Sarei contento se mi spiegasse la figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo

////Sarei contento se mi spiegasse la figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo

Sarei contento se mi spiegasse la figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo

Salve Padre Angelo,
Le scrivo perché mi piacerebbe molto che lei mi spiegasse bene la figura del fratello maggiore nella parabola del figliol prodigo.
Le confesso che sinceramente non riesco a comprendere a pieno lo sbaglio che commette nel reagire in quella maniera al ritorno del fratello.
La ringrazio e le chiedo cortesemente di pregare per me che in questo momento vivo un periodo molto faticoso con tante difficoltà di salute, solitudine e mancanza di lavoro.
Prego per lei
Francesco


Caro Francesco,
1. il significato della parabola non è difficile da comprendere soprattutto se si tiene presente la situazione delle persone alle quale Cristo predicava.
Ebbene, il padre che ha due figli è Dio. I due figli rappresentano il popolo d’Israele (il figlio maggiore) e il popolo dei pagani (il figlio minore).
Il figlio più giovane che ha chiesto la parte dei suoi beni e ha sperperato tutto rappresenta anche i peccatori che hanno sprecato i doni della grazia e anche quelli della natura.

2. Il figlio minore che si allontana dalla casa paterna è chiaramente il peccatore che si allontana da Dio e rifiuta di camminare per quelle vie che sono premessa necessaria per poter essere colmati di ogni beneficio dal Signore.
Allontanatosi dalla casa paterna per non essere visto e sciupare più facilmente quanto gli è stato donato e guadagnato a caro prezzo aggiunge peccato a peccato, accrescendo così la propria miseria morale.
Per poter sopravvivere lontano da casa si adatta alle condizioni più umilianti, come quella di pascolare i porci che dagli ebrei erano considerati animali immondi.
Sperava in questa condizione di ricevere per lo meno da mangiare, anche se al momento era privo di affetti e di amici.
Ma il padrone cui si è assoggettato è un padrone crudele. È il demonio che non lo appaga in nulla. Anche se si nutre di qualche carruba che strappa ai porci, non può minimamente saziare il proprio corpo.
Ciò significa che l’esperienza del peccato non può riempire in nessun modo dei cuori che sono stati fatti per Dio.

3. Rientrato in se stesso scoprendosi nell’abisso della miseria, questo figlio più giovane ripensa alla casa paterna dove i servi godono di ogni bene e sono tutelati nelle loro necessità dall’amore di suo padre.
Ripensa anche alla bontà del padre. È certo che non lo rifiuterà perché lo ama. È sempre suo figlio.
E così – pur disposto ad ogni castigo – torna a casa con la speranza di essere riaccolto e perdonato.
In ogni caso vuole togliersi dalla schiavitù di quel padrone crudele.

4. Sulla via del ritorno non ha neanche il tempo di prepararsi le ultime parole da dire, perché si accorge che suo padre è in attesa del suo ritorno e che appena lo vede gli corre incontro e gli fa ogni sorta di festa.
Non si attendeva un’accoglienza del genere.
Era consapevole di dover essere castigato. Sì, questo era necessario e giusto. Ma si accorge che il padre non lo castiga.
Capirà dopo che il castigo se l’era già dato da se stesso, vivendo nella miseria più nera e sottoposto a quel padrone crudele, che dapprima l’aveva lusingato e poi l’aveva asservito in maniera così disumana.

5. Anziché essere castigato, si vede restituita tutta la libertà e tutta la dignità di figlio.
Di nuovo i servi sono a sua disposizione per qualunque necessità.
Gli viene rimesso l’anello al dito, quell’anello nel quale era inciso un sigillo, simbolo di dominio e di potere.
Porta di nuovo i calzari, mentre gli schivi camminavano a piedi nudi.

6. Il pranzo solenne e la veste preziosa che gli viene data sono simbolo dei beni ritrovati: la comunione con Dio e con i beni del paradiso mediante la grazia santificante.
Ora può di nuovo nutrirsi di Gesù Cristo nel tripudio degli Angeli e dei Santi- Ecco il significato del vitello grasso che gli viene imbandito tra musiche e danze.

7. Per coloro che ascoltavano Gesù quel figlio minore rappresentava i pagani, che dagli ebrei venivano considerati impuri.
Questi vengono riaccolti nella casa paterna.
Ma il fratello maggiore, che è sempre rimasto in casa (gli ebrei), si indigna per simile trattamento.
Il fratello minore, se proprio lo si voleva riaccogliere, andava castigato e trattato come servo, ma non come figlio.
Gli pare un’ingiustizia quella del padre e non vuole mettere piede in casa. Vorrebbe che il fratello venisse ricacciato.
Allora il padre va incontro anche a lui.
Non lo rimprovera per la sua indignazione, ma gli spiega che il fratello minore aveva già ricevuto il suo castigo dal momento in cui si era sottoposto alla schiavitù del peccato e del demonio. Era sinceramente consapevole del disastro che aveva combinato. E che in casa – pur trattato come figlio – non si sarebbe mai dimenticato della bontà del padre e del fratello. E nei loro confronti si sarebbe sempre sentito eternamente debitore.
Sì, di nuovo in casa, ma con sentimenti diversi.

8. La parabola sta anche ad indicare che quando i popoli pagani torneranno tutti alla casa paterna allora il Signore farà come il padre della parabola e andrà incontro al fratello maggiore, vale a dire agli ebrei, perché anch’essi finalmente entrino e costituiscano la grande famiglia dei figli di Dio.

Ti ringrazio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo.