Quesito

Salve P. Angelo,
sono un giovane che per ora ha conservato la propria verginità.
L’ho fatto di mia scelta.
Di recente ho incontrato una ragazza che è stata fidanzata più volte e, ancora adolescente, ha perso la propria purezza.
Con un primo ragazzo è stata fidanzata per alcuni anni, ritmati sui rapporti sessuali.
Poi ha iniziato con un altro un’altra storia, vissuta nel medesimo modo della prima.
Anche questa storia è finita male.
Conosce quindi un ragazzetto che fa altro che fumare (e non sigarette), bere… Dopo solo 4 giorni si concede a lui.
Poi anche questo è finito.
Le confesso che quando l’ho incontrata ho fatto fatica ad accettare il suo passato perché ha un vissuto troppo diverso dal mio.
Sugli errori che ha compiuto, sono pronto a metterci una pietra sopra, anche se soffro e sto tanto male pensando ai suoi errori e a come ha banalizzato la sessualità e il suo corpo.
Sento il suo passato come una violenza fatta a me, perché non si donerà più in totalità a me. Non potrà ricambiare l’affetto che io voglio conservare per la mia futura sposa.
Questo suo passato lo sento come una violenza, una violenza che io subisco in pieno. Arriva dritta a me, ci soffro tantissimo, sto malissimo.
Sono diviso in due: da una parte le voglio bene e dall’altra no, perchè ha permesso certe cose, perché le ha comunque volute lei, perchè ha donato se stessa ad altri e in che modi l’ha fatto!
Io ci soffro tanto perché avrei voluto che lei “aspettasse” me, che si concedesse soltanto a me.
Ho cercato di aprirle gli occhi e inizialmente ha provato pentimento per quello che ha fatto.
Nel frattempo anche noi ci siamo lasciati andare ad alcune intimità, senza però rapporti fisici completi.
Poi è successo qualcosa che mia ha lasciato frastornato: mi ha detto che non crede di riuscire ad arrivare al matrimonio. Anzi, che il matrimonio è una cosa che le piace come idea, ma che non le appartiene in quanto lei non è così. Se ama vuole compiere quell’atto con la persona che ha accanto, perchè non ci vede niente di male, non la vede una cosa sbagliata.
Io ci sono rimasto molto male. Io le ho ripetuto che l’avrei fatto quando sarei stato sicuro che lei fosse la donna della mia vita e che questa sicurezza me la dà solo il matrimonio.
Oggi abbiamo litigato per l’ennesima volta. Lei si sente attaccata a me e mi dice che io estremizzo tutto, che in questo modo non si vive l’amore, che l’amore è un rischio e la sicurezza nemmeno il tempo è in grado di darla (appunto solo il matrimonio e lei non riesce ad aspettare tutto questo tempo).
Insomma sto vivendo una grande delusione. Mi fa sentire tanto diverso e solo. Talvolta mi pare di sentire il peso di questa mia scelta.
E sento anche il rischio di perderla cosa per sempre, ciò che non vorrei mai ma è l’unica cosa che diventa più certa.

Inoltre volevo farle delle domande specifiche per capire meglio come è possibile manifestare il proprio affetto, il proprio amore verso un’altra persona: durante il fidanzamento è possibile avere contatti fisici? Se si di che tipo? Qualsiasi contatto fisico (o come ho letto genitale) che non prevede “l’unione” è possibile? Intimità a livello di “preliminari” durante il quale comunque si arriva ad un piacere fisico sono consentiti?
Sono sbagliati anche i nostri momenti di intimità, come uno “scambio di piacere”, dove comunque arriviamo a provare piacere fisico entrambi ma senza mai avere rapporti completi, senza fare l’atto profondo e senza unirci?
Dopo il matrimonio è possibile avere qualsiasi tipo di contatto fisico anche se non ha come scopo il procreare?? E’ possibile avere rapporti completi, unirsi consapevoli di non voler procreare?
In ogni caso vorrei aver più chiara le cose che sono possibili fare prima e dopo il matrimonio.

La ringrazio per l’eventuale risposta.
Grazie!
Arrivederci Padre Angelo!


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. innanzitutto mi compiaccio vivamente per i tuoi convincimenti: ti vuoi consegnare totalmente solo alla persona che si consegnerà intatta a te e vorrà essere solo tua e tutta tua.
È vero quello che scrivi: quando ci si consegna prima del matrimonio si fa un torto alla persona che in futuro si sposerà.
La si priva di un bene, anzi di un diritto.
Non so se questi convincimenti te li hanno dati i tuoi genitori, il tuo sacerdote oppure direttamente il Signore, attraverso la voce della coscienza. Ma, il minimo che posso dire, è che è così che si deve pensare al matrimonio.

2. L’attuale ragazza, in questo momento e per come si è ridotta, ha ben poco da darti, anche solo sotto il profilo temporale.
È molto giovane, ma si è data a così tanti che assomiglia alla donna samaritana che Gesù ha incontrato presso il pozzo di Sicar. Aveva avuto cinque uomini e al momento stava con un sesto.
Questa donna vagava di pozzo in pozzo alla ricerca di una felicità che nessun uomo poteva dare e si era consegnata ad almeno sei uomini.
Non sapeva che solo un’altra Persona, con la P maiuscola, può saziare il bisogno di felicità dell’uomo.
Solo la presenza di Dio sazia, perché è una presenza interna ed è capace di occupare tutta la nostra anima.

3. Tu sai, anche per esperienza, che tutte le persone care possono essere nel tuo cuore mediante l’affetto che ricevi e che doni.
Ma personalmente stanno fuori.
Solo con Dio, solo con Gesù Cristo avverti una presenza personale e simultanea, da cuore a cuore, che non ti abbandona mai se tu non lo vuoi e non lo permetti.
Ed è anche una presenza che non disturba, pur essendo così intima. Per questo san Tommaso d’Aquino, rivolgendosi al Signore dice: “quant’è soave Signore la tua presenza”.
Ebbene, qualunque esperienza noi facciamo deve servire ad alimentare il dialogo e la presenza del Signore. Questo è l’obiettivo.
Anche la vita affettiva, che è insostituibile nella vita di ogni persona, deve servire a questo: a far conoscere il Signore, ad farlo amare, e a godere di Lui in maniera sempre più forte.

4. Purtroppo con questa ragazza tu hai commesso degli errori. Per usare un gergo biblico e teologico, hai commesso dei peccati.
Certe intimità fisiche, anche se non concluse col rapporto fisico, ti hanno privato della presenza di Dio. Penso che l’avrai avvertito e che questa presenza l’avrai risentita solo una volta confessato.
Adesso puoi capire ancor meglio il senso della legge di Dio: Dio non vuole proibire nulla per capriccio.
Piuttosto la sua legge vuole tutelare l’espressione di un amore vero, di un amore puro, l’unico capace di consolidare il rapporto tra i due e di aiutarli ad amarsi e a rispettarsi sempre di più.
Inoltre è proprio la conformità della nostra volontà con quella di Dio che ci permette di custodire la sua presenza in noi.
Questa presenza è indubbiamente il bene più caro che possediamo.

5. Sono convinto anche che l’esserti lasciato andare ad impurità abbia guastato il rapporto fra voi due.
Un documento del Magistero della Chiesa, eco della volontà del Signore, ricorda che “la castità è energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività”.
Dandovi alle impurità, vi siete dati all’egoismo reciproco e anche all’aggressività.
Nello stesso tempo hai fatto ripiombare la tua ragazza nella logica sbagliata da cui cercava di tirarsi fuori, sicché si è pentita di essersi pentita!

6. Da quanto emerge dalla tua mail, la tua ragazza non ha alcuna idea di una consegna totale e definitiva di sé.
Tu senti che ha bisogno di tutto, soprattutto di essere ricreata spiritualmente. Ma questa impresa si sta rivelando impossibile, perché, anziché avvicinarsi, si sta allontanando sempre di più.
Che rimane da fare, dunque?
Probabilmente la soluzione è quella di lasciare questa ragazza, prima che lei lasci te. Perché certamente, prima o poi, lei ti lascerà. È troppo immatura, troppo abituata a consegnarsi a chi non le appartiene.
Potrà forse rendere soddisfatto qualcuno lì per lì sotto il profilo del piacere erotico, ma la vita a due, e tanto più il matrimonio, non si regge su questo.
Lei è troppo pronta a consegnarsi a chiunque le apra le braccia. È veramente come la samaritana. Sarà infelice fino a quando non incontrerà Gesù Cristo, in un incontro che trasformi la sua vita. Finora non l’ha incontrato.

7. Dopo queste lunghe e necessarie premesse vengo a rispondere alle altre domande:
Mi chiedi: “Durante il fidanzamento è possibile avere contatti fisici ? Se si di che tipo ? Qualsiasi contatto fisico (o come ho letto genitale) che non prevede “l’unione” è possibile? Intimità a livello di “preliminari” durante il quale comunque si arriva ad un piacere fisico sono consentiti?
Ecco la risposta: non è lecita nessuna azione o manifestazione affettiva che coinvolga l’attività genitale, poiché questa è intimamente legata a manifestare quell’amore pieno e totale, che non si riserva nulla, e che pertanto è capace di donare anche la propria capacità di diventare padre o madre.
Le manifestazioni affettive che coinvolgono la genitalità sono lecite solo all’interno del matrimonio, dove l’amore è totale.
Scendendo ad alcuni punti in particolare: non sono lecite le manifestazioni affettive che procurano in te una polluzione.
A fortiori non sono leciti quegli atti che coinvolgono direttamente un esercizio disordinato della sessualità.

8. Mi chiedi anche: “Sono sbagliati anche i nostri momenti di intimità?? Dove comunque arriviamo a provare piacere fisico entrambi ma senza mai avere rapporti completi, senza fare l’atto profondo e senza unirci. (credo di si perchè è come uno “scambio di piacere”)”.
La risposta: questo “scambio di piacere” è sbagliato perché vi aiutate a chiudersi in un atteggiamento che è il contrario del vero amore, il quale è essenzialmente dono e immolazione.
Quello che tu chiami “scambio di piacere” costituisce un uso della sessualità difforme dal progetto di Dio. Infatti il coinvolgimento genitale di suo è ordinato a qualcosa d’altro, e cioè a manifestare quell’amore totale che proprio perché totale non si riserva nulla ed è aperto alla vita, all’immolazione.

9. Chiedi: “Dopo il matrimonio è possibile avere qualsiasi tipo di contatto fisico anche se non ha come scopo il procreare?? E’ possibile avere rapporti completi, unirsi consapevoli di non voler procreare?
Dopo il matrimonio è lecito e doveroso ogni atto che, coinvolgendo la genitalità, si apre al dono totale di sé. Ripeto: non è totale se ci si riserva qualcosa, la volontà di procreare.
Questo non significa che ogni atto coniugale debba essere procreativo.
I coniugi possono esprimersi l’amore vicendevole anche attraverso l’esercizio della genitalità nei periodi di infertilità naturale. Agendo in questo modo non si sostituiscono al disegno di Dio, ma lo interpretano nel modo giusto. E così imparano anche a dominare se stessi, i propri impulsi, e ad essere più forti nel resistere nelle tentazioni coniugali e molto più in quelle extraconiugali.

10. In una parola domandi: “In ogni caso vorrei aver più chiara le cose che sono possibili fare prima e dopo il matrimonio”.
La risposta anche qui è lapidaria: prima del matrimonio è esclusa ogni azione che coinvolge la genitalità, perché questa per sua natura è ordinata a suscitare la vita.
Dopo il matrimonio è esclusa ogni azione genitale che non rimanga aperta alla vita.
Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato che in forza della legge naturale “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (n. 11).
Nel n. 14 dice che “è altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione dei figli”.
Benedetto XVI, nel 40° della pubblicazione dell’Humanae vitae ha detto: “Quanto era vero ieri, rimane vero anche oggi. La verità espressa nell’Humanae Vitae non muta; anzi, proprio alla luce delle nuove scoperte scientifiche, il suo insegnamento si fa più attuale e provoca a riflettere sul valore intrinseco che possiede. La parola chiave per entrare con coerenza nei suoi contenuti rimane quella dell’amore… Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata, allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell’amore, ma in primo luogo la dignità della persona stessa” (10.5.2008).

Concludo anch’io dicendoti “arrivederci”, ma aggiungendo due cose:
La prima: se ancora non lo hai fatto, confessati quanto prima dei disordini compiuti.
Se per caso avessi fatto anche la Santa Comunione in questo stato, dillo al confessore, perché si tratterebbe di un sacrilegio.
La seconda: Benedetto XVI ha detto che l’insegnamento dell’Humanae vitae è un “grande alla bellezza dell’amore” (Messaggio a 40 anni dalla pubblicazione dell’enciclica, 6.10.2008).
Anche il tuo comportamento sia un grande sì alla bellezza dell’amore, conservato nella sua genuinità, nella sua purezza e nella sua fragranza.
Un amore di tal genere ti conduce a Cristo e ti unisce a Lui.

A Lui, con la più viva cordialità, ti ricordo e nel nome suo ti benedico.
Padre Angelo