Caro Padre Angelo, buon pomeriggio,
mi chiamo …. e sono una ragazza di … anni. Avrei bisogno di porle alcune domande riguardanti un argomento a me molto doloroso e imbarazzante, la masturbazione, sperando di poter ricevere chiarimenti da parte sua. Sono sempre stata una ragazza molto attenta a ciò che faceva, sia da un punto di vista verbale, come ad esempio il non uso delle parolacce, sia da un punto comportamentale, cercando di avere il massimo rispetto della mia persona e del mio corpo.
Per motivi che non sto a descrivere ogni tanto, anche se con molto tempo di distanza, cado nella masturbazione.
Dopo il fatto però mi sento malissimo, mangiata dal senso di colpa e dalla paura di allontanarmi del tutto da Dio (la mia paura più grande). Tengo molto alla mia fede e al giudizio di Dio e questa situazione mi fa stare molto male.
Sapendo che la masturbazione è un peccato mortale, volevo sapere se era possibile redimersi del tutto da questo peccato senza lasciarlo come un marchio sulla mia anima e sopratutto come posso riavvicinarmi a Cristo senza provare imbarazzo e vergogna della mia persona. Alcune volte penso che non sono degna neanche di essere una credente, e di poterlo pregare.
Spero di essere stata il più chiara possibile, aspetto sua risposta. Che Dio la benedica!


Carissima,
1. ti domando anzitutto scusa per il grave ritardo con cui ti rispondo, ma solo oggi sono giunta alla tua mail.

2. Venendo al merito di quanto mi chiedi è possibile passare ad una vita di purezza senza che sia lasciato il marchio della vita passata ad una condizione: che si venga confermati in grazia.

3. La confermazione in grazia consiste in una certa impeccabilità derivante dal grande grado di amore per il Signore e anche da una particolare assistenza divina.

4. Alcuni Santi hanno ricevuto questo dono.
Ma in genere non l’hanno acquisito da un momento all’altro, passando da uno stato di impurità a quello di un vita perfettamente casta.
Si è trattato del coronamento di una vita già casta.
Così è stato ad esempio per Santa Faustina Kowalska, alla quale il Signore ha assicurato che nella vita precedente non aveva mai mancato gravemente in questa virtù.
Oppure come avvenne anche nella Beata Caterina da Racconigi, domenicana, di cui mi piace riportare il seguente stralcio tratto dalla sua vita scritta nientemeno che da San Giovanni Bosco.
L’italiano è dell’ottocento, ma pienamente comprensibile:
“In questi sospiri e preghiere trattenendosi le apparve Gesù con volto benigno, e le disse: «Non temere perché io son teco». A quelle parole si riebbe Caterina, e piena di santa allegrezza si gettò a’ suoi piedi dicendo: O mia Speranza, o sommo refrigero dell’anima mia, perché mai mi lasciaste sì lungo tempo in tanti pericoli, ed in sì fatte angustie e tormenti? Io mi trovava poc’anzi in un mar tempestoso senza vele e senza remi. Ohimè! che dubito di essere caduta in qualche peccato». A cui rispose il benignissimo Salvatore: «Sta di buon animo, perché non sei caduta dalla mia grazia. Io che mi fo chiamare la tua speranza non ti ho mai abbandonata, ma abitava nel fondo del tuo cuore, confermando la tua volontà nel santo proposito di essere sempre vergine». Allora Caterina piangendo di contentezza disse: «O mia Speranza, che io non sia caduta vi ringrazio, perché questo non fu per mia virtù, ma per vostro dono. Vi prego adunque che per lo innanzi mi mandiate la morte, o qualunque altra afflizione che più vi piaccia piuttosto che lasciarmi cadere in consentimento di peccato mortale. Inoltre, mio Signore, vi prego che mi liberiate da questa brutta tentazione». Gesù le rispose: «Colloca in me ogni tua speranza, ed io ti libererò da ogni pericolo dell’anima e del corpo».
Mentre Gesù così parlava ecco comparire due angeli, i quali con un cingolo di bianchezza celeste cinsero i fianchi di Caterina dicendole: «Da parte di Dio ti circondiamo col cingolo della castità, che non si scioglierà giammai». D’allora in poi non fu mai più molestata da stimolo di carne, o da turbazione di mente per questa cagione, anzi pareva che diffondesse il dono della castità a tutti quelli che avevano la fortuna di parlare con lei. Sentendosi così fuori da ogni pericolo di cadere ella più volentieri si tratteneva con quelli che avevano bisogno del suo aiuto” (Giovanni Bosco, Opere edite, XIV, pp. 56-58).

6. Il teologo domenicano A. Royo Marin, la cui autorevolezza è fuori discussione, afferma che la purezza “si giunge a praticarla con perfezione solo a prezzo di una continua vigilanza e severa austerità” (Teologia della perfezione cristiana, n. 334).

7. Precedentemente aveva presentato i rimedi all’impurità.
Te li indico in maniera succinta e non nell’estensione della sua presentazione:
– mortificarsi nelle cose lecite
– amare la sofferenza e la croce
– combattere l’ozio
– fuga delle occasioni pericolose
– considerare la dignità del cristiano
– considerare il castigo del peccato
– il ricordo della passione di Cristo
– l’orazione umile e perseverante
– la devozione filiale a Maria
– la frequenza ai sacramenti

8. A proposito di quest’ultimo rimedio ecco come lo presenta:
“È il rimedio più sicuro ed efficace contro ogni specie di peccato, soprattutto contro gli assalti della concupiscenza.
La Confessione non solamente cancella le mancanze passate, ma ci dà forze ed energie onde preservarcene in futuro. L’anima che si sente schiava dei vizi della carne deve accorrere anzitutto a questa fonte di purificazione, regolando la frequenza delle sue confessioni secondo le forze di cui ha bisogno per non cadere, non per sollevarsi dalla colpa dopo la caduta. È errata l’abitudine di accostarsi al sacramento solo dopo che si è registrata la caduta; così facendo non si giungerà mai all’estirpazione dell’abito vizioso, anzi esso andrà sempre più radicandosi, per la ripetizione degli stessi atti. È necessario prevenire le cadute, avvicinandosi al sacramento della penitenza ogni qualvolta l’anima avverte che sta calando di forze e non si sente più sicura di ricacciare la tentazione. Se, per conseguire la stabilità spirituale, agli inizi lo si ritiene necessario, non bisogna esitare a confessarsi anche due o tre volte alla settimana. Né si pensi di esagerare. Non si è mai troppo solleciti quando si tratta di liberarsi dalla schiavitù del peccato e incominciare a respirare l’aria pura della libertà propria dei figli di Dio.
Sarà di grande utilità avere un confessore fisso al quale manifestare tutta la nostra anima e dal quale ricevere l’aiuto e il consiglio. Il dover sempre rendere conto della propria anima allo stesso confessore impedisce i voli dell’immaginazione e frena l’impeto delle passioni.
La S. Comunione ha un’efficacia sovrana contro le concupiscenze della carne, poiché in essa riceviamo, vero e reale, l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. La sua anima santissima trasmette alla nostra le grazie di fortezza e di resistenza contro il potere delle passioni. La sua carne purissima a contatto con la nostra peccatrice la spiritualizza e divinizza. Non per nulla l’Eucaristia è stata chiamata il pane degli angeli e il vino che genera i vergini. I giovani, soprattutto, necessitano di questo divino rimedio. L’esperienza nella direzione delle anime mostra chiaramente che non c’è nulla di tanto utile ed efficace per mantenere un giovane nella temperanza e nella castità quanto la Comunione frequente e quotidiana” (Teologia della perfezione cristiana, n. 175).

Prova a cominciare da quest’ultimo rimedio, che presto o tardi si porterà dietro anche tutti gli altri.
Ti assicuro il mio ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo