Quesito

Caro Padre Angelo,
discuto spesso con un amico non credente. Ultimamente abbiamo parlato della “legge morale naturale”, un tema cui mi sono approcciato leggendo “Il cristianesimo così com’è”, di C. S. Lewis.
Il mio amico nega l’esistenza di una legge morale connaturata alla natura umana, usando questo ragionamento: “se esistesse una morale davvero naturale, diciamo istintiva, noi tutti dovremmo sentirci in colpa subito dopo aver commesso un’azione moralmente sbagliata, invece molte persone commettono il male senza per questo provare rimorso, mentre altre ancora nemmeno si rendono conto di commetterlo, magari per motivi psicologici o dovuti al contesto sociale in cui sono cresciuti”. Cosa posso rispondere a questo amico?
un caro saluto
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. la legge naturale si manifesta nella nostra coscienza a diversi livelli.
C’è un primo livello presente indistintamente in tutti gli uomini e abbraccia i primissimi principi della morale, come ad esempio: fai il bene ed evita il male, tralasciando per ora se ciò che uno considera bene o male sia un vero bene o un vero male.
In ogni caso, anche chi fa il male, lo fa perché sotto qualche aspetto gli appare come un bene.
Poi vi sono altri principi che fluiscono dalle inclinazioni primordiali dell’uomo: ciò che provvede alla nostra auto conservazione lo chiamiamo bene. Togliere la vita ad una persona innocente lo chiamiamo male. E questo è un male per tutti, indipendentemente dalla cultura, dalla razza e dalla religione.
Ugualmente l’inclinazione a sposarsi o a formare delle amicizie la consideriamo un bene. Impedire ad una persona di sposarsi quando ha le carte in regola per farlo lo chiamiamo male. Questo è sempre stato considerato un male dovunque e dappertutto.
Similmente la persona ha il desiderio innato di conoscere la verità e di vivere in società. Sicché dire il falso ad una persona per ingannarla e danneggiarla è considerato male da tutti. Ugualmente è considerato male estromettere dal consorzio umano una persona senza adeguato.

2. Per san Tommaso d’Aquino questi primi principi della coscienza morale sono intatti in tutti gli uomini e in essi non vi può essere corruzione. Costituiscono il cosiddetto “zoccolo duro” della morale oggettiva.
A questo livello tutti avvertono in misura più o meno forte la bontà o la malizia di certi atti.
Ecco le sue precise parole: “Circa i primi principi, la legge naturale non può cancellarsi del tutto dal cuore dell’uomo a livello universale” (Somma teologica, I-II, 94, 6) e “la ragione umana non può sbagliare nella conoscenza astratta dei principi più comuni della legge naturale” (Ib., I-II, 92, 2, ad 2).

3. Queste prime conoscenze, tanto nel pensare quanto nell’operare, costituiscono il punto di riferimento per tutte le altre conoscenze.
Rileva S. Tommaso: “Ogni conoscenza specifica deriva da qualche conoscenza certissima nella quale non ci si può essere errore: è la conoscenza dei primi principi universali, alla luce dei quali vengono esaminate tutte le altre conoscenze, sono approvate tutte le cose vere e rifiutate tutte quelle false.
Se in tali verità potesse esserci qualche errore, allora nessuna certezza si potrebbe più avere in tutta la conoscenza successiva. Di conseguenza, anche per quanto riguarda l’attività umana, affinché si possa parlare di rettitudine, occorre ammettere qualche principio permanente che abbia una rettitudine immutabile, alla luce del quale tutte le opere vengano esaminate in modo tale che tale principio permanente resista a ogni male e consenta ogni bene. E questo principio è la sinderesi … perciò in essa non può esserci errore” (De Veritate, 16, 2).

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica è sulla medesima linea quando scrive: “La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo. Sempre risorge nella vita degli individui e delle società” (CCC 1958).

5. Ma oltre a questi principi primissimi, ve ne sono altri che vengono formati nella nostra coscienza. Fluiscono anch’essi dalla legge naturale, ma richiedono un certo ragionamento per poter essere compresi. Qui vi può essere errore a seconda dell’ignoranza di alcuni o anche dell’indurimento del loro cuore. Un esempio: la fornicazione, che consiste nell’unirsi sessualmente al di fuori del matrimonio tra persone non sposate, di per sé è un male. Ed è comprensibile a tutte le persone che ragionino un tantino sul significato del gesto, sulla responsabilità che vi è impegnata (la possibilità di diventare padre o madre) e sui diritti del nascituro, il quale reclama di avere genitori che si prendano cura di lui uniti in matrimonio). Ma per alcuni, del tutto inveterati nel vizio e dimentichi di qualsiasi altra considerazione, la fornicazione è solo un modo di divertirsi e di appagare le proprie passioni. Allora può succedere che alcuni addirittura si vantino di ciò che è male e considerino male il bene. San Paolo dice di alcuni: “hanno come dio il loro ventre e si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi” (Fil 3,19).

6. Su questa possibile deriva San Tommaso scrive: “Rispetto ai principi secondari, la legge morale può essere cancellata dal cuore dell’uomo o per ragionamenti sbagliati, il che avviene anche in campo speculativo… oppure per costumi perversi o per abiti operativi corrotti. Ecco perché per alcuni non erano considerati peccaminosi i latrocinii oppure come riferisce S. Paolo, certi vizi contro natura” (Somma teologica, I-II, 94, 6; I-II, 99, 2, ad 2). “La legge naturale può essere cancellata nei casi concreti quando la ragione dalla concupiscenza o da altre passioni è impedita di applicare il principio universale a un’azione particolare” (Ib., I-II, 94, 6); e ancora: “per le abitudini peccaminose tale conoscenza viene ad oscurarsi nell’agire concreto” (Ib., I-II, 99, ad 2). Per questo alcuni non provano rimorso per il male che fanno.

7. In questo secondo ambito tanto nei singoli quanto nelle collettività vi possono essere degli oscuramenti e non tutti la pensano nel medesimo modo. Ma di qui a negare l’esistenza del diritto naturale ce ne vuole. Del resto il ragionamento stesso che negare l’esistenza della legge naturale mostra che anche coloro che la negano partono da un principio certo e che reputano riconoscibile da tutti. Sicché, almeno implicitamente, riconoscono l’esistenza di principi primi da cui partire con assoluta certezza.

8. La divergenza di valutazioni si amplifica ulteriormente man mano che la conoscenza di determinati principi implichi successivi e approfonditi ragionamenti. Qui gli influssi culturali e sociali fanno sentire il loro peso e proprio per questo a volte ci si trova a concludere con l’espressione “quot capita, tot sententiae” (tante teste, tante valutazioni).

Mi auguro che il tuo interlocutore possa convenire su quanto ti ho scritto. In ogni caso, tanto per te quanto per il tuo interlocutore assicuro la mia preghiera e ambedue vi benedico. Padre Angelo