Perché il filosofo Kant gode di una stima diffidente da parte della Chiesa?

Perché il filosofo Kant gode di una stima diffidente da parte della Chiesa?

Quesito

Caro Padre Angelo,
Tommaso d’Aquino riteneva che la ragione fosse l’ancella della fede, e che l’esistenza di alcune verità potesse essere riconosciuta con il semplice esercizio della ragione. La declinazione maggiore di questa convinzione tomistica si ha nella dimostrazione dell’esistenza di un essere superiore, tramite le celeberrime 5 vie o prove dell’esistenza di Dio. Kant ha contestato il fondamento di tali prove, limitando il campo d’indagine della ragione alla sola realtà empirica: solo in questa dimensione è possibile riconoscere autorità cognitiva alla ragione, all’infuori di questa la ragione ruota impotente su se stessa formulando considerazioni prive di un’autentica verità.
Quello di Kant mi sembra un atteggiamento di estrema umiltà, che ridimensiona l’uomo per quello che è, ossia di un essere limitato ed inferiore a Dio.
La Rivelazione ben attesta questa tesi: è stato necessario inviare Cristo sulla terra per spiegare all’uomo i contenuti di salvezza, ed il suo destino ontologico.
Diversamente non si potrebbe spiegare, o meglio dare un senso, all’incarnazione, alla passione ed alla resurrezione di Cristo.
Perché Dio avrebbe dovuto inviare suo figlio in mezzo agli uomini se costoro avessero avuto i mezzi per coglierne il messaggio autonomamente?
La fede proprio ed i suoi contenuti, proprio perché di fede, sfuggono alla comprensione della ragione umana. Aderire ai suoi contenuti non è operazione intellettuale, ma di cuore. Questo è in fondo ciò che dice Kant. Personalmente lo trovo molto condivisibile.
Perché allora questo filosofo gode di una stima diffidente da parte della Chiesa?
La ringrazio per la risposta.
Giacomo


Risposta del sacerdote

Caro Giacomo,
1. nelle tue affermazioni vi sono cose esatte e altre inesatte.
La prima affermazione esatta consiste nell’affermare che la fede e i suoi contenuti superano la ragione umana. Si tratta infatti di verità e di realtà di ordine soprannaturale le quali, proprio perché soprannaturali – eccedono la naturale capacità della mente dell’uomo.
Per aderirvi l’uomo non può attrezzarsi da solo, ma ha bisogno della rivelazione di Dio da una parte e di un sostegno intellettuale e volitivo donato da Dio per potervi aderire.
Questo sostegno intellettuale e volitivo consiste in un’illuminazione dell’intelligenza e in una mozione del cuore ad aderirvi.

2. La ragione umana da sola può conoscere ciò che è proporzionato alle sue forze.
Ora giungere alla conclusione dell’esistenza di una causa prima di tutte le cose che chiamiamo Dio non è una verità di ordine soprannaturale, ma naturale.
Asserire che Dio esista non è un atto di fede, ma di ragione.
Vi sono giunti filosofi pagani come Platone ed Aristotele.
Per Platone Dio è il Sommo bene.
Per Aristotele è il motore immobile, l’atto puro. Così perfetto che agendo non  passa dalla potenza all’atto come avviene per noi.
Anche Cicerone che è antecedente a Cristo, in un’opera che è andata smarrita, L’Ortensio, giunge razionalmente alla conclusione dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima. Sant’Agostino nelle sue Confessioni dice do averla letta e di esserne rimasto convinto, prima ancora di essere battezzato.
Ora se Platone, Aristotele, Cicerone e lo stesso Agostino prima di approdare alla fede erano giunti razionalmente all’esistenza di Dio perché simile operazione la si deve negare in san Tommaso?
Tanto più che la Divina Rivelazione ricorda che l’uomo è senza scusa se non giunge a questo: “poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun motivo di scusa” (Rm 1,19-20).

3. San Tommaso nelle sue 5 vie non  parte dalla ragione astratta, ma da ciò che i nostri sensi toccano e pertanto da ciò che vi è di più sicuro.
Per ogni via dice sempre: “certum est et sensu constat”.

4. La contestazione di Kant non attiene al ragionamento di san Tommaso.
Anche la tua contestazione – se vogliamo chiamarla così – non  dice niente dell’errore compiuto da San Tommaso.
Mentre quando si contesta bisogna dire con precisione dove si trova l’errore. Diversamente si nega per partito preso.

5. Kant, come tu riconosci, limita il campo d’indagine della ragione alla sola realtà empirica, e cioè solo al fenomeno e non al noumeno e cioè alla  sostanza.
Ma proprio qui sta l’errore di Kant, un errore peraltro che parte da una concezione sbagliata dell’uomo.
Kant, come prima di lui Cartesio, afferma che l’uomo è ragione, è spirito.
Ed è indegno per l’uomo cercare la verità al di fuori delle categorie della ragione partendo dai sensi, i quali colgono evidentemente solo il fenomeno e non il noumeno.

6. Mentre secondo il senso comune l’uomo non è solo realtà spirituale (cogito, ergo sum, sono sostanza pensante,come diceva Cartesio) ma è un essere costituito di corpo e di anima, ma materia e di spirito. E le due realtà sono così congiunte che toccando la materia dell’uomo, il suo corpo, si tocca la persona.
San Tommaso, con una percezione profonda dice: “l’identico e lo stesso uomo è soggetto del sentire e del pensare. Ora il sentire non è senza il corpo” Somma teologica, I, 76, 1).
Ragion per cui violando il corpo di una persona si viola la persona stessa, non semplicemente qualche cosa che le appartiene, come ad esempio un vestito o i denari.

7. Da razionalista qual è, Kant toglie al corpo umano la dignità personale (quella dignità per la quale va trattato sempre come fine e mai come mezzo, come egli stesso dice nei principi dell’etica) e lo annovera in zona pre-morale.
Togliendogli la dignità personale sarebbe sempre e solo l’intenzione ciò che rende buona o cattiva un’azione umana, e non ciò che l’azione è anzitutto in se stessa.
Scendendo alla pratica: se il corpo è in zona pre morale, ciò che rende nobili i rapporti sessuali sarà l’intenzione della persona. Per cui la bontà l’intenzione giustifica tutto.
Dimenticando però che proprio con la contraccezione la persona non viene più rispettata per quello che è, ma viene manipolata a seconda dell’intenzione, riducendola da soggetto (fine insubordinale) a oggetto (di godimento).
In questo modo l’atto sessuale cessa di essere un dono incondizionato e totale di sé all’altro, ma una strumentalizzazione di se stessi e dell’altro.

7. Ecco alcuni pochi concetti per rendere l’idea per cui Kant non gode di tanta simpatia tra i teologi.
C’è un errore grave di antropologia a monte delle sue affermazioni.

8. Infine è vero che le verità di fede sono di ordine soprannaturale, ma la nostra mente è ben capace di vedere se sono conciliabili con la logica e con la verità delle cose.
La fede, sì, impegna il cuore, l’adesione.
Ma la mente non è mortificata perché esige la sua parte.
Se l’oggetto rivelato non è credibile, va rifiutato.
Lo postula quella stessa intelligenza che Dio ha dato all’uomo.

Mi fermo qui per non andare troppo oltre per coloro che non sono esperti di filosofia.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo