Perché nel Credo della Messa fu tolto il riferimento della discesa di Gesù agli inferi?

////Perché nel Credo della Messa fu tolto il riferimento della discesa di Gesù agli inferi?

Perché nel Credo della Messa fu tolto il riferimento della discesa di Gesù agli inferi?

Caro P. Angelo,
mi chiamo Miriam e ho un quesito da porle…una domanda che altri hanno posto a me a loro volta e su cui non ho saputo dare risposta nonostante la mia discreta preparazione in materia di fede. Volevo sapere: perché nel Simbolo degli apostoli si menziona la “discesa agli inferi di Cristo” mentre nel Credo niceno- costantinopolitano tale frase è scomparsa? Io trovo quell’espressione importantissima per due ragioni:
1. si capisce ulteriormente che Cristo è vero Dio, ma anche vero uomo (quindi, tranne che il peccato, ha condiviso tutto di noi, persino la morte nella sua completezza)
2. Vi era la risposta al quesito che molti continuamente pongono, ovvero: che fine fanno le anime dei morti prima della Sua venuta? Infatti, quell’espressione chiarisce subito che il mistero di salvezza da Lui operato si estende non solo al presente ed al futuro, ma abbraccia gli uomini di tutti i tempi (Pietro parlava delle “anime prigioniere”).
Per questo motivo, Le rinnovo la mia domanda: perché fu tolta quella frase tanto importante? La ringrazio anticipatamente per la risposta.


Carissima,
1. il Credo è la professione di fede che compendia le verità da credere da parte dei cristiani.
Il Credo più antico è quello che passa sotto il nome di Simbolo degli Apostoli, che fa riferimento – come hai giustamente osservato – alla discesa agli inferi di Gesù Cristo e alla retro efficacia della sua Redenzione.
Questo Credo è sempre stato recitato nella celebrazione del Battesimo.
Anche oggi viene fatto così, sebbene venga proclamato per domanda e per risposta.

2. Il Credo che recitiamo a Messa è la fusione di due simboli della fede. Il primo è del Concilio di Nicea del 325.
In questo Simbolo viene detto contro l’eresiama ariana che negava la divinità di Cristo che Gesù, per la sua natura divina è “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre”.
Il secondo Simbolo è del Concilio di Costantinopoli del 381, il quale contro i macedoni che negavano la divinità dello Spirito Santo, aggiunse a “Credo nelle Spirito santo” le parole “che è Signore (cioè Dio) e dà la vita e procede dal Padre”.
In seguito si aggiunse anche “e dal Figlio”.
Ambedue i Simboli hanno come sottofondo il Simbolo degli Apostoli.
Questo nuovo Simbolo venne chiamato Niceno Costantinopolitano.

3. Fu introdotto nella Messa in Oriente a partire dalla fine del IV secolo.
In Occidente fu introdotto solo dal secolo XI e solo per le domeniche e altre feste, come avviene tutt’oggi.
Per il Battesimo e l’orazione personale si continuerà a recitare il Simbolo degli Apostoli.

4. Come hai osservato nel Credo della Messa manca l’esplicito riferimento alla discesa agli inferi.
La motivazione è semplice: per non appesantire troppo il nuovo Simbolo, già particolarmente lungo rispetto a quello degli Apostoli.

5. Va osservato però che nelle catechesi domenicali comandate dal Concilio di Trento si commentava ciclicamente ogni quattro anni il Simbolo degli Apostoli.
Per cui presso la gente non mancava il riferimento della discesa agli inferi.
Tanto più che nelle preghiere personali proposte dalla Chiesa figura sempre in primo luogo il Simbolo degli Apostoli.

6. Stranamente l’assenza del riferimento alla discesa agli inferi manca nella Professione del Popolo di Dio, fatta da Paolo VI il 30 giungo 1968.
Si tratta di un Credo molto lungo che intende riesporre tutte le verità principali della fede.
Ecco il passo riferito a Gesù:
“Noi crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio.
Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios to Patri (Dz-Sch. 150); e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore al Padre secondo l’umanità (Cfr. Dz.-Sch. 76), ed Egli stesso uno, non per una qualche impossibile confusione delle nature ma per l’unità della persona (Cfr. Ibid.).
Egli ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità. Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Sé ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento nuovo, di amarci gli uni gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà di pace, persecuzione sofferta per la giustizia.
Egli ha patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra di sé i peccati del mondo, ed è morto per noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue Redentore. Egli è stato sepolto e, per suo proprio potere, è risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione alla partecipazione della vita divina, che è la vita della grazia.
Egli è salito al Cielo, e verrà nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto”.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di ricordare tutte queste cose.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo