Quesito

Carissimo Padre Angelo,
casualmente ho scoperto il vostro sito, molto bello e interessante. Ne approfitto per inoltrarvi una riflessione/relazione di un mio parente (Ezio … 97 anni) che mi ha consegnato qualche giorno fa proprio per avere una risposta – non da me perché io non ho le capacità sull’argomento – ma da un teologo come Lei.
Non lo fa direttamente perché non ha gli strumenti tecnici (computer, telefonini e quant’altro). Naturalmente sul sito lei non pubblicherà l’intero allegato che è di dodici pagine, ma una sintesi.

Ecco il punto essenziale.

Prima domanda: perché del decalogo si sono perse le tracce, dal momento che non viene più citato, né in chiesa né in dibattiti televisivi né tantomeno in periodici di informazione religiosa? Come se, per qualche motivo ci fosse qualche disagio ad evocarlo.
Seconda domanda: qualora i comandamenti venissero evocati come verrebbero dalla chiesa di oggi interpretati?

(A questo punto il nostro visitatore presenta i comandamenti esposti in maniera diversa dalla promulgazione biblica. Ma non è questo il punto essenziale della sua mail).
Grazie di cuore e benedizioni dal Signore!
Francesco


Risposta del sacerdote

Gentilissimo Ezio,
1. quanto rilevi circa la predicazione dei comandamenti è vero: sembra latitante.
Soprattutto a differenza di quanto si faceva quando tu eri più giovane.

2. Credo che il motivo sia legato all’introduzione della Messa vespertina, peraltro opportunamente introdotta all’interno della Chiesa.
Quando tu eri più giovane le Messe domenicali e festive, senza parlare di quelle feriali, erano celebrate tutte di mattina perché vigeva il digiuno dalla mezzanotte per poter fare la Santa Comunione. Il digiuno era rigorosissimo, anche da una sola goccia d’acqua.
A suffragio di tale rigore si portava la motivazione di Sant’Agostino: l’eucaristia doveva essere il primo nutrimento ad entrare dentro di noi.

3. Quando tu eri più giovane, nel pomeriggio della domenica, i fedeli si radunavano di nuovo in chiesa per il canto dei vespri e la benedizione eucaristica.
Dopo la lettura breve dei vespri ci si fermava e il parroco faceva la catechesi.
Questa catechesi era obbligatoria e aveva un contenuto fisso. Era quello già predisposto dal Catechismo Romano fatto appositamente dopo il concilio di Trento per l’istruzione dei fedeli.

4. Questo Catechismo svolgeva tutta la dottrina cristiana in quattro parti: la prima su Dio in se stesso e nell’opera della creazione. Quindi sull’incarnazione di Gesù Cristo, sulla sua passione, morte e risurrezione.
La seconda parte aveva come oggetto il ritorno dell’uomo a Dio che avviene innanzitutto attraverso l’osservanza dei comandamenti.
La terza parte aveva come oggetto i sacramenti che conferiscono la grazia e conducono alla santificazione e alla vita eterna.
La quarta parte aveva come oggetto la preghiera e le realtà ultime dell’uomo, chiamate anche novissimi (morte, giudizio, inferno e paradiso).

5. Ognuna di queste parti veniva trattata per l’arco di un anno.
Terminato il ciclo delle catechesi, si riprendeva da capo per altri quattro anni e così via di seguito.
In tal modo il popolo cristiano veniva istruito in maniera sistematica e organica su tutta la gamma della dottrina cristiana. Niente sfuggiva.
Indubbiamente era una catechesi ben organizzata.
Poiché la gente era sprovvista di motorizzazione, non era un grosso disagio tornare in chiesa una seconda volta nell’arco della medesima giornata.
Anzi tanta gente finita la funzione pomeridiana sostava per salutare gli amici e per conversare. Era una vera fraternizzazione.

6. Con l’introduzione della Messa vespertina e con l’obbligo giustissimo di fare l’omelia nei giorni di festa tutto progressivamente è cambiato.
Bisognava far combinare le due celebrazioni nel medesimo pomeriggio. 
Per il parroco e anche per la gente indubbiamente si è creato un sovraccarico di funzioni da celebrarsi una dietro l’altra, senza dire del disagio di tenere i fedeli  in chiesa per un tempo eccessivamente lungo, esposti al freddo invernale e alla calura estiva.
Così i vespri con la catechesi sono progressivamente tramontati.
Ormai non si fanno più da nessuna parte.

7. Si è creato un vuoto: quello della catechesi fatta in maniera sistematica e organica.
Un vuoto che non può essere sostituito dall’omelia, la quale ha una struttura e un contenuto proprio. L’omelia è una riflessione sulla parola di Dio ascoltata nelle varie letture della Messa con il compito preciso di portare la luce del Vangelo nella nostra vita quotidiana.
L’omelia non è una catechesi ed è intimamente legata alle letture ascoltate.
I tentativi di introdurre una trattazione sistematica e organica all’interno dell’omelia sono risultati impossibili perché il Vangelo non è una catechesi, ma la presentazione di Gesù, negli eventi della sua vita e nella sua predicazione.

8. Oggi, soprattutto per gli adulti, si sente la mancanza della catechesi così si è giunti a un analfabetismo religioso, secondo un’espressione usata a suo tempo dal cardinale Joseph Ratzinger.
Vi suppliscono in qualche modo alcuni movimenti ecclesiali perché introducono la catechesi nel loro cammino. Questo però avviene di sera e durante i giorni feriali. Solo pochi, dopo una giornata lavorativa, sono disposti ad un ulteriore affaticamento.
Per ora, però, nessuno sa come rimediarvi.
Non è escluso che una settimana lavorativa più corta finalmente possa generare una nuova possibilità. In tal modo in maniera sistematica si parlerebbe dei comandamenti, che sono il cammino imprescindibile per poter vivere il Vangelo.
Con l’augurio di molti anni, con la lucidità mentale e la vigoria che ti caratterizza, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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