Quesito

Reverendo Padre, salve!
Una recente obiezione che mi fanno i miei amici è che la Chiesa è maschilista perchè i ruoli gerarchici li hanno solo preti maschi e non le donne…
Io replico che hanno una visione solo politica della faccenda e che la Chiesa è la comunità dei battezzati ed ognuno ha il suo posto/compito: i preti sono gli alter Christus e imitano Gesù e da lui ricevono il sacramento dell’ordine, mentre le suore imitano Maria Santissima.
Inoltre aggiungo che Maria è gerarchicamente superiore al Papa (successore di Pietro), quindi penso che non si possa per nulla accusare la Chiesa di tali discriminazioni.
Lei ritiene corrette le mie affermazioni? Dove posso migliorarle?
Viva Cristo Re!

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sì, i tuoi amici hanno una visione puramente materiale, più che politica, della Chiesa.
I preti sono essenzialmente dei segni vivi che rimandano ad un’altra realtà, di ordine sopranaturale.
Chi non è capace di leggere oltre il segno, capisce ben poco.

2. Ebbene, i preti sono costituiti nel sacramento dell’Ordine sacro.
E sacramento significa segno sacro.
C’è da chiedersi allora: di chi sono segno i preti?

3. La risposta dovrebbe essere chiara: sono segni vivi di Gesù Cristo.

4. E chi è Gesù Cristo?
È Dio fatto uomo.
E si è fatto uomo per ricordare il motivo per cui l’uomo è stato creato, che è quello di entrare in comunione con Dio.
E non in una comunione qualunque, ma in quella più alta e più perfetta, qual è quella sponsale.
Gesù si è incarnato per essere lo Sposo di ciascuno di noi.
Come lo sposo appartiene alla sposa, così Gesù Cristo vuole appartenere ad ognuno di noi.
E come tutto ciò che è dello sposo è anche della sposa, così parimenti Cristo vuole fare con ognuno di noi.

5. Dopo che Cristo ha stabilito di scegliere solo tra i maschi i suoi ministri, quella che ti ho presentato è una buona motivazione.
È quella che si può leggere nella Dichiarazione Inter insigniores della Sacra Congregazione per la dottrina della fede circa la questione dell’ammissione delle donne al sacerdozio ministeriale.

6. In tale dichiarazione si legge: “Gesù Cristo non ha chiamato alcuna donna a far parte dei Dodici. Se egli ha fatto così, non è stato per conformarsi alle usanze del suo tempo, poiché l’atteggiamento, da lui assunto nei confronti delle donne, contrasta singolarmente con quello del suo ambiente e segna una rottura voluta e coraggiosa”.
E ancora: “Certamente, è di tutta l’umanità, tanto delle donne quanto degli uomini, che il Cristo è primogenito: l’unità che egli ha ristabilito dopo il peccato è tale che non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, non c’è più uomo e donna; tutti, infatti, sono uno solo in Cristo Gesù (cfr. Gal 3, 28).
Tuttavia, l’incarnazione del Verbo è avvenuta secondo il sesso maschile”.
Che significa questo? Che “la salvezza offerta da Dio agli uomini, l’unione cui sono chiamati con Lui, in una parola l’Alleanza, riveste fin dall’Antico Testamento, presso i Profeti, la forma privilegiata di un mistero nuziale: il popolo eletto diventa agli occhi di Dio una sposa ardentemente amata. (…).
Allora si realizza pienamente e definitivamente il mistero nuziale, annunziato e cantato nell’Antico Testamento: il Cristo è lo Sposo; la Chiesa è la sua sposa, che egli ama poiché se l’è acquistata col suo sangue e l’ha resa gloriosa, santa ed immacolata, e dalla quale è ormai inseparabile”.

7. Ora “il sacerdote è un segno, la cui efficacia soprannaturale proviene dall’Ordinazione ricevuta, ma un segno che deve essere percettibile e che i fedeli devono poter riconoscere facilmente”.
È segno vivo e visibile di Gesù Cristo, che è lo Sposo di ciascuno di noi.

8. Lascerei perdere invece il discorso delle Suore perché non ci sono solo le consacrate a Dio, ma vi sono anche i consacrati, i religiosi che non sono sacerdoti.
Direi invece che la Madonna, che non è nella gerarchia ecclesiastica, ricorda che il primato davanti a Dio non sta nel posto che uno occupa nella Chiesa, ma nel grado di carità, dove per carità s’intende la maniera di amare di Dio.
Questa è la vera grandezza.

9. Si può essere costituiti nell’Ordine sacro, nella gerarchia della Chiesa, e si può finire all’inferno.
Non è l’essere prete o vescovo che garantisce di entrare in paradiso.
Solo la carità, che è il principio vivificante della grazia perché “chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio in  lui” (1 Gv 4,16), apre la strada del Paradiso.
La Madonna, che sebbene non sia costituita nella gerarchia ecclesiastica le è tuttavia superiore, ricorda qual è il vero primato.
È quello che deriva dal cuore della Madre, dall’amore.

10. L’eguaglianza che vi è tra i battezzati per cui non c’è più uomo né donna, è data dal fatto che per grazia siamo chiamati a diventare “figli di Dio”.
E tra i figli, nessuno è più figlio di un altro.
Tuttavia proprio quest’eguaglianza non implica che non vi siano ruoli diversi.
La Dichiarazione menzionata ricorda che “l’eguaglianza non è affatto identità, perché la Chiesa è un corpo differenziato nel quale ciascuno ha la sua funzione; i compiti sono distinti e non devono essere confusi.
Essi non danno àdito alla superiorità degli uni sugli altri; non forniscono alcun pretesto alla gelosia; il solo carisma superiore, che può e deve essere desiderato, è la carità (cfr. 1 Cor 12-13).
I più grandi nel Regno dei cieli non sono i ministri, ma i Santi”.

11. C’è qualcosa di grande, anzi, di soprannaturale racchiuso nel ministero ordinato, nel sacerdozio.
Solo uno sguardo superiore riesce a coglierlo.

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di ricordare queste cose.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo