Quando siamo privi della grazia, non meritiamo nulla?

Quando siamo privi della grazia, non meritiamo nulla?

Quesito

Caro Padre,
volevo sapere questo: si dice che se uno non è in grazia di Dio (perchè ad esempio non va a messa tutte le domeniche) le sue opere non sono meritorie.
Allora tutte le opere buone che si fanno, oppure le fatiche del lavoro, le umiliazioni che si subiscono, le sofferenze che si affrontano (per esempio uno che soffre di una malattia per tutta la vita) non servono a niente?
Grazie per la risposta.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
supponiamo che sia stata organizzata una corsa e ci sia un premio per tutti quelli che vi prendono parte. Anzi, vi sia un premio proporzionato al posto raggiunto nella classifica.
Ebbene, tutti quelli che gareggiano hanno diritto al premio.
Ma se invece di correre, ci si siede su una panchina e si conversa del più e del meno, si può dire che si è corso e che si ha diritto al premio?
Evidentemente no. L’esempio ci da un’idea della risposta da dare al tuo quesito.

– Quando noi parliamo di merito, intendiamo il merito soprannaturale, che da diritto ad un premio di ordine soprannaturale.
Per conseguire questo premio è necessario che tra l’azione e il premio vi sia una proporzione. In altri termini si richiede che l’azione compiuta abbia un valore soprannaturale.
Ebbene, solo l’azione compiuta in grazia, e cioè da innestati in Cristo come tralci alla vite, può meritare un simile premio.
Quando si è privi della grazia, non si è vitalmente innestati in Cristo. Un tralcio staccato dalla vite non può produrre frutto.
Pertanto, per quanto le azioni compiute possano essere buone, tuttavia non sono soprannaturalmente meritorie. Per questo vengono dette “opere morte”.
San Paolo allude a questo quando dice: “E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova” (1 Cor 13,2-3).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “La carità di Cristo in noi è la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio. La grazia, unendoci a Cristo con un amore attivo, assicura il carattere soprannaturale dei nostri atti e, di conseguenza, il loro merito davanti a Dio e davanti agli uomini” (CCC 2009).

– Pertanto, se uno è consapevole di essere privo della grazia, deve fare il possibile per ricuperarla. E può ricuperarla anche attraverso un sincero atto di dolore (i teologi parlano di dolore perfetto), il quale include il proposito di confessarsi.
In questo modo tutte le opere possono meritare soprannaturalmente.
Il Signore ha detto: “Chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).
Tuttavia, ricuperata la grazia per mezzo di questa via straordinaria, non è lecito in via ordinaria fare la Santa Comunione senza essere confessati.
La Santa Comunione manifesta una interna ed esterna comunione con la Chiesa. E questa comunione non è piena se non è preceduta anche dal Sacramento della Riconciliazione che ripara in maniera piena la comunione con Cristo e con la Chiesa.

– Tuttavia le opere morte, sebbene non meritino soprannaturalmente, meritano qualche cosa sotto il profilo naturale.
S. Caterina da Siena, dopo aver ribadito che “nessuna utilità nell’ordine della grazia possiamo fare né a noi, né agli altri, senza la carità” e che “senza la carità, nessun bene o atto di virtù vale per la vita eterna”, soggiunge: “tuttavia nessun bene si deve tralasciare, perché ogni bene è rimunerato e ogni colpa punita.
Il bene, senza la carità, non vale per la vita eterna, ma vale per molte altre cose, ricevendo grazia da Dio. Poiché Dio non vuole che quel bene passi senza rimunerazione, lo rimunera alcune volte concedendogli il tempo per convertirsi, talvolta ponendo il peccatore nel cuore dei servi di Dio esortandoli a pregare per lui… Oppure lo rimunera in cose temporali, quando il peccatore non si dispone, per sua colpa, a ricevere le grazie spirituali”.

Come vedi, Luca, il Signore è sempre estremamente buono. E a chi opera il bene, comunica sempre qualche vantaggio.

Ti auguro una buona e santa Pasqua.
Ti benedico.
Padre Angelo