Buona sera padre Angelo,
Ho 30 anni, mi definirei un “essenzialità” nel senso che non accetto facilmente i compromessi della vita e cerco quella famosa verità che renderà liberi.
Due anni fa decisi di uscire dalla famiglia per andare a vivere da solo. Mi sono chiesto se stavo in realtà fuggendo dai genitori, ma mi dissi di no.
Cercavo di mettermi alla prova perché la vita comoda mi stava rendendo pigro. Ho provato diverse esperienze di volontariato, anche la gi.fra, ma dopo tutte queste, ho capito che mi interessa rimanere legato al piccolo mondo parrocchiale, con oratorio grest catechismo ecc. piuttosto che le grandi associazioni.
Mi sono trasferito in un paese di collina. Non sono mai stato interessato all’amicizia, ho sempre creduto nell’amore. Prima di iscrivermi all’universitá ho pregato molto per prendere LA decisione giusta per Dio, ora mi ritrovo a fare  mestieri che non c’entrano con gli studi. Ma pazienza, non saró stato capace di ascoltarlo.
Ho pregato di conoscere LA ragazza giusta, con valori cristiani ma ancora niente. Ma su questo punto non voglio dire pazienza, non voglio accontentarmi sul tema amore. Eppure inizio ad avere paura, come Pietro sulla barca.
Quando avevo 20 anni mi ero interrogato anche sulla vocazione sacerdotale, ma son sempre rimasto convinto che avrei desiderato formare una famiglia. Le chiedo pertanto se basta pregare il Padre nostro con piú fede o se serve molto altro per capire il senso della propria vita. Preferirei risposta privata a meno che lei non giudica questo sfogo utile per altri.
La ringrazio,


Carissimo,
1. non entro nel merito che tu sia andato a vivere fuori casa e neanche sull’interrogativo che ti sei posto quando avevi vent’anni se per caso il Signore non ti chiamasse al sacerdozio.
Sebbene debba precisare che la vocazione al sacerdozio non ce l’hanno solo quelli che non sentono attrazione per la famiglia.
In noi, come ho già ricordato altre volte, sono latenti pluralità di vocazioni.
La vocazione alla famiglia è la prima e la più naturale.
Ma insieme con essa ne possono comparire altre.
A questo punto si impone la necessità del discernimento e di esaminare se si tratta di velleità o se ci sono le premesse indispensabili perché si possa parlare di autentica vocazione.

2. A parte dunque questo discorso, desidero sottolineare che la vita all’interno della parrocchia – soprattutto se questa è attiva nell’ambito educativo tra i ragazzi e tra i giovani – e comunque la vita nell’associazionismo cristiano fornisce l’occasione più comune per formare coppie cristiane, contente di condividere i medesimi valori e le medesime esperienze.
In genere solo in pochi casi ci si trova di fronte a giovani che pur impegnandosi nella vita della comunità o del gruppo non sentono attrazione particolare né per il matrimonio né per la vita religiosa o per il sacerdozio.
Si può diventare santi e trovare autentica realizzazione di sé anche rimanendo celibi.
Ma non è questo il tuo caso, perché avverti la vocazione a formare una famiglia.

3. Mi domandi se per capire il senso della propria vita sia necessario pregare il Padre nostro con piú fede oppure se serva molto altro.
La risposta è semplice: servono tutte e due le cose.
È necessario anzitutto pregare con più fede il Padre nostro, pregandolo sia direttamente sia ricorrendo alle altre mediazioni che Egli stesso ci offre per essere maggiormente stabiliti nel bene.
Tra queste mediazioni la prima senza dubbio è quella della Beata Vergine Maria, che la Chiesa riconosce in quel bel versetto del libro del Siracide: “Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza” (Sir 24,18).
La preghiera è un mezzo di ordine soprannaturale che porta Dio nella nostra vita. E insieme con Dio vengono a noi la sua luce, la sua potenza salvatrice, la sua amorosa provvidenza.
Tra queste mediazioni c’è anche quella del tuo Angelo custode.
Come non ricordare che l’Angelo apparso a santa Caterina Labouré (quella della medaglia miracolosa) le aprì materialmente tutte le porte fino a farla incontrare la Beata Vergine Maria? Era il suo Angelo custode:
Senza dire di san Giuseppe, patrono della famiglia e di altri Santi.

4. E poi evidentemente ci sono le molte altre cose, alle quali fai riferimento.
Tra queste la vittoria su se stessi e sui propri difetti per sapersi rendere amabili.
L’antico filosofo Aristotele, molto commentato da San Tommaso d’Aquino, diceva che “né i vecchi, né i burberi, poi, sembrano essere atti all’amicizia; infatti v’è poco in essi che riguarda il piacere, e nessuno può passare la giornata con chi è portato ad addolorarsi o con chi non è piacevole; infatti la natura sembra fuggire soprattutto ciò che è doloroso e perseguire ciò che è piacevole” (aristotele, Etica Nicomachea, VIII, 5, 1157a).

5. Tra le molte altre cose, oltre l’amabilità, sono indispensabili le virtù morali, come l’onestà, la maturità della persona, la fedeltà al proprio dovere, la laboriosità.
Senza dire, evidentemente, della limpidezza morale frutto della grazia santificante e della pratica della vita cristiana
Quando ci sono questi beni ci si trova di fronte ad una persona sulla quale si può contare.
La donna di ieri, come quella di oggi e anche di domani, sente il bisogno di coprirsi della protezione di un uomo di tal genere ed è contenta di donarsi ad uno come lui.

Ti assicuro la mia preghiera perché il Signore ti aiuti in questa grande impresa.
Da un punto di vista umano è la più grande della tua vita terrena.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo