Quando si recita il Padre nostro durante la Santa Messa è meglio tenere le mani levate al cielo o darle a chi ti è accanto in fraterna stretta?

////Quando si recita il Padre nostro durante la Santa Messa è meglio tenere le mani levate al cielo o darle a chi ti è accanto in fraterna stretta?

Quando si recita il Padre nostro durante la Santa Messa è meglio tenere le mani levate al cielo o darle a chi ti è accanto in fraterna stretta?

Quesito

Un buon giorno nel Signore, padre Angelo!
Avendo sempre visto fare, a seconda dei posti o delle persone, in due modi diversi, le vorrei domandare: quando si recita durante la Santa Messa la “preghiera dei figli”, è meglio tenere le mani levate al cielo (non in modo plateale, s’intende) o darle a chi ti è accanto in fraterna stretta? Inoltre, qual è l’origine (se è nota) delle due diverse “gestualità”? So che di solito, in ambito liturgico, la posizione del corpo rispecchia simbolicamente la disposizione interiore che il fedele ha/sarebbe meglio che avesse; in questo caso, quali sono i precisi significati legati ai due modi summenzionati?
Perdoni se l’ordine delle domande non è forse congeniale a quello delle risposte: non si faccia dunque problemi a darle nel modo più funzionale all’organicità del testo completo.
Grazie di cuore per la disponibilità con cui quotidianamente è aperto –nel rispondere alle domande di noi visitatori– al Signore che, come S. Matteo, ha chiamato lei alla Sua sequela e a dispensare agli affamati quel “cibo dell’anima” ch’è la Sua  Parola e, in senso ancor più proprio, il Suo Corpo santissimo nel Sacrificio eucaristico!
La saluto e benedico nel nome di Maria santissima, madre nostra e Madre di Dio; con vivissima stima,
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
1. la disciplina della Chiesa sui sacramenti non prevede che i fedeli nella liturgia eucaristica si tengano per mano durante la recita del Padre nostro.
Consente di allargare le braccia, perché questo è l’atteggiamento dell’orante, come del resto già fa il sacerdote.

2. Non nego che il tenersi per mano esprima la fraternità anche nel rivolgersi a Dio. Non è escluso che un giorno la Chiesa lo consenta.
Ma per ora non è previsto, anche se tanti lo fanno ugualmente.
Per il gesto di fraternità la Chiesa ha indicato il segno della pace che si fa di lì a poco.

3. Io sono dell’idea che è meglio attenersi alla normativa della Chiesa.
La liturgia è della Chiesa e di essa noi siamo ministri. E al ministro si richiede di essere fedele, come dice San Paolo in 1 Cor 4,2.

4. Circa l’origine della postura nel modo di pregare: quella di tenere le mani aperte e sollevate verso l’alto c’è sempre stata, come emerge anche dai dipinti delle catacombe, dai mosaici antichi dai sarcofagi, ecc…
Tertulliano, scrittore cristiano del secondo secolo, nel De oratione scrive: “I cristiani pregano con lo sguardo rivolto al cielo; con le mani aperte e portate in alto, perché mani innocenti, a testa nuda… Noi non ci accontentiamo di alzare le mani come i pagani, ma le stendiamo in ricordo della passione del Signore.
Noi non alziamo le mani con ostentazione, come i pagani, ma in maniera sobria e umile, né col volto eretto in atteggiamento di audacia”.

5. D’altra parte Davide nel salmo dice: “Alzate le mani verso il santuario e benedite il Signore” (Sal 134,2).
E san Paolo: “Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche” ( 1 Tm 2,8).

6. L’atteggiamento di tenersi per mano è recente.
Alcuni dicono che è nato in ambiente protestante.
Ma questo di per sé non conta perché “la verità da chiunque venga detta proviene dallo Spirito Santo”, come amava ripetere San Tommaso facendo propria l’affermazione di un discepolo di Sant’Ambrogio, comunemente detto Ambrosiaster.

7. È chiaro che nella preghiera privata o fuori della liturgia non si è tenuti alla disciplina della Chiesa e allora lo si può recitare il Padre nostro anche stando seduti o tenendosi per mano.

8. Mi piace ricordare a questo proposito che San Domenico nella sua preghiera personale aveva diversi modi di posizionarsi.
Si legge: “Talvolta si metteva davanti all’altare in posizione ben eretta, senza appoggiarsi né sostenersi, con le mani aperte sul petto come (a sostenere) un libro. E restava in piedi così con grande riverenza e devozione, come leggendo alla presenza di Dio. Sembrava meditasse le parole di Dio, ripetendole dolcemente a se stesso.
Talvolta giungeva le mani, tenendole fortemente unite davanti agli occhi e tutto chiudendosi in se stesso.
Tal’altra le alzava all’altezza delle spalle (come fa il sacerdote nella Messa), quasi volesse tendere l’orecchio per udire meglio qualcosa. Avresti creduto vedere un profeta intrattenersi con un angelo o con Dio. (…).
Il santo padre Domenico alle volte fu visto pregare anche con le mani e le braccia completamente aperte e stese a forma di croce, mentre col corpo stava il più possibile eretto.
Questa forma di preghiera non era frequente, ma egli vi aveva fatto ricorso quando, per divina ispirazione, sapeva che in virtù della sua preghiera sarebbe avvenuto qualcosa di grande e di meraviglioso.
Così a Roma quando risuscitò il giovane che era morto cadendo da cavallo; così a Tolosa quando salvò circa quaranta pellegrini inglesi che stavano annegando nel fiume; così durante la celebrazione di una Messa” (Cfr. Le nove maniere di pregare di San Domenico).

9. In conclusione: un conto è pregare per conto proprio e un altro conto è pregare nella liturgia.
Questa preghiera è pubblica e giustamente è normata dalla Chiesa.

Ti ricordo volentieri nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo