Quesito

Gentile Padre Angelo,
nel ringraziarla per l’interessante rubrica che conduce e che mi ritrovo spesso a seguire, vorrei sottoporre alla sua attenzione una intuizione a cui sono arrivato non senza qualche fatica.
In particolare vorrei riflettere sullo stato denominato "gay" ed "omosessuale" che molte persone soprattutto giovani vivono spesso con molte difficoltà.
Premesso che gay si nasce ed omosessuali si diventa (con la condotta), ritengo che nascere ed essere "gay" corrisponda ad una difficoltà da parte della persona di scorgere una "grazia" che Nostro Signore gli ha riservato, una grazia in particolare da malattia. Ma quale malattia? 
Lei ben sa dei grandi progressi della scienza in particolare degli aspetti legati al DNA alla lettura del Genoma umano ed alla possibilità di prevenire le malattie. Una analisi del patrimonio genetico permetterebbe di riconoscere molte malattie ma non spiegare perchè non si siano manifestate.
Secondo me la persona Gay è quella persona che ha ricevuto un bene enorme ma che non è riuscita ancora appunto a cogliere questa Grazia alla nascita: una malattia che sarebbe dovuta sorgere alla nascita e che invece non si è manifestata grazie, perché no, ad un intervento divino; una persona che è stata molto amata da Dio ma che non è riuscita a riconoscere tale amore.
La persona gay con proprie pulsioni manifeste è una persona che ha bisogno di così tanto amore (perché tanto è stato amato) che se non ben interpretato non può che sfociare in un amore omosessuale. Forse i tempi non sono ancora maturi per una tale valutazione.
Questo giustificherebbe perché la Chiesa consideri l’essere Gay come una deviazione o una tendenza da correggere.
Grazie per la sua attenzione 
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea
1. Tu scrivi: “Premesso che gay si nasce ed omosessuali si diventa (con la condotta)”.
Ebbene, questa premessa va dimostrata. Finora nessuno è riuscito a dimostrarlo seriamente.
Che in alcune persone vi possano essere delle predisposizioni, non lo nego. Ma in genere la causa di questo fenomeno è di ordine psicologico.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dicendo che “la sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile” (CCC 2357) inclina a cercare le cause nell’ambito psichico.
 
2. Inoltre mi dici che è una malattia e che pertanto si tratta di una grazia molto grande, non ancora scoperta.
Ora la malattia, in quanto difetto della natura, non è una grazia, ma una disgrazia.
Che poi Dio sappia trarre anche dalle disgrazie dei beni più grandi sono d’accordo.
Ma l’essere gay, in quanto tale, non è un dono di Dio, non è una grazia, è un defectus naturae.

3. Il Magistero della Chiesa ne parla come di un disordine.
Precisa subito che l’inclinazione gay è un disordine, ma non un peccato.
È un disordine perché i sessi sono dissimili fra di loro per incontrarsi nella loro diversità e complementarietà.

4. La grazia più grande che ne può venir fuori può essere ad esempio la dedizione totale di se stessi alla società e alla Chiesa.
Vivendo nella purezza, fanno dono di sé spendendo tutte le proprie energie per il Vangelo o per il bene degli altri.
Proprio per questo il defectus naturae di cui si è parlato non è irreparabile.
La santità è possibile per tutti, anche per coloro che sono gay.
Non però in quanto sono gay, ma perché anch’essi sono chiamati ad amare con il cuore stesso di Cristo.
E di fatto non possiamo escludere che ci siano stati santi e che vi saranno anche tra persone con inclinazioni omosessuali!

Ti ringrazio per lo spunto di riflessione che hai offerto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo