Quesito

Gentile padre Angelo,
sono un abituale frequentatore del sito dei Domenicani e in particolare della rubrica "Un sacerdote risponde",cui già in precedenza ho qualche volta
sottoposto alla Sua attenzione delle domande,sempre ottenendo puntuali e chiarificatrici risposte. Sono rimasto però alquanto sconcertato leggendo oggi una Sua risposta (numero del quesito "1780"), in cui è contenuta la seguente affermazione, che testualmente trascrivo: "Secondo il comune sentire della Tradizione, la Beata  Vergine non sarebbe morta di alcuna malattia,ma in un’estasi di amore di Dio che fu così forte da lasciare il corpo alla terra per andare così dritta con la sua anima  in cielo".
Mi perdoni, ma il Santo padre Pio XII non ha solennemente pronunciato ex cathedra il 1 novembre 1950, come dogma di fede, che" terminato il corso della vita terrena, Maria Santissima fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo? Come è possibile pertanto affermare, restando nell’ambito dell’ortodossia cattolica, che la Madonna al termine della sua vita terrena abbia lasciato il corpo alla terra? O io non intendo bene quanto da Lei affermato, o c’è qualche cosa che non torna.
Nell’attesa di un chiarimento, La saluto rispettosamente.
Vito


Risposta del sacerdote

Caro Vito,
ti ringrazio per l’assiduità e l’affetto con cui ci segui.

1. La risposta che ti ho dato sarebbe errata se avessi scritto che il corpo della Madonna fosse rimasto alla terra per sempre.
Ho scritto invece che “ha lasciato il corpo alla terra” perché nel momento della morte è avvenuto proprio questo.
In seguito, per intervento divino, è stato assunta in cielo.

2. Al momento della proclamazione del dogma dell’Assunzione tutti i teologi erano concordi nel ritenere che la Madonna fosse stata assunta in cielo in anima e corpo.
Ma differivano tra loro su un fatto: se la Madonna sia stata assunta in  cielo senza fare l’esperienza della morte o dopo la sua morte.
Pio XII non ha preso posizione su questo e ha usato un’espressione che lascia aperta la possibilità di sostenere sia l’una che l’altra tesi.

3. Giovanni Paolo II nel suo Magistero si è espresso a favore della seconda tesi.
In una catechesi dedicata proprio a quest’argomento ha detto:
“1. Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione del dogma dell’Assunzione ed afferma: «L’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima» (LG, 59). Con questa formula la Costituzione dogmatica «Lumen gentium », seguendo il mio Venerato Predecessore Pio XII, non si pronuncia sulla questione della morte di Maria. Pio XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la morte della Madre di Dio.
Alcuni teologi, in verità, hanno sostenuto l’esenzione della Vergine dalla morte e il suo passaggio diretto dalla vita terrena alla gloria celeste. Tuttavia questa opinione è sconosciuta fino al XVII secolo, mentre in realtà esiste una tradizione comune che vede nella morte di Maria la sua introduzione alla gloria celeste.

2. È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.
In questo senso hanno ragionato i Padri della Chiesa, che non hanno avuto dubbi al riguardo. (…) San Modesto di Gerusalemme († 634), dopo aver ampiamente parlato della «beatissima dormizione della gloriosissima Genitrice di Dio», conclude il suo «encomio» esaltando l’intervento prodigioso di Cristo che «la risuscitò dal sepolcro» per assumerla con sé nella gloria. San Giovanni Damasceno († 704), per parte sua, si chiede: «Come mai colei che nel parto passò sopra tutti i limiti della natura, ora si piega alle sue leggi e il suo corpo immacolato viene sottoposto alla morte?». E risponde: «Bisognava certo che la parte mortale venisse deposta per rivestirsi di immortalità, poiché anche il padrone della natura non ha rifiutato l’esperienza della morte.
Egli, infatti, muore secondo la carne e con la morte distrugge la morte, alla corruzione elargisce l’incorruttibilità e il morire lo fa sorgente di risurrezione».

3. È vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l’immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.
Coinvolta nell’opera redentrice e associata all’offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell’umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d ‘‘Antiochia afferma a proposito di Cristo: «Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?». Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte.

4. Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione. Se così non fosse stato, come avrebbe potuto la notizia restare nascosta ai contemporanei e non giungere, in qualche modo, fino a noi?
Quanto alle cause della morte di Maria, non sembrano fondate le opinioni che vorrebbero escludere per Lei cause naturali. Più importante è la ricerca dell’atteggiamento spirituale della Vergine al momento della sua dipartita da questo mondo. A tale proposito, san Francesco di Sales ritiene che la morte di Maria sia avvenuta come effetto di un trasporto d’amore. Egli parla di un morire «nell’amore, a causa dell’amore e per amore», giungendo perciò ad affermare che la Madre di Dio morì d’amore per suo figlio Gesù. (…)

5. In alcuni Padri della Chiesa troviamo la descrizione di Gesù stesso che viene a prendere sua madre nel momento della morte, per introdurla nella gloria celeste.
Essi presentano, così, la morte di Maria come un evento d’amore che l’ha condotta a raggiungere il suo divin Figlio per condividerne la vita immortale. Alla fine della sua esistenza terrena, Ella avrà sperimentato, come Paolo e più di lui, il desiderio di essere sciolta dal corpo per essere con Cristo per sempre (cfr Fil 1, 23).
L’esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all’ora suprema della vita” (Giovanni Paolo II, 26 giugno 1997).

Il tuo dubbio mi ha dato la possibilità di ripresentare il pensiero di Giovanni Paolo II che, sebbene non espresso in termini dogmatici, è tuttavia autorevole.
Ti ringrazio ancora per la fedeltà con cui ci segui, ti assicuro un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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