Quesito

Padre Angelo buongiorno,
come sta tutto bene?
In Rm 16,1-2 San Paolo scrive “Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre: ricevetela nel Signore, come si conviene ai credenti, e assistetela in qualunque cosa abbia bisogno; anch’essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso”.

Vorrei capire se era una diaconessa nel senso vero e proprio oppure se vi sia una spiegazione che giustifichi questo titolo


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. la traduzione della Conferenza episcopale italiana è la seguente: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è al servizio della Chiesa di Cencre” (Rm 16,1).
Il testo greco parla di “diaconon”, che vale tanto per il maschile come per il femminile, e corrisponde al nostro termine “ministrante”, “servitore” che è tanto maschile quanto femminile
Non c’è pertanto alcun riferimento all’Ordine sacro. Diacono significa servo.

2. Di certo c’è questo: che nel testo greco della Lettera ai Romani si parla di diaconessa della Chiesa
“È il solo caso del Nuovo Testamento in cui si parla di donne che compiono tale ufficio sacro nella chiesa: nessuna meraviglia che non si possa affermare con chiarezza in che cosa consistesse” (Vincenzo Iacono, Commento all’epistola ai Romani).

3. Marco Sales annota: “È assai difficile poter determinare in che cosa consistesse l’ufficio delle diaconesse nella Chiesa primitiva.
Alcuni (per esempio Prat, La Teologia di San Paolo I, 337) negano persino la loro esistenza: questa però è sufficientemente provata sia dal testo di San Paolo sia da Plinio il giovane il quale scrive a Traiano a proposito della persecuzione contro i cristiani di essersi riferito a due ancelle che vengono dette ministre, (“Credetti necessario cercare di sapere da due ancelle, che erano dette ministre, ciò che vi fosse di vero anche con torture”).
 Marco Sales dice che chiaramente ministre sta a significare diaconesse.

4. Un altro biblista scrive: “Il termine greco con il quale è designato l’ufficio di diaconessa, oltre al suo significato normale di servitore, detto sia di uomini che di donne, ha nel Nuovo Testamento anche il significato – conosciuto del resto pure nel mondo pagano – di un’incombenza religiosa, esercitata sia da uomini che da donne.
Per quanto concerne il caso di Febe possiamo dire che tale ufficio era stabile, che era parte dell’ordinamento organico di una comunità locale, che, nell’ambito della stessa comunità, godeva di una certa notorietà.
Non possiamo precisare i singoli dettagli e le modalità secondo cui era svolto dalle diaconesse il loro servizio ecclesiale” (U. Vanni, Lettere ai Galati e ai Romani).

5. “Probabilmente fin da principio esse erano incaricate della cura dei malati, dei poveri, dei pellegrini, aiutavano a catechizzare le donne (non però nelle assemblee liturgiche), e assistevano i ministri per il battesimo delle donne.
E certo però che se non esercitavano il ministero della parola (1 Tm 2,12) molto meno quello liturgico” (M. Sales).
Non si tratta pertanto dell’Ordine sacro.

6. San Tommaso fa notare che il verbo usato è il medesimo con il quale in Lc 8,3 si parla di alcune donne che servivano Gesù con i loro beni. 
Pertanto così commenta questo versetto del capitolo 16 della lettera ai romani: “Febe è al servizio della Chiesa di Cencre, porto di Corinto, dove si erano raccolti alcuni cristiani che questa donna serviva; anche dello stesso Cristo, in Luca 8,3, viene detto che alcune donne lo servivano con i loro beni”.

7. Che non esercitasse il ministero della Parola è chiaro da quanto altrove comanda San Paolo: “Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo” (1 Tm 2,12).
Marco Sales annota: “L’ordine è preciso e non ammette discussione. San Paolo non vuole assolutamente che le donne insegnino e la facciano da maestre nelle Chiese. Nulla vieta però che le donne possano in privato insegnare anche le verità della fede (cfr. At 18 26; 1 Cor 9,5, Fil 4,3)”.

Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo