Quesito

Caro padre Angelo,
le chiedo anche privatamente se sia moralmente lecito pagare il riscatto a terroristi per una persona rapita.
Il caso, dal punto di vista etico, si inquadra nella cooperazione materiale al male. Nella cooperazione formale, colui che coopera condivide l’intenzione dell’agente principale: Tizio vende un’arma a Caio sia per guadagnarci sia per aiutare Caio a compiere un assassinio.
Nella cooperazione materiale, invece colui che coopera non condivide l’intenzione dell’agente principale: è il caso del riscatto per la liberazione di una persona rapita.
La cooperazione materiale può essere, a seconda dei casi, lecita o illecita.
Per comprendere se è moralmente lecita o illecita occorre applicare il principio del duplice effetto, principio che viene chiamato in causa quando un atto produce un effetto positivo (o più di un effetto positivo) e un effetto negativo (o più di un effetto negativo). Il principio del duplice effetto consta di alcune condizioni che occorre soddisfare affinché l’azione, che produce questi effetti contrastanti, sia moralmente lecita.
Prima condizione esige che la natura dell’atto sia buona. È una condizione implicita alla fattispecie interessata dal principio del duplice effetto: si compie l’atto per ottenere l’effetto positivo. In questo caso si paga una somma di denaro per vedere liberata la persona sequestrata. L’atto è in sé moralmente lecito.
Seconda condizione prevede che l’effetto negativo non sia voluto direttamente ma meramente tollerato. Come già accennato, l’agevolazione di future attività terroristiche, tramite il pagamento del riscatto, è effetto tollerato, non ricercato direttamente.
Terza condizione chiede che l’effetto negativo non sia causa dell’effetto positivo: l’agevolazione di future azioni terroristiche non ha prodotto la liberazione dell’ostaggio. È dunque effetto negativo che non ha un nesso causale con l’effetto positivo.
Una quarta condizione prevede che si versi in stato di necessità: la soluzione di pagare il riscatto era la soluzione ottimale, ossia l’unica soluzione che prometteva i maggiori benefici rispetto agli effetti negativi prodotti. Facciamo dunque il caso che, ad esempio, un intervento militare avrebbe causato più danni che benefici rispetto alla soluzione del pagamento del riscatto.
Veniamo infine ad una quinta condizioneche nel caso di specie è quella che fa la differenza: gli effetti positivi devono essere di pari importanza degli effetti negativi o di maggior importanza tenendo altresì in conto la probabilità che si verifichino sia gli effetti negativi che quelli positivi. Nella vicenda del riscatto della persona rapita gli effetti negativi, assai probabili, sopravanzano per importanza quelli positivi, quindi l’atto risulta essere inefficace, più in particolare risulta essere dannoso. Infatti su un piatto della bilancia abbiamo un duplice effetto buono: la salvezza e la liberazione di una donna. Sull’altro piatto della bilancia abbiamo molti più effetti negativi della medesima natura: quei soldi serviranno per uccidere più di una persona e per sequestrare molte altre persone. Insomma il gioco non vale la candela.
Tommaso d’Aquino spiega che alcune condizioni in cui è calato un atto possono mutarne la natura: da astrattamente buona a concretamente malvagia. L’Aquinate scrive: «un atto che parte da una buona intenzione può diventare illecito, se è sproporzionato al fine» (Summa Theologiae, II-II, 64, 7). Traduciamo: paghiamo il riscatto con l’intenzione buona di liberare la persona  rapita, ma le modalità dell’atto fanno sì che esista una sproporzione tra effetti negativi a danno di quelli positivi, proprio perché i soldi versati avranno salvato e liberato una persona a fronte della morte e incarcerazione di molti più innocenti. Dato che l’atto è alla fine dannoso (o globalmente inteso come dannoso), l’intelletto lo giudica irragionevole e quindi malvagio.
Grazie della sua disponibilità.
Cari saluti e un ricordo nella preghiera
don Giancarlo A.


Risposta del sacerdote

Caro don Giancarlo,
1. innanzitutto mi complimento per l’articolazione del tuo ragionamento che si mostra saldamente ancorato alla dottrina comune della teologia morale che fa riferimento al volontario indiretto o all’azione da cui consegue un duplice effetto, uno buono e uno cattivo.
Tu inquadri il caso all’interno della cooperazione al male, che giustamente distingui in materiale e formale.
Nella fattispecie il pagamento del riscatto per una persona rapita da terroristi si tratta di una cooperazione materiale all’azione del terrorismo.

2. Tuttavia giustamente fai notare che la cooperazione materiale potrebbe diventare illecita qualora non si salvassero scrupolosamente i quattro criteri che regolamentano il volontario indiretto.
Sottolineo quattro, perché tu ne hai menzionati cinque.
Infatti quella che tu chiami terza condizione è riconducibile facilmente alla seconda.
Ma questo appunto è del tutto è secondario rispetto al tema che mi hai proposto.

3. Tu dici che ciò che rende illecito il pagamento del riscatto ai terroristi è la sproporzione tra l’effetto buono (la salvezza di una persona) e quello negativo (le continue stragi di innocenti causate dal terrorismo).

4. Tuttavia la tua conclusione mi fa difficoltà.
E questo per un duplice motivo.
Il primo è dovuto alla dignità della persona.
Ogni persona ha un valore infinito.
San Tommaso con mirabile espressione ha affermato che “la persona significa quanto di più perfettissimo si trova in tutto l’universo, cioè il sussistente di natura razionale” (persona significat id quod est perfectissimum in tota natura, scilicet subsistens in natura rationali; Somma teologica, I, 29, 3).
Dice anche che “le creature intellettuali (nel nostro caso le persone umane, n.d.r.) hanno maggiore affinità col tutto. Ciascuna sostanza intellettuale è in qualche modo tutto poiché con la sua intelligenza abbraccia ogni essere; mentre ogni altra sostanza particolare possiede soltanto una partecipazione dell’essere” (Somma contro i gentili, III, 112, 5).
E ancor più precisamente e profondamente afferma che “il concetto di parte non si può applicare alla persona” (ratio partis contrariatur personae, III Sent., d.5,3,2).
La persona umana è pertanto un tutto.
Sicché possiamo dire che la società umana è un tutto composto di tanti tutto e non di tante parti, perché “il concetto di parte non si può applicare alla persona”.
Questo porta a dire che la grandezza della persona umana non si misura dal punto di vista aritmetico per cui molti sono più di uno.
Infatti ogni singola persona umana è un tutto e vale quanti molti insieme.

5. Il secondo motivo per cui la tua conclusione mi fa difficoltà è che il pagamento del riscatto non dovrebbe attuarsi in maniera supina ma attraverso tutti quegli accorgimenti che contemporaneamente portano a scoprire i terroristi, a sgominarli e ad impedire quelle stragi che secondo il criterio della sproporzione aritmetica ti hanno portato a dire che non sarebbe giusto pagare il riscatto.
D’altra parte non servono forse anche a questo i servizi segreti di uno stato o i servizi segreti internazionali?
Certo, il pagamento di un riscatto è una vera capitolazione di fronte alle forze del male. Ma un buon stratega mentre finge la capitolazione deve preparare il riscatto.

6. Ti ho espresso il mio pensiero, che non è apodittico.
Ma è il medesimo pensiero che ha mosso tanti a dire ad esempio che era necessario pagare il riscatto per Aldo Moro, mentre altri a quei tempi dicevano di no.

Mi complimento ancora per la tua conoscenza di alcuni principi della teologia morale fondamentale, ti auguro ogni bene e ti ricordo volentieri al Signore.
Padre Angelo

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