Sto discutendo con alcuni amici della questione della posizione del crocifisso all’interno della Chiesa

////Sto discutendo con alcuni amici della questione della posizione del crocifisso all’interno della Chiesa

Sto discutendo con alcuni amici della questione della posizione del crocifisso all’interno della Chiesa

Quesito

Caro Padre Angelo,
è inutile ringraziarLa ogni volta per l’aiuto che fornisce ad ogni cristiano che ha avuto la fortuna di imbattersi nel sito amici domenicani.
Vengo al dunque. Sto discutendo con alcuni amici della questione della posizione del crocifisso all’interno della Chiesa.
Alcuni dicono che ci sono norme liturgiche che impongono la collocazione della croce al centro, dietro o sopra l’altare.
Altri dicono che abbiamo il tabernacolo che ospita Cristo Vivente e il crocifisso può stare anche altrove.
Ci sono prescrizioni precise o ogni Chiesa può fare come vuole?
Dio la ricompenserà per il tempo che dedica al suo gregge.
Angelo


Risposta del sacerdote

Caro Angelo,
1. colgo l’occasione non solo per dire dove va collocato il crocifisso per la celebrazione della Messa ma anche per ricordare altre cose che sono utili – almeno per la conoscenza – per tutti i fedeli.
Ecco che cosa prescrive l’Ordinamento Generale del Messale Romano al n. 117 e al n. 118:

“Cose da preparare
117. L’altare sia ricoperto da almeno una tovaglia bianca.
In ogni celebrazione sull’altare, o accanto ad esso, si pongano almeno due candelabri con i ceri accesi, o anche quattro o sei, specialmente se si tratta della Messa domenicale o festiva di precetto; se celebra il Vescovo della diocesi, si usino sette candelabri.
Inoltre, sull’altare, o vicino ad esso, si collochi la croce con l’immagine di Cristo crocifisso.
I candelabri e la croce con l’immagine di Cristo crocifisso si possono portare nella processione di ingresso. Sopra l’altare si può collocare l’Evangeliario, distinto dal libro delle altre letture, a meno che non venga portato nella processione d’ingresso.

118. Si preparino pure:
a) accanto alla sede del sacerdote: il Messale e, se necessario, il libro dei canti;
b) sull’ambone: il Lezionario;
c) sopra la credenza: il calice, il corporale, il purificatoio e, secondo l’opportunità, la palla; la patena e le pissidi, se sono necessario; il pane per la Comunione del sacerdote che presiede, dei diaconi, dei ministri e del popolo; le ampolle con il vino e l’acqua, a meno che tutte queste cose non vengano presentate dai fedeli all’offertorio; un vaso con l’acqua da benedire se si compie il rito dell’aspersione; il piattello per la Comunione dei fedeli; inoltre il necessario per lavarsi le mani. Il calice sia lodevolmente ricoperto da un velo, che può essere o del colore del giorno o bianco”.

2. Perché ci deve essere il crocifisso?
Perché la Messa è il memoriale della morte del Signore, come dice la Sacra Scrittura: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Cor 11,26).
Per memoriale non s’intende semplicemente il ricordo, ma il vivere quell’evento come se fosse la prima volta che si compie.
Sacerdote e fedeli devono avere lo sguardo lì.
Ciò che avviene durante e dopo la consacrazione sotto le apparenze del pane e del vino è la reale passione e la morte del Signore.

3. Per questo la normativa antica era ancora più dettagliata e determinava che “il crocifisso della croce d’altare deve essere voltato verso il Celebrante, qualunque sia la posizione di questo all’altare (faccia all’abside, o faccia al popolo).
Il posto della croce è il centro dell’altare, o il gradino, dietro o sopra il tabernacolo, ma mai sul trono d’esposizione del SS. Sacramento, anche se questo fosse, malauguratamente, fisso (S.R.C., 4136 ad 3).

4. Pertanto non basta sapere che il Signore è presente nel tabernacolo o nella particola consacrata.
La liturgia è fatta di segni. E i segni devono rimandare alla realtà.
Ora la realtà nascosta sotto le apparenze del pane e del vino è – come ho ricordato – la reale passione e la morte del Signore.
È questa la realtà alla quale si assiste e si partecipa e che non dobbiamo mai perdere di vista.

5. Anche perché è in questa realtà che veniamo trasformati facendo la Santa Comunione.
Ed è secondo questa realtà che dovremmo vivere tutte le vicende della nostra vita, facendo di noi stessi e delle nostre azioni un sacrificio a Dio gradito.

Ti ringrazio del quesito, che rimanda a realtà tanto preziose della nostra vita cristiana, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo