Caro Padre,
grazie per la sua bella rubrica, vorrei dei chiarimenti sul brano del vangelo di Matteo in cui Gesù dice che “chi dice al fratello stupido sarà sottoposto al sinedrio e chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna”. Io ritengo che non sia da interpretare in modo letterale e cioè che dire pazzo a qualcuno sia peccato grave.
– Glielo chiedo perchè durante una discussione con mia sorella, dovuta al fatto che lei aveva fatto una cosa per me senza senso le ho detto che era una pazza, malata di mente e che si doveva far curare. Io mi rendo conto che non sono cose belle da dire, però credo che si tratti di peccati “solo” veniali. Vorrei una sua opinione, se possibile.
– Poi, siccome un’altra volta in cui mia sorella (con cui ho un rapporto burrascoso) aveva avuto un comportamento da egoista, le ho detto che faceva schifo, anche se in tono un pò scherzoso e un pò no. Anche questo può essere considerato peccato solo veniale?
Grazie.


Carissima,
1. la parola usata dal Signore “chi dice al fratello stupido” è quella che era comune alla gente del suo tempo. Stupido veniva detto “raca” e cioè vuoto.
I Santi Padri commentano: il Signore giudica severamente questa parola perché chi può essere considerato vuoto se possiede lo Spirito Santo?
Ugualmente non può essere considerato vuoto o stupido chi conosce Cristo.

2. Uno scrittore antico chiamato Crisostomo, che non si identifica con san Giovanni Crisostomo e che tuttavia era considerato autorevole, ricorda che “la parola raca era una parola diffusa nel popolo giudeo, che veniva detta non per ira o per odio, ma per qualche vano motivo, più per familiarità che con collera”.
Si domanda perché il Signore la consideri peccato.
Risponde: “se infatti non dobbiamo dire nemmeno una parola buona se non per edificazione, quanto più ciò che in sé è naturalmente un male?”.
Pertanto questo è l’orizzonte in cui deve essere considerato l’insegnamento del Signore che ci vuole appropriati anche nelle parole, “come si addice a santi” (Ef 5,3).

3. Può capitare anche che si usino queste parole non per offendere ma per mettere in guardia dal compiere un’azione sbagliata o dal fare un discorso insensato.
In questo senso anche san Paolo ha usato una parola che sembrerebbe ingiuriosa, ma che in quel caso non lo era come quando disse: “O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!” (Gal 3,1).

5. Alle parole del Signore “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna” (Mt 5,22) Sant’Agostino dice che “in queste tre sentenze poi bisogna sottintendere delle parole.
Infatti la prima sentenza Chi si adira contro il suo fratello in alcuni codici ha anche quest’aggiunta: “senza motivo” (in greco: eike).
nella seconda invece, quando dice: Chi avrà detto al suo fratello raca si sottintende: senza motivo; infine nella terza dove dice: chi avrà detto: pazzo, si sottintendono due cose: al proprio fratello, e senza motivo.
E con ciò viene difeso l’operato dell’Apostolo quando chiama stolti i Galati, che pure definisce fratelli: infatti non ha fatto ciò senza motivo” (De sermone Domini 1,9).

6. Pertanto i titoli che rivolgi a tua sorella, mente non costituiscono un motivo di merito davanti a Dio, tuttavia non superano il veniale.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo