Quesito

Buona sera a lei,
per cortesia potreste aiutarmi a comprendere più profondamente la dossologia della celebrazione eucaristica alla quale rispondiamo con l’amen più solenne?
Oltre alla sua parola se crede, può aggiungere anche eventuali riferimenti bibliografici o via internet.
Grazie,grazie, la Trinità Santissima la benedica insieme ai suoi fratelli,
maria rita 


Risposta del sacerdote

Cara Maria Rita,
1. per i nostri visitatori devo dire anzitutto che cosa s’intende per dossologia.
Si tratta di una parola greca che indica un parlare elogiativo, un glorificare.
Allora sono dossologie tutte quelle formule che intendono dare una particolare lode a Dio, come ad esempio il Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo…”, le conclusioni di tutti gli inni liturgici oppure anche la formula che durante la Messa conclude ogni preghiera eucaristica: “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria per tutti secoli dei secoli”.

2. Le parole di questa formula vogliono significare che col sacrificio di Cristo noi diamo alla santissima Trinità il massimo onore e la massima gloria.
È un onore e una gloria finalmente degna di Dio perché uscita da Gesù Cristo, che ha compiuto il suo sacrificio per mezzo della sua umanità mossa dal suo Io divino.
Non si tratta solo di un’azione umana, ma di un’azione divina compiuta attraverso una natura umana.

3. Le parole della dossologia intendono anche plasmare la nostra vita cristiana, facendola diventare una vita vissuta con Cristo, per  Cristo e in Cristo.
Con Cristo: solo Cristo con la sua Persona può penetrare nella sostanza della nostra anima. La penetra come la luce penetra in un cristallo e lo fa diventare splendente e luminoso.
Questo non significa solo vivere accanto a Gesù, il che sarebbe già un gran cosa perché non ci si sentirebbe mai abbandonati. Ma molto di più vuol ricordare che Cristo con la sua Persona penetra nella sostanza della nostra anima in grazia.
Vi penetra, come ho detto, mediante la grazia la quale fa sì che tutte le nostre azioni vengano assunte da Cristo, il quale per mezzo di noi continua ad evangelizzare, a santificare, a compiere l’opera della redenzione e a fare il bene.
Sicché, come dice San Paolo, siamo chiamati “a soffrire insieme con lui per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17), a crocifiggere insieme con lui l’uomo vecchio che è in noi (Rm 6,6), a morire e a vivere insieme con lui (2 Tm 2,11), a essere sepolti insieme a lui (Rm 6,4); a risuscitare insieme con lui (Ef 2,6), a diventargli “conformi nella morte” (Fil 3,10) “per essere glorificati insieme con lui” (Rm 8,17).

4. In Cristo: non si tratta semplicemente di un’unione fisica o materiale, ma di un’unione legata alla carità.
Per questo Gesù dice: “Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9) e: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5).
San Giovanni lega proprio alla carità questa reciproca inabitazione: “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16).
È proprio perché siamo intimamente uniti e radicati in lui che possiamo portare molto frutto.
Le nostre opere, da se stesse, sono uno zero. Ma compiute in lui, acquistano un valore immenso.

5. Per Cristo: la congiunzione per ha un duplice significato.
Il primo significato ricorda che tutto quello che abbiamo, l’abbiamo per mezzo di Cristo: nell’ordine della natura perché tutto è stato creato per mezzo di Lui (Col 1,15-17). E nell’ordine della grazia perché tutto ci è stato ricomprato da Lui (1 Cor 6,20 e Rm 8,29).
È lui che dà la vita, quella naturale e quella soprannaturale.
Ma Gesù è anche il fine della nostra vita e delle nostre azioni perchè “tutto è stato creato in vista di lui” (Col 1,16).
Egli stesso chiede di vivere per lui e per il vangelo e a questo lega la salvezza: “chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35).
San Paolo insiste sulla necessità di fare tutto per il Signore: “Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini” (Col 3,23); “perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto” (Col 1,10).

6. In questa espressione “Per Cristo, con Cristo e in Cristo” troviamo una delle sostanziali differenze tra la religione cristiana e le altre religioni.
Nel cristianesimo tutto ruota attorno alla persona di Cristo, il quale non è soltanto il rivelatore o il profeta, ma è l’essenza stessa della religione. Si è chiamati infatti a vivere con Lui, in Lui e per Lui.
Gli islamici, e lo sanno bene, non sono chiamati a vivere con Maometto, in Maometto o per Maometto, il quale è defunto e basta. Né i buddisti sono chiamati a vivere con Budda, per Budda e in Budda.
Questi sono personaggi che appartengono al passato.
Cristo invece, in virtù della sua divinità e della sua risurrezione, è sempre con noi, in noi e per noi.
E noi viviamo con Lui, in Lui e per Lui.

Ti ringrazio di avermi portato ad esternare queste considerazioni.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo