Quesito

Caro Padre Angelo,
approfitto dell’occasione per salutarla e la ricordo nella preghiera.
Ho da porle alcune domande.
È capitato che in passato la Chiesa indicasse un comportamento come peccato, chiedendone la confessione, e che poi successivamente sia tornata indietro sui suoi passi?
Mi può, se non diventa troppo lungo, fare un elenco dei mali intrinseci proposti dal Magistero, indicando se sono stati dati dal giudizio infallibile del papa o mediante quello che appartiene alla Chiesa in comunione al Papa.
E’ possibile sostenere la tesi secondo la quale la Chiesa non è infallibile sulle questioni di morale?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
bisogna distinguere tra l’insegnamento morale e i precetti disciplinari.

1. Per quanta riguarda i pronunciamenti sulla legge morale la Chiesa non ha mai cambiato l’insegnamento. Tutt’al più l’ha perfezionato.
A questo proposito ti riporto quanto Giovanni Paolo II scrive nella nota 100 dell’enciclica Veritatis splendor: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962): “Occorre che questa dottrina (= la dottrina cristiana nella sua integralità) certa e immutabile, che dev’essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altra cosa infatti è il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra venerabile dottrina, e altra cosa è la forma con cui quelle vengono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (VS, nota 100)
Giovanni Paolo II ritorna sul medesimo concetto in un’altra nota della VS, nella quale riporta un’affermazione di Paolo VI: “Si deve evitare di indurre i fedeli a pensare differentemente, come se dopo il Concilio fossero oggi permessi alcuni comportamenti, che precedentemente la Chiesa aveva dichiarato intrinsecamente cattivi. Chi non vede che ne deriverebbe un deplorevole relativismo morale, che porterebbe facilmente a mettere in discussione tutto il patrimonio della dottrina della Chiesa?” (VS, nota 131).

2. Diverso invece è il discorso sui precetti disciplinari. La chiesa, come li stabilisce, così li può togliere. Ad esempio un volta era obbligatorio fare digiuno e astinenza nella vigilia di Natale. Adesso non lo è più.

3. Mali intrinsecamente gravi sono i peccati che di suo hanno materia grave, come ad esempio l’idolatria e la superstizione, la bestemmia, lo spergiuro, l’omicidio, ogni atto contro il sesto comandamento, il furto dei beni materiali e spirituali, la menzogna.

4. Non è possibile sostenere che la Chiesa non goda dell’infallibilità anche in questioni morali.
L’infallibilità non è legata solo ai pronunciamenti dogmatici, ma anche al Magistero ordinario della Chiesa quando i vescovi convengono con il Romano Pontefice nel ritenere come definitiva una determinata dottrina (Lumen Gentium 25).
Giovanni Paolo II in Evangelium vitae ha proposto come insegnamento definitivo l’immoralità dell’omicidio, dell’aborto e dell’eutanasia.
Ugualmente in altri momenti del suo magistero ha detto che l’insegnamento della Chiesa sulla contraccezione è definitivo.

Ti saluto, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo