In che senso la Messa è il sacrificio di Cristo ed è il sacrificio perfetto; perché si dice che l’altare è la fonte di tutte le grazie

////In che senso la Messa è il sacrificio di Cristo ed è il sacrificio perfetto; perché si dice che l’altare è la fonte di tutte le grazie

In che senso la Messa è il sacrificio di Cristo ed è il sacrificio perfetto; perché si dice che l’altare è la fonte di tutte le grazie

Quesito

Salve Padre Angelo,
volevo chiederle più informazioni riguardo a quello che succede nella Santa Messa e in cosa consiste il sacrificio che attua Gesù per mezzo del Sacerdote, perché è il sacrificio perfetto e gradito al Padre e perché si dice che “l’altare è la fonte di tutte le grazie”?
La ringrazio in anticipo per la risposta, che il Signore la sostenga sempre e la sua grazia sia sempre con lei. La ricorderò come sempre nelle mie preghiere.
Manuele


Risposta del sacerdote

Caro Manuele,
1. per parlarti della Messa che è il sacrificio di Cristo compiuto sulla croce e che adesso viene perpetuato sui nostri altari non trovo di meglio che presentarti ciò che dice il Catechismo Romano.
Non si tratta di ripetere il sacrificio di Gesù, che è stato compiuto una volta per sempre, come dice l’epistola agli Ebrei.
E neanche di rinnovarlo, sebbene talvolta venga usata anche quest’espressione che di per sé sarebbe impropria.
Ma di offrirlo di nuovo da parte nostra.
L’unica differenza, come dice la dottrina della Chiesa, sta in questo: che sulla croce era offerto in maniera cruenta e cioè attraverso lo spargimento di sangue,
Sull’altare invece viene offerto in maniera incruenta, senza spargimento di sangue. Come del resto senza spargimento di sangue è offerto adesso da Cristo in Cielo.

2. Fatta questa premessa ecco dunque che cosa dice il Catechismo Romano:
“Il sacrificio della Messa e quello della Croce non sono e non possono essere che un solo e identico sacrificio, come una e identica è la vittima: Gesù Cristo, immolato una volta sola sulla Croce con sacrificio cruento.
La vittima cruenta del Calvario e quella incruenta della Messa non sono due vittime, ma una sola, il cui sacrificio – dopo il comando di Gesù: Fate questo in memoria di me – si rinnova ogni giorno nell’Eucaristia.

3. Uno e identico è pure il sacerdote, cioè Gesù Cristo medesimo.
I sacerdoti che celebrano la Messa, infatti, non agiscono in nome proprio, ma «in persona di Cristo», quando consacrano il suo corpo e il suo sangue.
Lo provano le parole stesse della consacrazione, poiché il sacerdote non dice: «Questo è il corpo di Cristo», ma «Questo è il mio corpo»; in quel momento, cioè, la persona medesima di Gesù, resa presente mediante il sacerdote, converte la sostanza del pane e del vino nella vera sostanza del suo corpo e del suo sangue.
Con ciò è chiaro – come insegna ancora il Concilio di Trento – che il sacrificio della Messa non è soltanto un sacrificio di lode e di ringraziamento, né semplicemente una commemorazione del sacrificio della Croce, ma un vero e proprio sacrificio di propiziazione che ci rende Dio ben disposto a nostro favore e benigno.
Se quindi noi offriamo questa Vittima santa con cuore puro, con viva fede e con intimo dolore dei nostri peccati, infallibilmente otteniamo da Dio la misericordia e la grazia di cui abbiamo bisogno.
Dio infatti si compiace talmente di questa Vittima divina, che ci perdona i nostri peccati e ci concede il dono della grazia e la penitenza necessaria.

4. Perciò la Chiesa afferma in una sua solenne preghiera: «Ogni volta che noi celebriamo la memoria di questa Vittima, noi compiamo l’opera della nostra redenzione» (Domenica IX dopo Pentecoste).

5. La virtù di questo sacrificio giova, poi, non solo a chi lo offre e a chi lo riceve, ma a tutti i fedeli; siano essi ancora vivi sulla terra o, se già morti, attendano ancora la loro completa purificazione.
È infatti dottrina di tradizione apostolica che la Messa si offre utilmente anche per i defunti, oltre che per i peccati, le pene, le espiazioni, le angustie e le calamità dei vivi.
Quindi tutte le Messe sono di utilità comune, in quanto sono dirette alla comune salvezza e salute dei fedeli” (Catechismo Romano, 238).

6. Sul fatto che il sacrificio di Gesù sia il sacrificio perfetto basti osservare che è tale sia per la perfezione di Colui che l’ha offerto, sicché in quanto tale ha un merito infinito, e sia anche per i motivi per cui è stato offerti. Li compendia tutti.
È infatti simultaneamente sacrificio di adorazione, di lode, di ringraziamento, di espiazione dei peccati e di implorazione di grazia.
Il Catechismo Romano dice: “La Vittima divina era del resto prefigurata da tutti i sacrifici offerti prima di Gesù, in quanto tutti i benefici in essi simboleggiati o espressi sono contenuti in modo perfetto e infinitamente più reale nel sacrificio dell’Eucaristia” (Catechismo Romano, 237).

7. Si dice giustamente che “l’altare è la fonte di tutte le grazie” perché ogni grazia ci è stata meritata dal Sangue di Cristo, dal suo sacrificio.
In questo senso giustamente si dice anche che l’Eucaristia o la S. Messa è “la sorgente di ogni benedizione”.
Pertanto ogni volta che vai a Messa – sebbene inconsapevolmente – vai ad attingere alla sorgente di ogni benedizione,

Ti auguro di andarvi sempre con questo spirito e ti chiedo anche di attingere sempre abbondantemente per i tuoi cari vivi e defunti.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo