Quesito

Salve padre Angelo,
le scrivo perché sono un povero peccatore in cerca di luce, di aiuto, so che lei è una persona molto preparata da ciò che mi hanno detto e da ciò che ho letto dalle sue bellissime risposte.
In questo periodo, senza potermi recare da un sacerdote, mi sento molto alla prova.
C’è in me da un po’ di tempo un qualcosa che mi fa pensare che forse Dio mi sta chiamando a fare il prete. Sono un ragazzo di 17 anni. Il problema è che è come se avessi paura della chiamata, perché in tal caso, non so, penso che valuterò di rifiutarla, dirò di no a Dio, e questa cosa non mi fa stare tanto tranquillo. Penso “e se Dio mi chiama, che faccio?”. Io quando ho questi turbamenti, cerco di mettermi in meditazione ed essere pacato nel decidere e pensare, e quindi penso “fare il prete, come può essere? Mi piacerebbe? È ciò che voglio?” e qui le risposte che do io stesso sono che si, sarebbe bello, ma nell’atto di servire Dio e fare la carità, nel resto non lo so, non mi attira tantissimo. Appunto servire Dio e fare la carità è una cosa che posso fare nell’altro progetto per la mia vita, diciamo quello “mio”, che chissà, forse mi è ispirato da Dio, cioè quello di studiare medicina, e diventare un grande neuroscienziato, prendere quindi anche un dottorato in neuroscienze, e mirare alla cattedra universitaria in quest’ambito e dirigire la ricerca, mi appassiona questo mondo, ho già fatto diverse mie teorie e ideato paradossi, qualcosa ho scoperto che i primi a pensarla per certi versi furono Cartesio e Spinoza, che sto studiando a scuola. Appunto così posso ugualmente servire Dio, così posso ugualmente fare la carità, diciamo che un altro mio piccolo sogno è quello di andare ad aiutare i barboni per le strade.
Qualche settimana fa, il sacerdote da cui mi reco mi disse di fare la mia strada, e di seguire soprattutto quello che per me è il “Tutto” con la T maiuscola, e non il “tutto” con la t minuscola. Io penso che la T maiuscola la posso trovare seguendo la via di diventare un neuroscienziato, ma attenzione, nulla nella mia vita avrà significato se non l’affronterò con Gesù, per Gesù e in Gesù. Il “mio” progetto voglio farlo nella fede e per la gloria di Dio, voglio andare a distribuire piumoni in strada per l’amore di Dio. Però dopo che penso questo, dico, è veramente così? È questo il progetto che Dio ha per me? È la mia strada? E una domanda particolare che mi sono fatto dopo aver letto alcune cose a riguardo è: “e se questa mia convinzione che è questa la via, è frutto dell’ispirazione da parte di uno spirito maligno?”. E qui mi blocco, incapace di fare tutto, di studiare, di pensare, di essere felice e sorridere. Poi nella mia vita da molto piccolo, intorno gli 8 anni, mi sono messo a piangere pensando che gli avrei detto di Sì se Lui mi avesse chiamato, un si però detto nel senso di “che devo fare? Gli dico di sì” “se mi chiama ci vado” (a fare il prete). Poi una volta, uno/due anni fa, un altro prete, quello che c’era prima del prete che mi ha consigliato il Tutto con la T maiuscola, mi ha chiesto “perché non vai in seminario?”, ma non so per quale motivo, se è stato lo Spirito Santo o il mio angelo custode, sapevo almeno 10 prima, che me lo stava per chiedere appena mi avrebbe visto. Non so che significa. Un altro prete, molto bravo, che ora è in un altro paese, mi ha detto che prima di parlare di vocazione era meglio se mi fidanzavo, da quel momento mi sono fidanzato ma non ha funzionato, anche se ci risentiamo di nuovo con questa ragazza, e sinceramente mi piacerebbe innamorarmi e sposarmi, perché l’ho provato ed è un grande Dono che Dio ha fatto agli uomini quello di potersi amare. Se ho scritto così tanto è per darle tutte le informazioni su di me, così almeno posso dire che sa tutto ciò che c’è da sapere, ho bisogno di aiuto, io sono una persona che progetta e vuole avere degli obiettivi da raggiungere prima di agire, perché devo sapere dove devo andare per agire, perché non sapendolo vado alla deriva.
Mi aiuti, la prego.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. c’è un disegno grande di Dio su di te simile a quello voluto per Abramo: “Vattene dalla tua terra (…) verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione e ti benedirò” (Gn 12,1-2).
Stai vivendo il periodo della tua vita in cui Dio ti chiama per un progetto grande.
E su questo ha ragione quel prete che ti ha detto di scegliere la T maiuscola.

2. Il Signore però non ti dice ancora quale sia terra in cui realizzerai la tua vocazione.
Proprio come ha fatto con Abramo. Gli ha detto: “verso la terra che io ti indicherò”.
Gliela rivelerà in futuro, cammin facendo.
Abramo non insiste.
Non dice: voglio prima sapere dove mi condurrai.
Si fida, si lascia tenere per mano dal Signore e va avanti tenendosi permanentemente in atteggiamento di ascolto.
Senza saperlo, Abramo si irrobustiva sempre più nella fede.

3. Anche a te per ora Dio chiede la stessa cosa: che ti metta in cammino.
C’è una pluralità di potenziali chiamate, come emerge dalla tua mail.
Quale sia il cammino che devi percorrere però è chiaro: devi avanzare sempre più in Colui che ha detto Io sono la Via (Gv 14,6).
Io sono la Via e Io sono il cammino sono la stessa cosa.
Mentre camminerai, ad un certo momento il Signore ti illuminerà e ti farà capire in maniera chiara quale sia la tua vocazione.

4. Per scendere al concreto il cammino che devi fare per crescere in Cristo è quello tratteggiato da Giovanni Paolo II al termine del grande Giubileo del 2000 nella lettera Novo millennio ineunte.
L’ha tratteggiato in sette punti ed è valido per tutta la Chiesa e per ciascuno di noi.

5. Il primo punto è la santità. Questo è l’obiettivo generale al quale il Signore ci chiama.
L’obiettivo della nostra vita non è dunque il far soldi e darsi ai divertimenti.
Non è neanche l’orgoglio, il successo personale o il diventare il primo della classe.
In riferimento a questo il Santo Pontefice ha parlato della necessità di instaurare una pedagogia della santità.
Pertanto anche tu, giunto quasi alle soglie della vita attiva e del momento in cui ti inserisci da protagonista all’interno della società e della Chiesa, sei chiamato ad instaurare per la tua crescita personale una pedagogia della santità.

6. Ed ecco gli elementi di questa pedagogia della santità:
il primo è la vita di preghiera per mezzo della quale si fa entrare Dio nella nostra vita.
La preghiera consiste nello stare insieme col Signore, nel godere della sua compagnia per guardare con i suoi occhi gli eventi della nostra vita e soprattutto per contemplare quel suo volto nel quale gli Angeli desiderano fissare lo sguardo.
Dice Giovanni Paolo II: “Ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d’oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma «cristiani a rischio»” (NMI 34).

7. Un metodo per stare col Signore, farlo entrare nella nostra vita, contemplare il suo volto e guardare tutto con i suoi occhi è la preghiera quotidiana del Santo Rosario.
Questa preghiera ti costringe a fermarti, a stare un quarto d’ora col Signore, a fare silenzio, a sentire Dio nel silenzio della tua anima.
Qui Dio ti parlerà.

8. Poi il Papa indica come elementi indispensabili del nostro cammino l’Eucaristia domenicale e la confessione.
Non mi soffermo sull’Eucaristia perché è tanto evidente la sua necessità.
Una parola invece la spendo per la Confessione fatta in maniera regolare e frequente e possibilmente sempre col medesimo confessore, in modo che questi diventi come il Padre della nostra anima.
In questi termini ne parlava San Giovanni Bosco.
Falla dunque almeno a ritmo quindicinale.
Sia breve, ma ci sia sempre. È una sorgente rigeneratrice.

9. Giovanni Paolo II parla poi del primato della grazia.
È insostituibile lo stato di grazia per sentire la presenza del Signore e per godere di Lui.
Come un cadavere non sente e non gode, così analogamente avviene nella vita spirituale per chi vive privo della grazia santificante.
Ugualmente lo stato di grazia è assolutamente indispensabile perché le nostre azioni siano già fin d’ora universalmente efficaci e meritorie per la vita eterna.
Gesù ha detto: “Chi non raccoglie con me disperde” (Mt 12,30).
In altri termini spreca la sua esistenza.

10. Gli ultimi due punti del cammino sono l’ascolto della Parola e il suo annuncio.
L’ascolto della Parola è già una forma di preghiera perché è un incontro col Signore, un godere della sua presenza, un nutrirsi di Lui, un lasciarsi invadere della sua luce e dei suoi sentimenti.

11. Anche l’annuncio è indispensabile.
Lo è nel medesimo modo in cui per la luce è indispensabile illuminare.
Il primo annuncio, prima ancora che con le parole, sarà fatto già fin d’ora con la tua vita, animata dalla fede e dalla carità.
Vivi in modo tale che Cristo possa dire di te: “Tu sei la luce del mondo” (Mt 6,14).
Allora lui stesso ti metterà sul candelabro (nel nostro caso significa che ti indicherà con chiarezza la vocazione) perché tu possa illuminare tutta la casa.

12. In conclusione: per ora rimanendo aperto a tutte le vocazioni, mettiti in cammino come Abramo.
Se avanzerai nel cammino Colui che ti ha chiamato ad un certo momento come ad Abramo ti farà sentire in maniera certissima e luminosa qual è la terra sulla quale devi piantare la tua tenda.

Ti auguro dunque un buon cammino, una santa crescita in Cristo, che è la vita della tua anima e di ciascuno di noi.
Ti accompagno volentieri con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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