Talvolta mi capita di arrivare in ritardo a Messa; chiedo se ci sono regole che stabiliscono da quando comincia la gravità del peccato

////Talvolta mi capita di arrivare in ritardo a Messa; chiedo se ci sono regole che stabiliscono da quando comincia la gravità del peccato

Talvolta mi capita di arrivare in ritardo a Messa; chiedo se ci sono regole che stabiliscono da quando comincia la gravità del peccato

Quesito

Caro padre Angelo,
la ringrazio molto per il servizio che svolge sul sito, penso sia una fonte importante di crescita nell’amore della Verità per molti.
Alcune domeniche, poche ringraziando il buon Dio, mi è capitato di arrivare tardi alla Santa Messa e in un paio di volte ho rinunciato alla Santa Eucaristia e mi sono persino confessato perché ritenevo di aver mancato contro il precetto di santificare le feste.
Preciso che alcune volte ho tardato contro la mia volontà e che ritengo che con un po’ di impegno sia difficile arrivare tardi alla Santa Messa, ma in caso di ritardo quando si può considerare che la nostra partecipazione alla celebrazione sia valida.
Ricordo che mia madre sin da piccolo mi diceva che la Messa è valida se si arriva prima della proclamazione del Vangelo.
Esiste una regola? Se sì, può darmi alcune indicazioni?
La ringrazio e la saluto con stima.
Assicuro la mia preghiera per voi che svolgente un servizio al servizio della VERITA’.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
ti ringrazio anzitutto per la stima nei confronti del nostro sito.
Ti ringrazio ancora di più per la preghiera con cui sostieni il nostro servizio alla Verità, che è quanto dire il servizio a Gesù Cristo e alla sua causa.

1. Venendo adesso alla tua domanda, va detto anzitutto che la Riforma liturgica ha voluto mettere in risalto che la Messa consiste da sempre nella partecipazione alla mensa della parola e a quella del sacrificio.
Il Concilio di Trento, in opposizione ai protestanti che negavano il valore sacrificale della Messa, ha affermato che la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Inoltre, dal momento che la liturgia della parola era fatta in latino e a bassa voce (ad eccezione che per le Messe cantate), si diceva che per la partecipazione alla Messa era necessario essere presenti almeno dall’inizio dell’offertorio.
Ma dopo il Vaticano II, e giustamente, non è più così. È necessario partecipare anche alla liturgia della parola che, prima di essere un dovere, è un’esigenza di nutrimento per la propria vita cristiana.
Si tratta di un discorso analogo a quello del nutrimento del proprio corpo. Nessuno di noi va a pranzo o a cena per soddisfare un obbligo, ma va per un’esigenza intrinseca del corpo.

2. Tuttavia può capitare che per motivi indipendenti dalla propria volontà si arrivi alla Messa in ritardo, come del resto talvolta capita anche per le mense aziendali. E allora uno si accontenta di quello che rimane.
Ma se vi fosse qualche negligenza nel non essere puntuali alla Messa, certamente vi sarebbe una mancanza di rispetto per il Signore (e cioè un peccato). È come se gli si dicesse che la sua parola e la sua presenza nell’assemblea santa non ci importa più di tanto.

3. Un manuale di teologia morale (Aertnys-Damen-Visser, Theologia moralis), che tiene conto di quanto voluto dal Concilio che esorta alla partecipazione integra della Messa (Sacrosantum Concilium 28) e che tiene conto anche di quello che può capitare quando si decide di andare a Messa (la macchina non parte, una persona che ci ferma e ci saluta, un contrattempo…), dice che le parti prima del Vangelo non obbligano sotto pena di peccato grave.
Come vedi, questo corrisponde alla sentenza di tua madre.

4. Pertanto se uno arriva in ritardo e prima dell’offertorio, deve cercare di rimediare a quanto gli manca per il nutrimento.
Praticamente, se subito dopo inizia un’altra celebrazione della Messa, come capita nella parrocchie più grosse, può partecipare alla liturgia della parola nella Messa seguente.
Se questo è impossibile, si prenda il foglietto e faccia per conto suo le letture e un pò di meditazione.

5. Gli autori menzionati dicono anche che “sembra insolito obbligare sotto pena di peccato grave all’ascolto di un’omelia più o meno lunga, più o meno dotta, pia, o anche fastidiosa” (III, 116).
Mi pare che questi autori tengano i piedi per terra e ragionino col buon senso.
Tuttavia non si può partire di qui per dire che queste parti della messa possano essere omesse senza mancare di rispetto per Dio.
Pertanto ogni cristiano, per una esigenza del cuore, deve fare di tutto per amare il Signore con la totalità di se stesso, senza farsi sconti.

Ti ringrazio ancora, ricambio con ricordo particolare nella celebrazione della Messa e ti benedico.
Padre Angelo