Quesito

Caro Padre Angelo,
mi chiamo G.M. e ho 22 anni. Le scrivo perchè ho molte perplessità in merito a determinate questioni di teologia morale. Poiché vedo che le sue risposte sono sempre molto chiare, vorrei che potesse illuminare anche le mie domande.
1. Innanzitutto: in una situazione di dubbio, se un’azione è lecita o meno, (da quello che so) non bisogna agire per non esporsi al commettere peccato. Tuttavia, allo stesso tempo, so di situazioni in cui c’è un “dubbio diverso”, ovvero: se hai il dubbio di essere in peccato mortale, e ti stai per accostare all’Eucaristia, puoi agire perchè non sei certo di essere in peccato. Che diversità di dubbio c’è tra il primo esempio e il secondo? Quando non bisogna agire perchè non è lecito in situazione di dubbio, e quando si può agire perchè “non si è certi” di qualcosa?
2. In molte mie confessioni ho accusato dei peccati affermando che quelli che dovevo accusare erano peccati gravi, ed invece non lo erano (perchè con il tempo mi sono accorto che quando li commisi non avevo avvertenza libero consenso). Li ho accusati così più per timore, perchè temevo fossero mortali. Ma ho sbagliato. Ora le chiedo: devo riaccusare di nuovo tutti quei peccati accusati male? Il problema è che non ricordo bene quali accusai male, e quali accusai con certezza che fossero peccati gravi.
3. Infine una domanda circa la correzione fraterna: ho visto l’ultimo quesito e le risposte che ha dato. Ma ho una perplessità: in Chiesa, di questo periodo, ci sono molte persone che vengono a messa con gonna corta o comunque sopra il ginocchio. Purtroppo il sacerdote, indaffarato, non dice mai niente. Allora mi chiedo: noi laici siamo obbligati a correggere queste persone dicendo loro che non possono far la comunione? Come ci si deve comportare in tali situazioni? Il problema che sono sempre io a dire ste cose, i miei amici dicono di lasciare stare.
Lei cosa mi consiglia?
Un abbraccio. Preghi per me (io farò lo stesso e la ricorderò durante la Santa Messa) e perchè il Signore mi illumini nei miei dubbi, mi converta, e mi dia la grazia di comprendere la Sua Volontà nella mia vita.
G.M.


Risposta del sacerdote

Carissimo G.M.,
1. circa la prima domanda è giusto quanto hai affermato: in una situazione in cui si dubita se l’azione sia buona o cattiva non è lecito agire perché ci si esporrebbe positivamente a fare il male.
Ad esempio: nel caso che il cacciatore dubiti se dietro la siepe ci sia una persona o una lepre è necessario che dissipare il dubbio prima di agire. Ciò equivale a fermarsi per non esporsi a uccidere una persona.
Qui l’urgenza di fermarsi è tanto più forte in quanto la cattura della lepre (senza entrare sul merito della liceità della caccia) non è un’azione obbligatoria.

2. Nel caso della Comunione la situazione è diversa perché qui si dubita di aver commesso un peccato mortale.
Qui il dubbio riguarda soprattutto il passato e, di riflesso, anche l’azione che si sta per compiere.

3. Ora a questo proposito dobbiamo tenere presente quanto dice San Paolo: “Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,28-29).
Si tratta di una legge, certamente, ma della quale in questo momento non siamo certi se ci obblighi a non fare la Comunione.
Ebbene, tutti i teologi moralisti convengono nel dire che la legge dubbia non obbliga. Pertanto non sussiste il divieto di fare la Comunione.
Tanto più che il Concilio di Trento dice che uno deve confessare i peccati di cui “ha coscienza” (conscientiam habet). Ed è sottinteso: di cui è certo in coscienza di averli commessi.

4. Successivamente mi dici che in molte tue confessioni hai accusato come peccati gravi peccati che non lo erano (perchè con il tempo ti sei accorto che quando li avevi commessi non avevi avvertenza e libero consenso).
Non entro nel merito dell’ignoranza: se fosse colpevole o incolpevole.
Tu di fatto li hai accusati. Essi avevano per lo meno materia grave, da quanto dici.
Pertanto sebbene tu possa aver esagerato nell’accusa di te stesso, non avevi alcuna intenzione di alterare il sacramento e soprattutto ti è stata data l’assoluzione.
Pertanto non c’è alcun motivo di tornare indietro.

5. Sulla correzione fraterna: non è tuo dovere intervenire in questo caso, tanto più che la valutazione sull’abbigliamento indecente molto spesso è soggettiva.
Quanto ti hanno suggerito i tuoi compagni è un atteggiamento prudenziale corretto.

Volentieri ti assicuro la mia preghiera e in particolare perché desideri conoscere con chiarezza la volontà di Dio per il tuo futuro.
Ti ringrazio per gli auguri. Che anche per te il Natale sia ricco di grazia e di pace.
Ti benedico e ti ricordo al Signore.
Padre Angelo