Quesito

Caro Padre Angelo,
io e mia moglie stiamo partecipando a un corso sulle cellule di evangelizzazione. Il sacerdote e la suora che si occupano in tutta Italia di questa formazione, ci hanno detto che l’evangelizzazione è compito di tutta la Chiesa, intesa come comunità di credenti, quindi non solo dei consacrati, e a supporto di tale affermazione ha citato i passi biblici, in cui Gesù stesso ha stabilito questo mandato:
Mt 28, 18-20: Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Nel testo, versetto 16, è detto chiaramente che Gesù si stava rivolgendo agli 11.
Con lo stesso fine vengono anche citati Mc 16, 15; Lc 24, 47-49; At 1, 8 e per finire Gv 20, 21 "Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» e anche in questo caso Gesù si stava rivolgendo agli apostoli. Ed è sempre a quegli stessi apostoli che Gesù un attimo dopo dice (Gv 20, 23) "A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati" che è l’affermazione su cui si basa l’esclusività da parte dei consacrati di poter amministrare il sacramento della Confessione.
La mia domanda (in realtà duplice) è: come mai se i passi su cui basarsi sono quelli (e che siano quelli lo ha detto ripeto chi fa formazione nella parrocchia e ha ricevuto l’autorità per farla), quando si tratta di evangelizzazione la possono e devono fare tutti, mentre se si tratta di battesimo e confessione lo possono amministrare solo i consacrati? Sempre agli apostoli erano rivolte quelle parole, su che base si forza l’interpretazione di una parte in un senso diverso dall’altra? 
Volevo anche capire quando storicamente e in che modo avviene la "trasformazione" degli apostoli in consacrati, perchè gli apostoli e loro successori non potevano continuare ad essere uomini comuni come li aveva voluti Gesù? Gesù durante la sua vita non ha fondato la "categoria dei preti" (le chiedo scusa per il linguaggio sicuramente improprio in cui mi esprimo ma spero che arrivi il senso), lui ha trasmesso le sue facoltà agli apostoli e ai loro successori, che erano uomini "comuni", laici; in che modo e su che base si è realizzata poi la nascita da essi della categoria dei consacrati e soprattutto il passaggio a che tali facoltà date da Gesù a uomini comuni si intendessero trasmesse solo all’interno della categoria dei consacrati e non degli uomini "comuni", dato che "comuni" erano gli apostoli e ad essi Gesù aveva parlato? La trasmissione non poteva perpetuarsi nello stato civile comune qual era già quello degli apostoli?
La ringrazio e la ricordo nelle mie preghiere, grazie, grazie di cuore per tutto.
Egidio


Risposta del sacerdote

Caro Egidio,
1. effettivamente i passi che mi hai riportato sono comandi che il Signore ha dato agli apostoli e non si possono applicare a tutti.
Tuttavia in altri passi del Vangelo il Signore parla dell’impegno di ogni cristiano.

2. Per questo il Sinodo dei vescovi sulla vocazione e missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo celebrato nel 1998 fece riferimento alla parabola degli operai chiamati in varie ore della giornata a lavorare nella vigna del Signore: “Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna” (Mt 20,1-2).
Nel documento che elaborò le riflessioni dei vescovi si legge: “La parabola evangelica spalanca davanti al nostro sguardo l’immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone, uomini e donne, che da Lui sono chiamate e mandate perché in essa abbiano a lavorare. La vigna è il mondo intero (cf. Mt 13, 38), che dev’essere trasformato secondo il disegno di Dio in vista dell’avvento definitivo del Regno di Dio” (Christifideles laici, 1).
E continua: “Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: «andate anche voi nella mia vigna» (Mt 20,3-4).
L’appello del Signore Gesù «Andate anche voi nella mia vigna» non cessa di risuonare da quel lontano giorno nel corso della storia: è rivolto a ogni uomo che viene in questo mondo” (Christifideles laici, 2).
“«Andate anche voi». La chiamata non riguarda soltanto i Pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo” (Ib.).

3. La consapevolezza del ruolo dei laici nella Chiesa è stata ravvivata in particolare durante il Concilio Vaticano II.
Si legge ancora in Christifideles laici 2: “I Padri conciliari, riecheggiando l’appello di Cristo, hanno chiamato tutti i fedeli laici, uomini e donne, a lavorare nella sua vigna: «Il sacro Concilio scongiura nel Signore tutti i laici a rispondere volentieri, con animo generoso e con cuore pronto, alla voce di Cristo, che in quest’ora li invita con maggiore insistenza, e all’impulso dello Spirito Santo.
In modo speciale i più giovani sentano questo appello come rivolto a se stessi, e l’accolgano con slancio e magnanimità. Il Signore stesso infatti ancora una volta per mezzo di questo Santo Sinodo invita tutti i laici ad unirsi sempre più intimamente a Lui e, sentendo come proprio tutto ciò che è di Lui (cf. Fil 2, 5), si associno alla sua missione salvifica; li manda ancora in ogni città e in ogni luogo dov’egli sta per venire (cf. Lc 10,1)»(Apostolicam actuositatem 33)”.

4. Questa vocazione dei laici si radica nel  battesimo.
Con il battesimo gli uomini vengono innestati in Cristo che nel Vangelo di Giovanni si presenta come vite, di cui noi siamo i tralci (Gv 15,1ss).
Per questo motivo i fedeli laici non solo appartengono alla Chiesa, ma sono la Chiesa, che ha Cristo ha impiantato nel mondo come suo segno di salvezza.

5. Questa vocazione di essere la Chiesa è ricordata anche da San Pietro il quale rivolgendosi ai battezzati dice: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1 Pt 2, 4-5).
E ricordando che in Cristo siamo diventati partecipi della sua missione profetica (di annuncio), sacerdotale e regale, dice: “Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2,9).

6. Mi chiedi quando gli apostoli sono divenuti consacrati.
La cosa avvenne in maniera progressiva perché inizialmente come si legge in Mc 3,13-16: “Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli -, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici”.
Ma è nel corso dell’ultima cena che conferì loro i poteri divini di consacrare e di convertire il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue quando disse: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19).
In Gv 20,22-23 comunicò loro lo Spirito Santo perché fossero in grado di rimettere i peccati a suo nome: “Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.

7. Negli Atti degli Apostoli poi leggiamo come gli Apostoli predicarono nelle varie località e come si siano premurati di affidare ad alcuni anziani (presbiteri, preti) il compito di consacrare e di guidare la comunità cristiana. E questo lo fecero attraverso il rito delle imposizione delle mani.
Questo rito si compie ancor oggi e collega gli attuali ministri con Cristo stesso attraverso una catena mai interrotta e pertanto capace di trasferire loro i divini poteri che Cristo ha affidato agli Apostoli.
Leggiamo negli Atti degli Apostoli: “Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (At 14,22-23).
Che questo affidamento al Signore venissero attuato attraverso l’imposizione delle mani lo ricorda San Paolo quando scrive a Timoteo: “Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri” (1 Tm 4,14).

Ti auguro molto frutto nell’opera di evangelizzazione alla quale sei stato chiamato, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile in: Italiano