Sul recupero dei meriti con la confessione sacramentale e sul Rosario

Sul recupero dei meriti con la confessione sacramentale e sul Rosario

Quesito

Caro Padre
torno a porle qualche domanda.
Un uomo che si confessi bene ma che aveva commesso peccati mortali, dopo la confessione recupera lo stato di grazia. Ma recupera anche tutti i meriti che aveva precedentemente? Ritorna davvero nello stato in cui era prima di commettere quel/quei peccati che lo avevano allontanato da Dio?
Alla fine dei nostri giorni il premio eterno, qualora lo meritassimo, è proporzionale a tutti i meriti acquistati in vita? Allora grazia e meriti sono quasi la stessa cosa? Mi scusi ma credo di avere un pò di confusione.
Quando si è tentati e si resiste a forza, solo per non peccare e perchè ce lo eravamo ripromesso restando ahimè con l’amaro di non aver assaporato il piacere che la tentazione prospettava, si commette peccato? E la sua gravità è pari a quella del peccato che proponeva la tentazione? Perchè invece di essere felici per non aver acconsentito a un peccato si può restare con la tristezza di non essersi dilettati col peccato? Come fare per allontanare questa attrazione per il peccato?
Lei è un Domenicano e mi saprà rispondere: c’è una differenza tra la recita comunitaria del rosario e quella fatta in privato a casa? E l’appartenere a una delle tante confraternite del rosario dà davvero un valore aggiunto a tale preghiera?
Cosa dice la Chiesa sulle promesse legate alle preghiere di Santa Brigida?
Le dico grazie in anticipo e le chiedo se può dedicarmi anche qualche minuto della sua preghiera perchè io possa diventare più fedele e costante nella recita del rosario. Io ho fatto analogamente per una sua particolare intenzione che formulerà poi direttamente al Signore.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. le opere buone compiute in grazia non muoiono, ma rimangono in eterno nell’accettazione divina.
Il loro merito potrebbe non essere applicato a chi le ha compiute per l’impedimento del peccato mortale, che fa perdere la grazia e il merito.

2. Con il ritorno al Signore, e cioè con la conversione, viene ricuperata la grazia che precedentemente si possedeva e anche il merito.
Sulla quantità della grazia ricuperata la Chiesa non si è pronunciata.
Rimangono le opinioni dei teologi.
Alcuni dicono che si ricupera tutto. Così pensa il gesuita Suarez e altri con lui.
Altri dicono che la grazia e il merito si ricuperano nella misura del grado di conversione. Potrebbe essere un ricupero inferiore al grado precedente. Oppure per il grado molto intenso di conversione si potrebbe trattare di un ricupero totale e anche un aumento del merito stesso. Così i domenicani e in genere i tomisti (coloro che seguono il pensiero di San Tommaso).

3. Il premio eterno al termine dei nostri giorni è proporzionato al grado di carità.
La carità non cresce semplicemente per la sovrapposizione di tanti atti di carità, ma solo per atti più intensi.
Gli atti meno intensi di carità, non aumentano la carità, ma sono meritori, dal momento che nostro Signore ha detto che qualunque opera buona compiuta per lui è degna di ricompensa (Mc 9,41).

4. A questo punto i teologi distinguono tra premio essenziale e premio accidentale.
Il premio essenziale consiste nel grado di visione beatifica.
San Paolo stesso, parlando della vita futura, dice che: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti” (1 Cor 15,41-42).
Il premio accidentale consiste nel godimento di altri beni che non sono Dio stesso.
Ebbene, le opere buone compiute in grazia, ma con un grado meno intenso del grado finora acquisito, non accrescono il premio essenziale, ma quello accidentale.

5. Anche da queste distinzioni ti accorgi della differenza tra grazia e merito. La grazia consiste nella comunione con Dio.
Ed è chiamata grazia proprio perché è donata.
Il merito invece è il diritto ad un premio.
Inoltre la grazia in una determinata persona potrebbe non crescere, mentre cresce il merito per il premio accidentale.

6. Mi chiedi: “perchè invece di essere felici per non aver acconsentito a un peccato si può restare con la tristezza di non essersi dilettati col peccato?”
In genere succede il contrario e cioè che superata la tentazione si prova grande consolazione perché si capisce subito che il peccato ci avrebbe causato ingenti perdite.
Quello che mi hai detto potrebbe succedere in chi si trova ancora in una situazione di peccato mortale o è ancora abbastanza imperfetto, sicché si astiene dal peccato solo per non peggiorare la propria situazione o per non subire castighi temporali ed eterni.
Questa situazione viene superata quando si resiste per amore del Signore, per non crocifiggerlo di nuovo nella nostra vita, per non offenderlo e per non causare ulteriore perdite alla Chiesa.

7. Nella recita comunitaria del S. Rosario si acquista l’indulgenza plenaria, mentre nella recita personale l’indulgenza plenaria c’è solo se si recita in un oratorio.
La Chiesa aggiunge a determinate pratiche l’indulgenza plenaria perché  per favorire la recita di quella preghiera.
Ad esempio: la recita comunitaria non è lasciata all’improvvisazione, ma viene stabilita secondo un certo orario. Ebbene, proprio l’orario e per la presenza degli altri si è maggiormente stimolati ad essere presenti.
Da soli invece è più facile lasciarsi trasportare da quello che ci sembra più urgente e si finisce col tralasciare la preghiera.

8. L’appartenenza alle confraternite del Rosario rende partecipi dei benefici spirituali dell’ordine domenicano in vita e in morte.
Sugli effetti delle preghiere di S. Brigida, che sono certamente belle (liberazione delle anime dal purgatorio), la Chiesa non si è mai pronunziata.
Lascia queste credenze alla fede privata dei fedeli.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo