Quesito

Rev. Padre Angelo,
la seguo da molti anni e ho trovato sempre numerosi spunti di riflessione e di arricchimento dalle sue risposte, per cui le sono molto grato. Sono un giovane studente di teologia quasi al termine dei suoi studi. Ebbene, recenti eventi mi hanno fatto sorgere dei dubbi in merito ad alcune questioni concernenti il Magistero della Chiesa. Spero di essere chiaro nel formulare i miei quesiti.

1) Come afferma la Dei verbum al n. 10 spetta al Magistero della Chiesa interpretare la Parola di Dio scritta (Scrittura) o trasmessa (Tradizione). Quindi, è possibile affermare come il Magistero sia una vera e propria interpretazione ufficiale di un determinato contenuto, al fine di esplicarlo e comunicarlo nel modo più fedele e chiaro possibile. Inoltre, la parola stessa “magistero” richiama l’ufficio del maestro, il quale ha il compito di favorire la ricezione di un determinato contenuto, non solo nella sua sostanza, ma anche nella sua chiara formulazione. Ecco la mia domanda: Presupposto tutto questo, non vi è il rischio che il Magistero perda valore a causa della sua cattiva formulazione linguistica? Se già il Magistero è un qualcosa che serve a chiarificare e ad esprimere fedelmente un determinato contenuto che necessita di chiarificazione, non vi è il rischio che, a causa della sua eventuale oscurità linguistica, sia necessaria un’ulteriore interpretazione del Magistero stesso? Andremmo a finire in un circolo vizioso, nel quale si verrebbe a generare l’interpretazione dell’interpretazione stessa. Per non parlare del relativismo interpretativo che si verrebbe a generare! A questo punto, il Magistero perderebbe di valore, in quanto se l’insegnamento dato, anziché chiarificare, andrebbe a causare ulteriori divisioni, non in merito al contenuto (che di certo è giusto), quanto alla sua confusa e, a volte, compromissoria formulazione, a che cosa servirebbe? Faccio un esempio: Io sono un insegnante scolastico e ho una perfetta conoscenza della disciplina che devo insegnare ai miei studenti, purtuttavia ho una chiara difficoltà nel comunicare il mio sapere a causa della mia cattiva didattica e incomprensibilità linguistica. Ebbene… di certo non potrò essere definito un buon insegnante! Il compito del maestro è quello non solo di comunicare un contenuto, ma di renderlo quanto più intelligibile dallo studente, preoccupandomi che non vada incontro a ricezioni fuorvianti a causa di un difetto comunicativo o di altro genere. Non posso dare la colpa sempre allo studente che ha difficoltà nella ricezione! Devo essere io per primo a cercare di chiarificare e semplificare il mio discorso, affinché il messaggio passi. Penso che stia comprendendo dove voglio andare a parare, anche in riferimento a recenti eventi ecclesiali, che mi hanno lasciato questi profondi dilemmi.

2) Sappiamo tutti delle recenti posizioni e disquisizioni in merito al problema teologico del “papa eretico”. Ora, non voglio entrare nel merito se tale posizione sia accettabile o no da un punto di vista dottrinale, ma voglio soffermarmi su un altro aspetto della questione. Ebbene, affermando anche che l’opinione teologica del “papa eretico” sia eventualmente erronea, solo per il fatto che un numero di esimi studiosi abbiano anche solo posto nel dibattito pubblico tale questione, mi lascia presupporre che le cose non stiano andando per il verso giusto. Magari, è doveroso ammettere come taluni siano già ricchi di presupposti che rendano viziata la loro posizione in merito al recente magistero, ma è possibile che tutti si trovino in questo stato? Le disquisizioni sul “papa eretico”, sul “papa da dichiarare deposto”, si stanno via via moltiplicando e ciò non mi sembra un bene per la Chiesa. Ebbene, le legittime autorità quale soluzione stanno formulando? Mi sembra che le barricate si stiano sempre più accentuando e ciò, a lungo andare, se già non è così da un punto di vista fattuale, potrebbe portare ad un vero e proprio scisma. Ritorno all’esempio del maestro, di cui sopra. La chiarezza è l’unica soluzione!

3) Questo discorso linguistico è riferibile ad una chiara scelta avvenuta a partire dal Concilio Vaticano II che ha optato per un linguaggio discorsivo,  anziché sentenziale. Se l’albero si riconosce dai frutti, pur ritenendo pienamente in coscienza tutti i contenuti dottrinali dell’assise sacra dottrina della Chiesa, verso cui io chino il capo, è evidente che il linguaggio abbia generato un certo stato di confusione interpretativa. Questa difficoltà linguistica l’aveva già notata il servo di Dio Tomas Tyn, padre domenicano che apprezzo. Non sarebbe necessaria una forte presa di coscienza, che metta in atto una chiarificazione globale di tutto questo periodo post-conciliare? Si potrebbero formulare dei documenti in tal senso che mettano fine alla questione, che via via sta diventando sempre più pericolosa. Non vorrei fare il profeta di sventura, ma è quello che avverto nell’ambiente in cui vivo. Mi sembra che dei primi passi siano stati il Codice di Diritto Canonico dell’83 e il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma ritengo debba attuarsi un’azione molto più serrata e decisa. Ormai sembriamo una babele e tante anime si stanno perdendo per questo. A tale cosa penso molto! Il Signore ci chiederà conto di quello che stiamo causando alle povere anime che si trovano sempre più spaesate! Non si tratta di cominciare a condannare le dottrine erronee, ma almeno di cominciare ad esporre chiaramente la dottrina positiva della Chiesa! 

Spero di non averla provocata troppo. Mi piace andare al centro dei problemi e non le nego che l’attuale pontificato mi stia provocando molto dolore. Io vedo nel Papa il successore di Pietro e colui per il quale sarei pronto a versare il mio sangue. Mi viene in mente la storia delle Guardie Svizzere durante il Sacco di Roma del 1527! Tuttavia, alcune cose che il Santo Padre afferma mi sembrano più affermazioni di un politico che del successore di San Pietro. Mi scusi se mi sono permesso!

Rinnovando, comunque vadano le cose, la mia fedeltà alla Chiesa Cattolica, le chiedo una benedizione per il mio cammino di studi teologici. La ringrazio anticipatamente per la sua risposta, promettendole di ricordarla nelle mie preghiere.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. mi compiaccio anzitutto per gli studi teologici che hai intrapreso e che adesso stai ultimando.
Ugualmente sono molto contento di quello che sembra essere il tuo obiettivo: la salus animarum, la salvezza eterna delle anime.
Nel medesimo modo in cui un raggio di sole ha come suo obiettivo di portare la luce e il calore del sole, così anche noi che veniamo da Dio e a Lui torniamo non abbiamo altro motivo che quello di portare Dio nel cuore degli uomini.
Continua dunque così.

2. Venendo al merito di quanto mi hai scritto, sebbene molti generino inquietudini da una parte e dall’altra, tuttavia se vogliamo rimanere fedeli a Cristo non abbiamo motivi particolari di turbamento.
Dicevo “sebbene molti generino inquietudini da una parte e dall’altra”.
Chi sono questi molti?
Da una parte sono quelli che a dispetto di quanto dicono i documenti del Magistero (e cioè che la dottrina rimane immutata) asseriscono invece che c’è stata una svolta nell’interpretazione e che le cose non possono più essere intese come prima.

3. Ebbene, le cose sono molto chiare perché il Magistero stesso ha dichiarato come va interpretata la dottrina della Chiesa.
Mi limito a riportare due affermazioni del Magistero.
La prima è del Concilio Vaticano I e si legge nella Costituzione dogmatica Dei Filius: “La dottrina della fede, che Dio ha rivelato, non è stata proposta all’intelligenza umana come un sistema filosofico da perfezionare, ma, come un divino deposito, è stata affidata alla chiesa, sposa di Cristo, perché la custodisca fedelmente e infallibilmente la proclami. In conseguenza il senso dei sacri dogmi che deve sempre essere conservato è quello che la santa madre chiesa ha determinato una volta per tutte e non bisogna mai allontanarsi da esso sotto il pretesto e in nome di una intelligenza più profonda.
Crescano pure, quindi, e progrediscano largamente e intensamente, per ciascuno come per tutti, per un sol uomo come per tutta la chiesa, l’intelligenza, la scienza, la sapienza, secondo i ritmi propri a ciascuna generazione e a ciascun tempo, ma esclusivamente nel loro ordine, nella stessa credenza, nello stesso senso e nello stesso pensiero (eodem sensu eademque sententia)»!” (DS 3020)
Questa dichiarazione è seguita dalla seguente affermazione: “Se qualcuno dice che è possibile che ai dogmi proposti dalla Chiesa con il progredire della scienza, talora debba essere attribuito un senso diverso da quello che ha riconosciuto e riconosce la Chiesa; sia anatema” (DS 3043) e cioè scomunicato.

4. La seconda affermazione del Magistero è contenuta in una preziosa nota dell’enciclica Veritatis splendor: “Lo sviluppo della dottrina morale della chiesa è simile a quello della dottrina della fede.
Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Oc- corre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa è infatti il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100).

5. In questi due testi viene proposto il principio ermeneutico o di interpretazione: i documenti del Magistero – tanto quelli di carattere dogmatico quanto quelli di carattere morale – vanno interpretati secondo l’ermeneutica della continuità e dell’approfondimento, e non già quella della discontinuità, della rottura o della svolta rispetto al Magistero di sempre.
Il progresso della dottrina morale della Chiesa avviene sotto l’azione dello Spirito Santo che gradualmente porta alla conoscenza della verità tutta intera, senza mai contraddire o rinnegare il Magistero precedente. Si tratta di un progresso omogeneo e non dialettico.

6. Dalla parte opposta di costoro che reclamano una svolta, e cioè una rottura e una discontinuità che sono esplicitamente negate dal Magistero, vi sono altri che sarebbero pronti a dichiarare eretico il Papa perché sarebbe il primo a dare esempio di discontinuità.
Ma a questo proposito vanno fatte delle distinzioni doverose sul valore delle parole che escono dalla bocca del Papa.
Non tutte sono Magistero.
Inoltre va tenuto presente il tenore dei documenti che oggi sempre più di frequente sembrano essere suggerimenti espressi talvolta in maniera timida, quasi confidenziale, come indicazioni di prassi pastorale che vuole tenere presente la situazione concreta e complessa in cui vivono non poche persone.

7. Il Magistero stesso invita a tenere presente da una parte l’immutabilità dei principi e della dottrina e dall’altra l’applicazione di questi principi ai casi concreti.
Ecco ad esempio quanto si legge in Amoris laetitia: “Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione” (AL 79).

8. Inoltre siamo certi che il Signore è fedele alle sue promesse e che non abbandonerà mai il suo gregge permettendo che vengano insegnate dottrine che non seguono la logica del Vangelo.

9. In mezzo ai clamori degli uni e degli altri noi dobbiamo quasi chiudere le orecchie, per tenere sempre lo sguardo fisso su Gesù, che ci chiede di andargli dietro cercando di attuare la nostra santificazione.
È necessario che da noi stessi ci impegniamo ad un maggiore silenzio nei confronti dei mezzi di comunicazione sociale per non perderci in inutili e dannose discussioni.
Più solleciti ad ascoltare che cosa dicono gli uni e gli altri corriamo il rischio di dimenticare il Maestro, che è con noi ed è in  noi.

10. Abbiamo Gesù Cristo, abbiamo la devozione a Maria, abbiamo la Divina Rivelazione, abbiamo il Magistero della Chiesa, tra cui i documenti del Concilio Vaticano II, abbiamo il Catechismo della Chiesa Cattolica e anche il Codice di diritto canonico, come tu hai ricordato.
Più che di ulteriori dichiarazioni a mio parere abbiamo tutti bisogno di una cosa sola, e cioè di mettere in pratica quanto si legge all’inizio del capitolo 12 della lettera agli ebrei: “Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Eb 12,1-3).

11. Secondo me questo è il problema più urgente per ciascuno di noi.
Pertanto anche tu non perderti d’animo, come dice l’Autore della lettera agli ebrei.
Tieni lo sguardo fisso su Gesù, attendi alla santificazione, corri con perseveranza verso l’obiettivo senza lasciarti trattenere da una parte o dall’altra.
Vivi in modo tale che tutto cooperi al tuo bene e ti sentirai sempre interiormente libero e ricco.

Ti ringrazio per quanto hai scritto, ti ricordo volentieri al Signore e in modo particolare ti benedico per i tuoi studi teologici e per il tuo futuro all’interno della Vigna della Santa Chiesa.
Padre Angelo