Caro Padre Angelo,
Volevo chiederle una cosa a proposito di chi muore in peccato mortale. In particolar modo di quelle persone che il giorno seguente si vogliono confessare ma sfortunatamente muoiono, non confessando il peccato grave. Oppure di quelle persone che si pentono sul letto di morte o negli ultimi attimi della loro vita seppur non confessandosi. Che cosa dice la Chiesa a proposito di ciò?
Questo glielo chiedo perché io sono molto paranoico e nonostante io stia cercando di fare dei giusti passi verso la vita cristiana cado in peccati mortali e quindi ho la paura di non arrivare al giorno dopo per potermi confessare. So che ciò che le sto dicendo può sembrare assurdo ma volevo sapere qual è la posizione della chiesa in merito a ciò che le sto scrivendo. La ringrazio
Lorenzo


Caro Lorenzo,
1. la condizione per entrare in Paradiso non è la confessione, ma lo stato di grazia.
Lo stato di grazia è rappresentato da quella veste nuziale di cui parla il Signore in una parabola evangelica: “Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti»” (Mt 22,11-13).
Per Sant’Ilario “vestito di nozze è anche la grazia dello Spirito Santo e il candore dell’abito celestiale che, una volta ricevuto con la confessione della fede, va conservato pulito e integro fino al raggiungimento del regno dei cieli” (Commento in Matteo).
San Gregorio Magno: “Che cosa dobbiamo intendere per vestito di nozze se non la carità?” (Omelie sui Vangeli).
La carità è il principio vivificante della grazia perché è per la presenza della carità che si è in grazia di Dio, e cioè si gode della sua presenza in noi.
Lo dice chiaramente San Giovanni: “Dio è amore (carità); chi rimane nell’amore (carità) rimane in Dio e Dio rimane in lui” 1 Gv 4,16).

2. Se si rimane privi della carità a motivo di un peccato grave per ricuperarla sono necessari il pentimento e la confessione.
Ora il pentimento – quando è vero – include almeno implicitamente la decisione di fare tutto ciò che il Signore ha stabilito per essere riconciliati con Lui.
E per la riconciliazione il Signore ha chiesto di passare attraverso la Confessione sacramentale.
Infatti la sera del giorno della sua risurrezione ha detto agli Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20, 22-23).

3. La Chiesa insegna che quando si è sinceramente pentiti, insieme con la cessazione e il disgusto del peccato, l’inizio di una vita nuova e il proposito della confessione, si viene già raggiunti dalla grazia.
Sicché il vero pentimento, detto anche contrizione perfetta, “riconcilia l’uomo con Dio già prima che questo sacramento sia realmente ricevuto.
Tuttavia questa riconciliazione non è da attribuirsi alla contrizione in se stessa senza il proposito, incluso in essa, di ricevere il sacramento” (Concilio di Trento, DS 1677).

4. Con queste verità della nostra fede si risolvono facilmente tutte le casistiche che hai menzionato.
Pertanto se una persona dopo avere commesso un peccato grave se ne pente sinceramente e include almeno implicitamente il proposito della confessione, cessa di essere in peccato mortale e ricupera la grazia prima ancora della confessione.

5. Ma se muore in peccato mortale e cioè senza pentimento, da se stesso sancisce la volontà di rimanere separata da Dio.
Potrebbe anche confessarsi, ma se la confessione non è accompagnata dal pentimento non giova a nulla.
Per questo all’inizio della risposta ho scritto: “la condizione per entrare in Paradiso non è la confessione, ma lo stato di grazia”.
E tuttavia lo stato di grazia è inseparabile dal proposito almeno implicito della confessione se uno fosse precedentemente caduto in peccato grave.

Con l’augurio di trovarti all’estremo della tua vita in grazia di Dio almeno in forza del vero pentimento ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo