Quesito

Caro Padre Angelo,
una mia amica che si è convertita da poco è andata a confessarsi perchè non era andata a messa di domenica e riteneva di aver commesso un peccato mortale, pertanto non aveva ritenuto di poter fare la comunione.
Ebbene il sacerdote le ha detto che avrebbe potuto farla perchè non andare a messa è peccato grave, ma non mortale. Non ho mai sentito questa distinzione. Ho sempre saputo che esistono i peccati mortali e quelli veniali: per i primi è obbligatorio confessarsi, per i secondi si può anche dire un atto di dolore perfetto.
Io sono certa che non andare a messa di domenica è un peccato mortale anche perchè viola il terzo comandamento.
Gradirei conoscere la sua opinione. Esiste questo tertium genus o ormai ognuno racconta quello che vuole?
Grazie.
Giusi


Risposta del sacerdote

Cara Giusi,
1. premetto subito che non ti riferisco la mia opinione, ma la dottrina della Chiesa.
La mia opinione conta poco. Sono qui a rendere un servizio alla Chiesa, non a me stesso.
La mia opinione, poi, è del tutto conforme al pensiero della Chiesa.

2. Giovanni Paolo II, nell’esortazione post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, ha voluto ricordare che nella dottrina della Chiesa il peccato grave si identifica col peccato mortale.
Ecco le sue testuali parole: ““Durante l’assemblea sinodale è stata proposta da alcuni padri una distinzione tripartita fra i peccati, che sarebbero da classificare come veniali, gravi, e mortali. La tripartizione potrebbe mettere in luce il fatto che fra i peccati gravi esiste una gradazione. Ma resta sempre vero che la distinzione essenziale e decisiva è fra peccato che distrugge la carità e peccato che non uccide la vita soprannaturale: fra la vita e la morte non si dà via di mezzo…
Perciò, il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (RP 17).

3. Come vedi il Papa ha voluto salvare una certa distinzione, per dire che non tutti i peccati mortali sono della medesima gravità. Ammazzare una persona è ben peggio che saltare la Messa la domenica. Ma questo non rende veniale il trascurare la santificazione delle feste.
C’è graduazione nei peccati gravi: ma sono tutti mortali.
Il papa è intervenuto per dissipare il dubbio insinuato da qualcuno e in maniera molto netta ha affermato che nella dottrina (la dottrina della Chiesa non ha ribaltoni) e nella prassi pastorale (qui ricorda il valore vincolante della Tradizione: si è sempre pensato così), il peccato grave si identifica col peccato mortale.
È stato chiarissimo. Più di così non poteva.
Non esiste pertanto una terza specie (genus) di peccato, perché tutti i peccati gravi sono mortali e tutti i peccati mortali sono gravi

4. Il confessore in questione ha dunque sbagliato e ha indotto nell’errore un fedele.
Il fatto è certamente molto grave. Chissà quanti ne altri ne avrà indotti!
Non sarebbe meglio anche per il confessore conformarsi alla dottrina della Chiesa di cui ha accettato di essere fedele ministro?

5. La Chiesa ha sempre pensato che trascurare per negligenza la santificazione della festa sia un peccato grave, e cioè mortale.
Ecco che cosa dice il proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica: “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti o ne siano dispensati dal loro parroco)” (CCC 2181) e che “coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave” (ib.).

6. Nell’Antico Testamento la trasgressione del sabato veniva punita con la pena di morte.
Il Concilio di Elvira del 300 stabiliva che “chi abita in città e non viene alla Chiesa per tre domeniche, deve essere escluso per un certo tempo, in modo che appaia che è stato ripreso” (can. 21). In altre parole: veniva scomunicato per un certo tempo.
Ciò significa che fin dal quarto secolo la mancata osservanza del terzo comandamento era considerata peccato mortale.

7. Infine, anche se si volesse tenere la distinzione tra peccato grave e mortale (cosa sbagliata, come si è detto), l’amica che ha trascurato di santificare la festa non poteva fare la S. Comunione.
Ecco che cosa dice il Codice di diritto Canonico: “Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al corpo e al sangue del Signore senza premettere la confessione sacramentale” (can. 916).
Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ecclesia de Eucaristia: “si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale” (Ecclesia de Eucharistia 36).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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