Caro Padre Angelo,
Sono un ragazzo cattolico poco più che ventenne, e ho un problema semplice: non è attualmente il mio desiderio avere una ragazza, non è il mio grande sogno, e tantomeno al momento identifico questo come la mia vocazione, anzi inizio a temere che possa non essere questo il progetto che Dio ha su di me.
Tuttavia sento davvero il bisogno di avere una donna al mio fianco: questo bisogno si manifesta in aspetti, “sintomi” di tipo fisico, relazionale, affettivo, che sebbene distinguo, so bene fare parte di un unico bisogno umano.
Sono infatti consapevole dell’indissolubile integrità dei vari aspetti dell’essere umano, e il solo “fidanzamento” che posso accettare o eventualmente desiderare è un fidanzamento vissuto come vocazione alla santità.
Nonostante questa consapevolezza, questo mio bisogno mi ha portato recentemente in una relazione frivola, passeggera, in cui, nonostante non abbiamo oltrepassato troppo i limiti, ho capito che abbiamo finito per usarci l’un l’altro.
Adesso questa relazione è chiusa, i peccati confessati e sto cercando di capire come integrare questa vicenda nella mia storia di peccatore, per capire che ruolo abbia avuto, come abbia sbagliato e come possa migliorare.
Non posso infatti certamente ignorare questo mio bisogno, è una situazione di grande prova.
Forse che la necessità stessa che sento è indice della mia vocazione? Come fare a non incappare in rapporti futili e ultimamente non-edificanti per la mia persona, per il mio cammino?
Sono consapevole che anche in coppia la castità continua ad essere una prova, ma almeno è una prova affrontata in due, una prova che si affronta consapevoli del punto d’arrivo, cioè la vicendevole edificazione nella santità, che ha di per se una evidente bellezza e senso, mentre il mio cammino mi sembra che manchi inutilmente di una direzione.
Cercare e trovare una ragazza qualunque, cattolica che sia, mi sembra una forzatura, come anche iniziare dei giri di appuntamenti e frequentazioni più disimpegnati non mi sembra rispondere al mio desiderio e nemmeno pregare affinché Dio mi mandi una fidanzata, appunto perché non è il mio sogno. Se fosse il mio sogno, e avessi consapevolezza della vocazione al matrimonio, con fiducia pregherei il Signore, e con pazienza attenderei la risposta sicura.
Invece in questa condizione, di sofferenza insensata, che non capisco, non ho idea di cosa il Signore stia facendo Lassù, di cosa stia pensando per me.
La ringrazio e la ricordo nelle mie preghiere.
E.


Carissimo,
1. sei reduce da un’esperienza affettiva che è fallita.
È fallita perché è stata impostata male, sull’usarsi a vicenda, come tu stesso hai riconosciuto.
Certamente anche questa vicenda è servita secondo i piani di Dio a farti capire che le relazioni affettive vanno cercate e vanno stabilite secondo Dio.
Vedo che su questo punto hai le idee abbastanza chiare perché adesso vorresti un fidanzamento orientato alla santità, così come lo vuole il Signore.

2. Mi dici anche che sei poco più che ventenne e quindi molto giovane.
Ebbene, dopo l’epilogo doloroso della vicenda di cui mi hai parlato, hai bisogno di un pò di calma. E non soltanto per smaltire l’inevitabile sofferenza, ma anche per fermarti.
Tu vorresti secondo una mentalità abbastanza comune e secondo anche alcune tue esigenze di trovare subito un’altra ragazza.
Ma in questa pausa durante la quale ti domandi che cosa Dio lassù stia pensando hai bisogno di imparare la pazienza.

3. Quello che dice l’Apostolo Giacomo: “Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera” (Gc 5,7) vale per tutte le nostre imprese, compresa quella del fidanzamento.
Tu in questo momento sei il prezioso frutto che attende di crescere, di germogliare, di fiorire e di fruttificare.
Sei un grande capitale che Dio ha messo nel campo della Chiesa attraverso i tuoi genitori.
Adesso hai bisogno di attendere le piogge d’autunno e le piogge di primavera.

4. La tua prima esperienza affettiva non si è preoccupata di attendere queste piogge né si è disposta a riceverle e per questo è ben presto inaridita.
Uscendo di metafora, che cosa sono queste piogge di primavera e d’autunno.
Certo sono costitute da una vita di grazia, di preghiera, di invocazione dello Spirito Santo.
Per vita di preghiera non s’intende semplicemente fare il segno della croce quando ci si alza al mattino e quando si va a letto alla sera (cosa peraltro buona, sempre raccomandabile, anche perché non di rado è premessa di ulteriori sviluppi), ma almeno il santo Rosario quotidiano.

5. Nel peregrinare del popolo d’Israele dall’Egitto alla terra promessa la colonna o processione degli israeliti doveva essere preceduta dall’Arca dell’Alleanza (prefigurazione della Madonna).
E al momento in cui il popolo si alzava per proseguire il cammino Mosé diceva: “Sorgi, Signore, e siano dispersi i tuoi nemici e fuggano davanti a te coloro che ti odiano” (Nm 10,35).
E il popolo avanzava sicuro della protezione di Dio.

6. Inoltre quando chiunque desiderava qualche cosa da Dio doveva andare davanti all’arca dell’Alleanza perché lì Dio aveva dato l’appuntamento: “Io ti darò convegno in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza, dandoti i miei ordini riguardo agli Israeliti” (Es 25,22).
Pertanto nell’attesa che il Signore ti indichi le sue vie ricorri incessantemente a Maria, vera arca dell’Alleanza.
Prenditi l’impegno del Rosario quotidiano.
Il Signore ci vuole far passare da Maria perché le nostre richieste siano conformi al Suo Cuore immacolato.
Sarebbe vano sperare di ricevere qualche grazia finché si tiene in cuor proprio la volontà di crocifiggere di nuovo il Figlio di Dio (cfr. Ebr 6,6).

7. Insieme con la vita di grazia e di preghiera, devi metterci poi l’esercizio delle virtù, di tutte le virtù, soprattutto la purezza, che è il segreto per ricevere tutte le grazie, come ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone secondo la lettura che ne ha dato la Chiesa: “Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile” (Sap 7,11).

8. E questo duplice esercizio nella preghiera e nelle virtù deve essere perseverante.
L’agricoltore infatti non attende solo le piogge d’autunno, ma anche quelle della primavera.
Non dev’essere dunque un fuoco di paglia.

9. Sono certo che se Dio trova un terreno così ben disposto, non farà a lungo attendere i suoi eletti, ma darà loro risposta prontamente (cfr. Lc 18,6-8).
Una strada (quella del matrimonio) o un’altra (quella della vocazione) il Signore non solo te la mostrerà, ma te la spalancherà davanti perché fiduciosamente ne possa intraprendere il cammino.

Con questo bell’augurio ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo