Tre domande su legge naturale, ripudio delle donne straniere nell’Antico Testamento e su pena di morte in San Tommaso

////Tre domande su legge naturale, ripudio delle donne straniere nell’Antico Testamento e su pena di morte in San Tommaso

Tre domande su legge naturale, ripudio delle donne straniere nell’Antico Testamento e su pena di morte in San Tommaso

Quesito

Gentile Reverendo Padre Angelo Bellon
La ringrazio infinitamente per le risposte precedenti.
Avrei delle ulteriori domande fa porle riguardo alla legge naturale di cui oggi si sente molto spesso parlare.
La legge naturale è la legge morale che ogni uomo può conoscere con la retta ragione, tale legge è iscritta nel cuore umano da Dio stesso, è valida sempre ed in ogni luogo. Dio stesso è il fondamento di questa legge i cui principi fondamentali sono riassunti nel Decalogo.
Tuttavia come può Dio dare ordini contro questa legge naturale, che Lui stesso ha posto nel cuore degli uomini, come quando ordinò al popolo ebraico di sterminare determinate popolazioni per castigarle? Oppure quando nella Bibbia Esdra ordinò di ripudiare le mogli straniere? Non è una contraddizione con l’assolutezza delle legge morale naturale valida sempre e dovunque?
A quali condizioni esattamente, secondo la dottrina morale della Chiesa, la pena di morte è in accordo con la legge morale naturale e quando non lo è? Secondo San Tommaso d’Aquino riteneva lecita la pena di morte nei confronti degli eretici ostinati, anche se non malfattori da un punto di vista civile, tuttavia è lecito affermare questo secondo il Magistero della Chiesa?
La ringrazio in anticipo delle risposte.
Sarò felice di ricordarla nelle mie preghiere.
Distinti Saluti.
Marchesini


Risposta del sacerdote

Caro Marchesini,
L’Antico testamento, sebbene sia Parola di Dio, non va letto come un prontuario di teologia morale.

1. Circa le guerre combattute facendo passare a fil di spada uomini, donne, vecchi, bambini e lattanti va tenuto presente quanto scrive G. Ravasi: ““È stato spiegato a più riprese dagli studiosi che questi limiti dell’Antico Testamento sono legati a un dato fondamentale della Bibbia. Essa non è una collezione di tesi teologiche e morali perfette e atemporali, come sono i teoremi in geometria, bensì è la storia di una manifestazione di Dio all’interno delle vicende umane. È dunque un percorso lento di illuminazione dell’umanità perché esca dalle caverne dell’odio, dell’impurità, della falsità e s’incammini verso l’amore, la coscienza limpida e la verità. Sant’Agostino definiva appunto la Bibbia come il libro della pazienza di Dio che vuole condurre gli uomini e le donne verso un orizzonte più alto” (I Comandamenti, p. 100).
Queste guerre sono interpretare come un castigo inflitto da Dio a determinate popolazioni a causa di gravi perversioni. Si legge nel libro della Sapienza: “Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa, perché compivano delitti ripugnanti, pratiche di magia e riti sacrileghi. Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di viscere in banchetti di carne umana, iniziati in orgiastici riti, genitori carnefici di vite indifese, tu li hai voluti distruggere per mano nei nostri antenati, perché ricevesse una degna colonia di figli di Dio la regione da te stimata più di ogni altra” (Sap 12, 3-7).
La Bibbia di Gerusalemme dice che il cannibalismo era praticato da alcuni popoli antichi (cfr. nota a Sap 12,5) e che qui ci si trova dinanzi a una specie di “taglione divino” (cfr. nota a Sap 11,4-14). E in realtà il testo sacro dice: “Perché capissero che con quelle stesse cose per cui uno pecca, con esse è poi castigato” (“per quae peccavit, per haec et torquetur”, Sap 11,16).
Il tema del contrappasso è ripreso diverse volte nella sacra Scrittura: “Perciò quanti vissero ingiustamente con stoltezza tu li hai tormentati con i loro stessi abomini” (Sap 12,23; cfr. anche 16,1; 18,4 e Gen 9,6; Gdc 1,6-7; 1Sam 15,23; 2 Mac 4,26; 13,8; Pr 5,22; ecc.).

2. Circa il ripudio delle donne straniere va ricordato che secondo la legge di Israele il matrimonio fatto con uno straniero era invalido. Pertanto secondo il diritto, più che mogli, erano sono conviventi.
Il loro ripudio equivale a tornare nella purezza legale.

3. A proposito della pena di morte, san Tommaso la dava per pacifica. Diceva che sotto il profilo civile era applicata per chi coniava monete false: “Infatti è ben più grave corrompere la fede, in cui risiede la vita delle anime, che falsare il danaro, con cui si provvede alla vita temporale. Perciò, se i falsari e altri malfattori sono subito messi a morte giustamente dai principi; a maggior ragione e con giustizia potrebbero essere non solo scomunicati, ma uccisi gli eretici, appena riconosciuti colpevoli di eresia” (Somma teologica, II-II, 11, 3).
Ma chi oggi commina la pena di morte per i falsari di monete?
Vedi dunque che ci troviamo in un contesto del tutto diverso!
E puoi notare anche che sebbene lo stato comminasse subito la pena di morte per i falsari, non così faceva la Chiesa. Infatti “alla Chiesa invece è presente la misericordia, che tende a convertire gli erranti. Essa perciò non condanna subito, ma "dopo la prima e la seconda ammonizione", come insegna l’Apostolo. Dopo di che, se l’eretico rimane ostinato, la Chiesa, disperando della sua conversione, provvede alla salvezza degli altri, separandolo da sé con la sentenza di scomunica; e finalmente lo abbandona al giudizio civile, o secolare, per toglierlo dal mondo con la morte” (Ib.).
Devi anche considerare che, nel Medio evo, il re o governante era garante della pace religiosa, e per questo come provvedeva alla pena di morte per tanti crimini, così provvedeva alla pena di morte anche nel caso di eresia ostinata.
Ma sul tema della pena di morte grazie a Dio vi è stata maturazione del pensiero sia sotto il profilo civile che sotto l’aspetto teologico.
Sul tema della pena di morte, pertanto, bisogna dire che san Tommaso appartiene al suo tempo.

Ti ringrazio delle preghiere promesse. Ci tengo.
Prometto di ricambiarle e ti benedico.
Padre Angelo