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Quesito

Gentile Padre Angelo,
sono a scriverle ancora una volta, e, suppongo l’ultima. Perchè stavolta non si tratta di una questione teologica, ma personale. Sinceramente non so neppure io cosa le sto chiedendo, magari lo capirà meglio lei di me.
Poche settimane fa mi è stato diagnosticato un tumore, causato da una malattia pregressa di 30 anni. Che solo nel 4% dei casi si evolve in cancro.
Non l’ho presa male, primo perchè la fede in Dio l’ho trovata di recente, con modalità tali che non potrei perderla nemmeno se volessi. Secondo, perchè ogni volta che Dio mi manda una prova, non ascoltando in apparenza nessuna mia preghiera, paradossalmente la mia fede aumenta.
3 problemi però mi si presentano, gliene parlo in ordine crescente di importanza.
Primo, non ho dolori forti, per ora, ma senso di nausea e spossatezza e febbre continui. Che mi fanno passare la voglia di pregare e di andare a Messa. Per dire, prima pregavo 5 o 6 ore al giorno e Messa quotidiana, ora al max un’ora e Messa solo la domenica. Per me è molto triste, passo la giornata alla tv, pare strano ma anche per pregare ci vuole energia.
Secondo: mia madre è tutt’ora viva, ha perso mio padre pochi anni fa per un male quasi identico al mio, e sono angosciato e mi sento impotente e in colpa se dovrà assistere anche alla mia agonia. Da quel che ho letto, con un male come il mio si vive se va bene 2 anni, ma anche pochi mesi. Sono arrivato al punto di sperare che muoia prima di me. Pensiero orrendo, lo so, di cui mi sono già confessato, ma questa ingiustizia proprio non la accetto, di morire prima di lei, so cosa significherebbe.
Terzo: a Dio cosa gli racconto? Per quanto sia paradossale, mi pare che tutto quello che ho fatto dal punto di vista cristiano (preghiere e sacramenti) siano comunque un fatto umano temporale, nulla di fronte a Dio. In altre parole, passare dal tempo alla eternità non è uno scherzo, e la mia mente non lo comprende fino in fondo.
Le chiedo se c’è qualcosa che posso fare o leggere per una situazione come questa.
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. anzitutto ti faccio i migliori auguri per la tua salute.
Messa nelle mani del Signore e della Madonna, come certamente avrai fatto, e dopo averla messa anche nelle mani dei medici, puoi affrontare questa nuova parentesi della tua vita con una certa serenità.
Certamente, come tu stesso mi dici, la fede che hai ritrovato e che è ben ferma, ti aiuta a portare il peso della malattia.
Ti consiglio di ripetere spesso questa invocazione: “Padre, nelle tue mani affido la mia salute”.
Puoi fare la stessa cosa rivolgendoti a Maria.

2. È vero quello che tu dici a proposito della preghiera: ci vuole anche una certa energia.
Quando siamo molto stanchi è difficile pregare. Le nostre preghiere le diciamo, ma non sono accompagnate da quell’attenzione e devozione che desidereremmo.
Da parte mia, quando mi capita una situazione del genere, offro interiormente quel tempo di preghiera e quella fatica al Signore, nella speranza che accetti almeno quest’offerta.
Ho anche la speranza che la Madonna, come buona Madre, aggiusti tutto prima di presentarlo al Signore, perché sono certo che prima di far pena al Signore la faccio a me stesso.

3. Mi dici che precedentemente dedicavi circa sei ore alla preghiera e adesso ti accontentati di un’ora sola.
In questa forzata riduzione della preghiera ti viene meno tanto conforto. Ma non puoi fare diversamente.
Tuttavia ti può giovare quanto insegna sant’Agostino: “quando si vive in grazia, si prega sempre. E si cessa di pregare solo quando si cessa di essere in grazia”.
Inoltre, Gesù sulla croce non ha potuto pregare molto. In compenso con quelle sofferenze ha redento il mondo.
Pertanto anche tu, offrendo la tua malattia e i disagi che comporta, puoi fare un bene ancor più grande di quello che facevi precedentemente con la preghiera.

4. Per quanto riguarda tua madre ti direi di non mettere il carro avanti ai buoi. Intanto ti auguro un ritorno sereno alla tua vita di prima.
In ogni caso, il Signore è fedele e non permette mai che i suoi vengano provati senza dare la forza per superare la prova.

5. Infine mi domandi: a Dio cosa gli racconto?
Quel momento arriverà per tutti e quando ci pensiamo abbiamo proprio l’impressione di aver fatto ben poco e che potevamo fare di più.
Il Signore ha detto: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare»»” (Lc 17,10).
Mi pare che questo insegnamento sia il più veritiero e anche il più benevolo.
Che fare?
Prendere i meriti di Gesù Cristo e tenerli nelle nostre mani. Davanti a Dio ci presenteremo non con i nostri meriti, ma con quelli lasciatici da Gesù.
Santa Teresina del Bambin Gesù diceva che si sarebbe presentata davanti al Signore coperta “dei Suoi meriti infiniti” (Storia di un’anima, 99).

7. Questo lo dobbiamo fare sempre e lo dobbiamo fare anche nell’ultima ora.
In fondo è quello che insegna la Chiesa quando ci fa recitare l’atto di speranza: “Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno”.

Ti assicuro la mia preghiera e il mio ricordo nella Santa Messa perché possa riprendere forza e salute.
Ti benedico.
Padre Angelo

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