incidente, per cui tutto il traffico è bloccato per ore e ore.
In questo caso, se uno arriva in ritardo, non può essere accusato di negligenza, perché non poteva far conto di tutti gli imprevisti possibili e immaginabili. Ha tenuto conto invece degli imprevisti che possono succedere nella normalità dei casi.
Altro esempio. Uno per telefono dice: certamente sarò lì tra mezz’ora al massimo. Ma poi per strada rimane vittima di un incidente, sicché al luogo di destinazione non arriva più.
Ebbene, la certezza di arrivare era una certezza morale, quella che si verifica nella maggior parte (nell’ut in pluribus) dei casi. Ma si sa in partenza che in alcuni pochi casi (nell’ut in paucioribus) può esserci un imprevisto tragico.

Venendo al nostro problema:
la certezza della salvezza, supposta la volontà di rimanere fedeli al Signore, è una certezza morale, nella speranza di essere fedeli fino alla fine.
E tuttavia, dal momento che anche chi fa la pratica dei primi nove venerdì del mese rimane libero, può succedere che il libero arbitrio e le passioni possano giocargli dei brutti scherzi.
Se fosse diversamente, la pratica diverrebbe una pratica superstiziosa.
Per questo tutti devono rimanere sempre vigilanti, secondo l’ammonimento di San Paolo: “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12).

Ricambio volentieri il ricordo nella Santa Messa.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo