Quesito

Caro Padre Angelo,
le volevo porre delle domande:
1)in alcuni casi è lecito disobbedire alla Chiesa e obbedire invece alla propria coscienza, ovviamente cristianamente formata?
Ratzinger nel 1969 scriveva
“””Ben pochi fra i cattolici, conoscono l’autentica dottrina cattolica che, peraltro, è sottolineata anche nel Catechismo dove si cita una frase simile di Newman: “la coscienza è il primo dei vicari di Cristo. Questo significa che i cattolici hanno il dovere di dire la verità, di riconoscerla anche quando fa male e di affermarla anche contrapponendosi a uomini di Chiesa. Quanto avrebbe da guadagnare la Chiesa dall’esistenza nel mondo cattolico di uomini liberi come erano nel Medioevo santa Caterina, Dante o Antonio da Padova, veri figli di Dio i quali sanno che non si serve Dio con la menzogna, con l’omertà e col servile vassallaggio di un certo clericalismo. Quanti fatti orrendi sarebbero stati evitati, risparmiando alla Chiesa la vergogna e l’onta.
Al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita prima di ogni altra cosa, se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica.?L’enfasi sull’individuo, a cui la coscienza si fa innanzi come supremo e ultimo tribunale, e che in ultima istanza è al di là di ogni pretesa da parte di gruppi sociali, compresa la Chiesa ufficiale, stabilisce inoltre un principio che si oppone al crescente totalitarismo.”””
Ma quali sono i margini di questa libertà di coscienza?
2) L’interpretazione e l’applicazione nei casi concreti della dottrina sociale spetta ai laici o ai sacerdoti?
Se il papa condanna e chiede l’abrogazione di una legge (per esempio 194.78)in nome del magistero e la nostra coscienza, cristianamente formata, ritiene l’abrogazione non possibile e inopportuna,a chi bisogna dare ascolto?
Se  la CEI condanna un disegno di legge (per esempio i DICO), ma la nostra coscienza ,cristianamente formata,ritiene le accuse a quel ddl sbagliate ,a chi bisogna dare ascolto?
E’ lecito sostenere tesi che benchè non siano state condannate ,non sono mai state del tutto accettate ufficialmente?
Grazie


Risposta del sacerdote

Caro Niccolò,
1. J.H. Newmann ha scritto pagine molto belle sulla coscienza.
Tuttavia non le ha scritte per fare della coscienza un contraltare a quanto dice il magistero della Chiesa.
La coscienza formata è quella che si informa e sa ascoltare anche quanto dice il magistero.
Anzi, la coscienza formata sa che il proprio giudizio personale può sbagliarsi, mentre il Magistero non sbaglia in materia di fede e di morale.
La coscienza formata sa che al Magistero è stato garantito qualcosa ed è assistito dallo Spirito Santo e sa anche che il credente, se vuole essere tale, deve preferire la proposizione del magistero alla sua personale.

2. Ti riporto alcune espressioni di J.H. Newmann sulla coscienza:
“La mia natura sente la voce della coscienza come una persona. Quando le obbedisco, mi sento soddisfatto; quando le disobbedisco, provo un’afflizione, proprio come ciò che sento quando accontento o dispiaccio qualche amico caro… Un’eco implica una voce; una voce, qualcuno che parla. È colui che parla che io amo e venero” (J.H. Newman, Callista, London 1910, pp. 314-315).
“La legge divina è la regola suprema delle azioni; i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre parole, le nostre azioni, tutto quanto è umano, va soggetto al dominio della legge divina, e questa legge diventa suprema della nostra condotta per mezzo della coscienza nostra. Donde ne deriva non essere mai lecito agire contro coscienza; così si esprime anche il quarto concilio lateranense, il quale dice: “quidquid fit contra conscientiam, aedificat ad gehennam”.
La coscienza non consiste… in un desiderio di essere coerenti con se stessi; essa è un messaggero che viene da Colui che, tanto nella natura che nella grazia, ci parla quasi attraverso un velo e ci ammaestra e ci guida col mezzo dei suoi rappresentanti. La coscienza è un vicario aborigeno (il primo fra tutti) di Cristo, un profeta delle sue informazioni, un monarca nei suoi ordini, un sacerdote nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi; ed anche se l’eterno sacerdozio che si trova incarnato nella Chiesa potesse cessare di esistere, nella coscienza permarrebbe il principio sacerdotale ed avrebbe il predominio” (Id., Lettera al duca di Norfolk, c. 5).

3. Anche il giudizio di coscienza erroneo, se è certo, è obbligante.
Evidentemente non perché è erroneo, ma perché è certo e, in quanto tale, viene ritenuto come la voce di Dio all’interno dell’anima.
Ad esempio: se uno crede che la festa di santo Stefano sia di precetto e omette la partecipazione alla Messa, certamente commette un peccato. Infatti non obbedisce a ciò che reputava conforme alla voce di Dio dentro di sé.

4. Ma, dimmi Niccolò, come può un cristiano ben formato mettere in antitesi il pronunciamento del Magistero con quello della propria coscienza e optare a favore di quest’ultima?
Il cristiano ben formato sa che il pronunciamento del Magistero ecclesiastico entra come componente essenziale nella formazione del proprio giudizio di coscienza.
Ciò significa che, in caso di contrasto, sa rinunciare al proprio pensiero (di cui riconosce di non godere di nessuna assistenza dall’alto) e opta per il pronunciamento del Magistero, di cui sa godere dell’assistenza dello Spirito Santo.
Questo è agire da credenti, e cioè da persone che si lasciano guidare dalla luce di Dio che continua illuminare attraverso la Chiesa.

5. L’articolo di Ratzinger fu scritto nel 1969. Bisogna vedere in quale contesto è stato scritto.
Oggi il Papa lo scriverebbe come l’ha scritto circa quarant’anni fa?

6. Mi chiedi se “l’interpretazione e l’applicazione nei casi concreti della dottrina sociale spetti ai laici o ai sacerdoti”.
Intanto va precisato che i sacerdoti non costituiscono il Magistero.
Inoltre al Magistero sociale della Chiesa spetta esprimere anche giudizi e dare direttive di azione.
Tuttavia il Magistero (il Papa o un Concilio) non scenderà mai a dire che la legge 194/78 va abrogata.
Dirà che in ogni nazione deve essere superata la normativa che legalizza l’aborto. Così pure i vescovi di una nazione possono dire che una legge del loro paese è palesemente ingiusta e va abrogata.
Le forme e i modi concreti spettano ai fedeli laici che agiscono interpellando o lasciandosi interpellare dai loro vescovi e in comunione con loro

6. Mi chiedi poi se la coscienza di un laico “cristianamente formata” possa ritenere l’abrogazione non possibile e inopportuna”.
Tralasciando il discorso sull’opportunità dell’abrogazione, non è possibile che la coscienza di un laico sia cristianamente formata e contemporaneamente in dissenso dai pastori. Il motivo l’ho espresso sopra.

7. Mi chiedi inoltre: se “la CEI condanna un disegno di legge (per esempio i DICO), ma la nostra coscienza, cristianamente formata, ritiene le accuse a quel ddl sbagliate, a chi bisogna dare ascolto?
Ripeto che la coscienza non è cristianamente formata se è in dissenso da quanto dice la conferenza episcopale appoggiata ripetutamente da intervento del Romano Pontefice.

8. Mi chiedi infine se sia “lecito sostenere tesi che benché non siano state condannate, non sono mai state del tutto accettate ufficialmente?
In linea di massima direi di sì. Ma bisogna vedere in concreto di che cosa si tratta.

Ti ringrazio dei quesiti di scottante attualità. Mi hai dato l’opportunità di chiarire che cosa si intenda per coscienza cristianamente formata.
Ribadisco che non è cristianamente formata se è in dissenso su questioni riguardanti la fede e la morale.
Ti assicuro una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo