Stavo leggendo una sua risposta ed ho appreso dell’esistenza delle virtù morali infuse, cosa diversa dalle virtù morali acquisite

////Stavo leggendo una sua risposta ed ho appreso dell’esistenza delle virtù morali infuse, cosa diversa dalle virtù morali acquisite

Stavo leggendo una sua risposta ed ho appreso dell’esistenza delle virtù morali infuse, cosa diversa dalle virtù morali acquisite

Caro Padre Angelo,
stavo leggendo una sua risposta ed ho appreso dell’esistenza delle ‘virtù morali infuse’, cosa diversa dalle virtù morali acquisite. Me lo può spiegare meglio?
Io credevo che le virtù infuse fossero solo le tre virtù teologali e che invece tutte le altre virtù morali fossero acquisite.
La castità per esempio? C’è una castità acquisita e una castità infusa?
Grazie mille
Alessandro


Caro Alessandro,
1. secondo il pensiero quasi unanime dei teologi, accanto alle virtù morali acquisite, esistono anche virtù morali infuse.
Lo si evince chiaramente dalla Scrittura quando dice ad esempio: “Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13).
E dopo aver ricordato che il corpo è destinato a una perfetta conformazione a Cristo nella risurrezione finale, aggiunge: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?… che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,15.19-20).
L’obiettivo della temperanza per un cristiano non è la semplice morigeratezza, che è già una buona cosa in se stessa, ma la santità, l’unione a Cristo, il cooperare con Lui per la diffusione del Regno di Dio.

2. Le due specie di virtù (acquisite e infuse) si distinguono per il loro obiettivo (oggetto): mentre le virtù acquisite proporzionano in ordine ai valori naturali, le infuse proporzionano, con la grazia santificante, all’ordine soprannaturale.
Scrive J. Aumann: “Le virtù morali infuse sono abiti che dispongono le facoltà umane a seguire il dettame della ragione illuminata dalla fede in rapporto ai mezzi che guidano al fine soprannaturale. Esse non hanno Dio come loro immediato oggetto, e in questo sono distinte dalle virtù teologali, ma piuttosto ordinano gli atti umani al fine soprannaturale, e in questo modo sono distinte dalle corrispettive virtù naturali acquisite.
Le virtù morali infuse regolano tutti gli atti umani, inclusi (almeno da parte della prudenza) gli stessi atti delle virtù teologali” (Teologia spirituale, pp. 99-100).
Egli dice ancora: “In passato l’esistenza delle virtù morali infuse fu negata da numerosi teologi, ma oggi è ammessa da quasi tutti, in accordo con la dottrina di S. Agostino, di S. Gregorio Magno e di S. Tommaso. La base di questa dottrina si trova nella S. Scrittura” (Ib ).

3. Il testo scritturistico principale è Sap 8,7: “Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita”.
La giustizia da amare, va ricordato, è quella biblica, quella per la quale si è resi giusti, accetti a Dio e suoi adoratori.
Ma ve ne sono molti altri che lo fanno capire chiaramente come il passo citato di 1 Cor 6,13, oppure: “Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio“ (1 Cor 10,31):
E anche: “Qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre” (Col 3,17)”.
Come pure: “Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli” (1 Pt 3,11).

4. La riflessione teologica sulle virtù infuse ha molte analogie con la teologia dei doni dello Spirito Santo: si tematizza una reale esperienza della vita cristiana (J. CONGAR, Credo nello Spirito Santo, I, p. 140) che, nella fattispecie, è quella che orienta i valori terreni a quelli eterni.

5. Il Magistero della Chiesa non ha definito nulla a riguardo.
Vi sono però due documenti in merito.
Innanzitutto il decreto di Innocenzo III “Maiores Ecclesiae causas” (1201) che condanna la tesi secondo cui nel Battesimo non verrebbero infuse nei bambini la fede, la carità e le altre virtù (DS 780). Si domandano i teologi: possono le altre virtù essere ridotte a una sola, e cioè alla speranza?
Il secondo documento è un’affermazione del Concilio di Vienne (1312) che dichiara come “più probabile e concorde con la dottrina dei santi e teologi moderni l’opinione che insegna l’infusione, in quelli che ricevono il Battesimo, della grazia e delle virtù” (DS 904).
Vi allude anche il Catechismo Romano, il quale enumera tra gli effetti del battesimo “il nobile corteggio di tutte le virtù (nobilissimus omnium virtutum comitatus) che sono divinamente infuse con la grazia. Ora che corteggio vi sarebbe se si riducessero solo alle tre teologali?

6. Il primo a parlarne è stato Sant’Agostino. Dopo aver menzionato espressamente le singole virtù cardinali e la loro funzione, dice: “Queste virtù ci sono state date da Dio colla grazia in questa valle di lacrime” (In Psal. 88, 11).

7. Circa la loro genesi, il loro progresso e la loro perdita va detto che le virtù morali infuse accompagnano sempre la grazia santificante e sono date congiuntamente con essa.
Danno la capacità intrinseca di compiere atti soprannaturali, ma non la facilità, e in questo differiscono dalle virtù omonime acquisite. Queste infatti implicano lo sviluppo delle potenze operative e la loro capacità intrinseca ad agire con sicurezza, agevolmente e gioiosamente (firmiter, expedite, delectabiliter).
Le virtù infuse invece conferiscono l’inclinazione e anche una certa capacità remota ad agire proporzionando l’ordine naturale a quello soprannaturale, ma non la facilità.
Questa proviene dalla vittoria sulle inclinazioni contrarie alla natura e dalla presenza della virtù acquisita corrispondente.
Stando alla tua domanda specifica: esiste una castità acquisita e una castità infusa.
Ma quella infusa (che orienta la vita affettiva a Dio) non può operare senza la presenza dell’omonima acquisita.
Anche qui la grazia non soppianta e non sostituisce la natura, ma la esige e la perfeziona.

8. Le virtù morali infuse aumentano con la grazia e si radicano nell’anima con atti sempre più intensi.
Vanno richieste al Signore: “Mediante la preghiera il Signore cerca di infiammare i nostri desideri così che possiamo appropriarci di ciò che ha preparato per noi” (Epistula 130, 8, 17), e presuppongono un clima di umiltà e di carità crescente.
Vengono perfezionate progressivamente dai doni dello Spirito Santo.
Non possono diminuire direttamente e si perdono con la perdita della grazia.

Augurandoti di possederle in maniera sempre più ampia, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo