Quale la differenza tra legittima difesa e guerra preventiva

Quale la differenza tra legittima difesa e guerra preventiva

Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei capire bene dove sta la differenza tra legittima difesa e guerra preventiva.
Pensiamo per esempio al caso dell’Iran, dove vige un regime che odia l’Occidente e vuole distruggere Israele. E’ chiaro che la bomba atomica in mano ad Ahmadinejad sarebbe una sciagura, e per questo la diplomazia mondiale si sta muovendo. Ma se alla fine questa fallisse, sarebbe corretto intervenire militarmente? Si tratterebbe in tal caso di guerra preventiva o di legittima difesa? Più in astratto, dove sta la differenza tra le due?
Grazie per la risposta.
Emanuel (con una m sola!)


Risposta del sacerdote

Caro Emanuel,
mi porti su un problema spinosissimo e scottantissimo.
Cerco di fare un pò di luce riportando alcuni passi di un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista dei gesuiti italiani La Civiltà cattolica.
I primi mesi del 2003 sono stati caratterizzati dalla guerra contro l’Iraq, guerra giustificata come preventiva.
Per comprendere qualche cosa di più, ecco ampi stralci di un editoriale de “La Civiltà Cattolica” (LA CIVILTÀ CATTOLICA, No a una guerra preventiva contro l’Iraq, 18 gennaio 2003 (154), pp. 107-117):
“Come indica la qualificazione, quella preventiva è una guerra che ha lo scopo di prevenire i danni che uno Stato potrebbe arrecare a un altro Stato o ad altri Stati, privandolo di tale capacità e possibilità. Perciò, la guerra preventiva suppone che ci sia uno Stato che si prepari a infliggere gravi danni sia alla vita e alla salute delle persone sia agli interessi vitali di un altro Stato o di altri Stati. Non deve trattarsi soltanto di minacce verbali che uno Stato può rivolgere a un altro, ma di azioni concrete, messe in atto con lo scopo di preparare i mezzi necessari per arrecare gravi danni ad altri. La guerra preventiva perciò sarebbe in apparenza una guerra offensiva, ma in realtà un conflitto difensivo, nel senso che con l’attacco attuale allo Stato nemico ci si difenderebbe da un attacco futuro, rendendolo impossibile. In quanto conflitto difensivo, la guerra preventiva sarebbe non soltanto politicamente necessaria ma anche moralmente approvabile, perché si ha il diritto e il dovere di difendersi”.
La Civiltà Cattolica afferma poi che “il diritto internazionale, espresso nella Carta delle Nazioni Unite, non prevede, anzi esclude la guerra preventiva. Infatti il ricorso all’uso della forza militare è ammesso soltanto nel caso della legittima difesa: caso che si verifica quando uno Stato o un gruppo di Stati aggredisce militarmente un altro Stato. Ma deve trattarsi di un’aggressione in atto o – secondo alcuni giuristi – almeno imminente, come fu il caso, a quanto sembra, dello Stato d’Israele nel 1967, quando dinanzi alla mobilitazione generale dei Paesi arabi vicini, che minacciavano la sua sopravvivenza, li attaccò per primo. Ora, per quanto riguarda l’Iraq, non c’è né un attacco militare in atto contro gli Stati Uniti né è plausibile la minaccia di un attacco militare imminente contro di essi. Si deve anzi dire che è l’Iraq ad essere fatto oggetto di attacchi aerei americani e britannici”.

Tu dici che sarebbe una sciagura se l’Iran avesse la bomba atomica perché potrebbe costituire una grave minaccia.
Ci si domanda: È necessario prevenire tale minaccia, eliminando le armi di distruzione di massa?
Risponde ancora La Civiltà Cattolica: “È un ragionamento, questo, molto pericoloso, perché aprirebbe la via a guerre senza fine, poiché la proliferazione di armi di distruzione di massa e di armi atomiche e nucleari, di cui molti Paesi, anche poveri, si stanno dotando – purtroppo aggravando le proprie condizioni di miseria, di fame e di sottosviluppo – costituisce una minaccia permanente, per altri Paesi, di subire aggressioni militari. Se ogni Paese che si ritiene minacciato, per prevenire la minaccia di essere attaccato, attaccasse militarmente per primo il Paese che minaccia, si avrebbero guerre senza fine su tutto il pianeta, poiché sono molti gli Stati in grave contrasto tra loro per questioni territoriali”.

Concludo riportandoti anche quanto il 12 settembre 2002, il vescovo W. D. Gregory, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha scritto una lettera al presidente Bush, a nome della Conferenza episcopale: “Basandoci sui fatti che conosciamo, siamo giunti alla conclusione che l’uso della forza preventiva e unilaterale contro l’Iraq è difficilmente giustificabile in questo momento. Temiamo che il ricorso alla forza, in queste circostanze, non sia secondo le strette condizioni e i tradizionali criteri di una guerra giusta: autorità appropriata, probabilità di successo, proporzionalità e immunità per i non combattenti”.

Il problema comunque, caro Emanuel, rimane serio.
Credo che da una parte dobbiamo essere convinti che il terrorismo non si combatte e non si vince con la guerra, ma con altri mezzi, quali l’uso della ragione e la diplomazia.
E dall’altra che dobbiamo fare quello che Giovanni Paolo II, di santa memoria, aveva invitato a fare per scongiurare simili eventualità catastrofiche per tutta l’umanità: pregare e digiunare.

Ti ringrazio, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo.