Quesito

Caro Padre Angelo,
Avrei due quesiti teologici che non riesco a risolvere. 
1. Si può dire che un atto è male a livello oggettivo, anche se la persona non ha la consapevolezza che lo sia? Per esempio, si può dire che un fornicatore compie un atto malvagio a livello oggettivo anche se a livello soggettivo a lui non è mai stato rivelato che la fornicazione offende Dio e quindi rimane senza colpa? In altre parole, la cattiveria di un atto è sempre determinata dall’intenzione della persona, oppure un atto può essere cattivo in sé, anche se la persona può uscirne senza colpa nel caso in cui non conosce chiaramente che un atto è gravemente disordinato? Sarebbe forse meglio dire che un atto di questo tipo è erroneo o sbagliato ma non cattivo o malvagio?
2. Se una persona adora un idolo senza avere in coscienza la consapevolezza che sta compiendo un atto che offende Dio, o se adora un idolo credendo di rendere culto a Dio, rende effettivamente culto a Dio siccome questo tipo di atto può essere visto come un atto religioso? Compie, quindi, un atto buono?
La ringrazio in anticipo e ringrazio Dio per il suo servizio alla Chiesa.
In Cristo,
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo, 
1. a proposito del primo quesito è necessario distinguere tra ignoranza invincibile colpevole e ignoranza invincibile ma colpevole.
Di per sé l’ignoranza scusa dal peccato.

2. L’ignoranza è invincibile quando non è ovviabile perché il soggetto non riesce a comprenderla o anche perché, tentate tante vie, non giunge a nessuna conclusione.

3.Può essere esente da colpa, come ricorda il Concilio: “Succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo perda la propria dignità” (GS 16).
In tal caso “il male commesso dalla persona non può esserle imputato. Nondimeno resta un male, una privazione, un disordine. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori” (CCC1793).

4. Per portare degli esempi: si posteggia dove c’è il divieto di posteggio. Ma il cartello che vieta il posteggio non c’è perché qualcuno l’ha rimosso. In tal caso si è del tutto esente da responsabilità.
Altro esempio: la contraccezione coniugale. Si può dare il caso che i due coniugi non abbiano mai sentito parlare del suo intrinseco disordine morale. In tal caso vale quanto ha detto il santo Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor scrive: “Il male commesso a causa di una ignoranza invincibile, o di un errore di giudizio non colpevole, può non essere imputabile alla persona che lo compie; ma anche in tal caso esso non cessa di essere un male, un disordine in relazione alla verità sul bene” (VS 63).

5. Talvolta, però, può essere colpevole, come ricorda ancora il Concilio: “Ma ciò non si può dire quando l’uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine del peccato” (Gaudium et spes, 16).

6. San Tommaso parla di ignoranza volontaria, distinguendo tra ignoranza volontaria diretta e ignoranza volontaria in diretta
L’ignoranza volontaria diretta evidentemente è sempre colpevole. Anzi “non scusa dal peccato né in tutto né in parte, ma l’aumenta perché è segno di grande amore verso il peccato il voler soffrire un danno nella conoscenza per poter peccare liberamente” (De Malo, 3,8).

7. Talvolta invece è volontaria indirettamente perché è dovuta a negligenza, come ricorda il concilio Vaticano II, perché tutti sono tenuti a conoscere i principi generali della morale che sono compendiati grosso modo nei 10 comandamenti. E tutti sono tenuti alla conoscenza dei doveri del proprio stato.

8. A proposito della fornicazione, che è il caso concreto che mi hai presentato, va detto che tutti sanno almeno questo: che certi atti sono potenzialmente procreativi e che, nonostante la contraccezione, conservano la loro capacità procreativa. Per cui, se non altro, comportano una grave responsabilità verso il nascituro.
Peggio ancora se già si pensa di sopprimerlo.

9. Infine nel caso specifico della idolatria, se si pensa in buona fede di compiere un atto buono l’ignoranza scusa.
L’atto, sotto il profilo oggettivo, rimane disordinato.
Soggettivamente invece, mentre non lo trasforma in un atto oggettivamente corretto, può essere non colpevole e difendibile. In questo caso Dio guarda la buona fede.
È a questo caso che si può applicare la risposta della congregazione del clero nel cosiddetto ‘caso Washington’: “Le particolari circostanze che accompagnano un atto umano oggettivamente cattivo, mentre non possono trasformarlo in un atto oggettivamente virtuoso, possono renderlo incolpevole o meno colpevole o soggettivamente giustificabile” (26.4.1971).

Come l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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