Quesito

Carissimo Padre Angelo
in questo ultimo periodo mi sono ritrovato ad approfondire alcune tematiche con molto profitto spirituale.
Ad esempio ho iniziato a comprendere la differenza tra fede e religione, tra i riti, le preghiere, le devozioni, le pratiche ascetiche e la fede teologale che porta alla vera sequela di Gesù e a centrare tutto su quello su cui saremo giudicati, il comandamento nuovo e aperti al dono gratuito dell’amore misericordioso di Dio per cui siamo già stati salvati gratuitamente da Cristo e non ci dobbiamo salvare con le nostre opere e i nostri meriti.
Ovviamente questo senza nulla togliere al valore della corrispondenza e delle opere buone.
Questo mi ha portato a riflettere molto sul problema della responsabilità verso l’istituzione da bilanciare con l’apertura verso la persona e il non giudicare la persona in modo da vivere sempre il primato della persona nella carità di Cristo rispetto alla tutela della norma e dell’istituzione.
Seconda questa visione si potrebbe ammettere delle eccezioni alla norma per vivere il primato della persona e spesso qui si chiama in causa l’esempio di Gesù che guarisce i malati nel giorno di Sabato e si dice che i sacerdoti che giustamente si preoccupavano della norma a tutela dell’istituzione e della legge non comprendevano.
Mi chiedo come si può avere un criterio sicuro per capire come orientarsi?
Perchè ad esempio alcuni sacerdoti secondo questo criterio dicono che può essere lecito per un uomo che vive già la sofferenza di non riuscire ad avere figli poter fare l’esame del liquido seminale prelevandolo con la masturbazione perchè sarebbe mettergli un altro peso ancora più grave dirgli che non può neanche fare l’esame per non contraddire ad un precetto morale. So che ci sono altri metodi leciti per prelevare il liquido seminale anche se è pur vero che nella pratica sono difficilmente eseguibili ed in alcuni casi anche sconsigliati da molti medici.
Questo caso concreto è sicuramente molto problematico ma si può trovare un qualche criterio che possa guidare la coscienza in generale?
Ad esempio nell’assolvere il precetto domenicale della partecipazione alla Santa Messa molti iniziano a dire che se ne può essere dispensati se devo assistere un familiare ma fino a che punto?
Ringraziandola anticipatamente chiedo le sue preghiere per me e la mia famiglia.
Amerigo

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Amerigo,
1. i criteri da tenere presente sono due.
Il primo: quando si tratta di precetti morali negativi, e cioè di precetti non dati dagli uomini, ma da Dio stesso e scritti nella nostra natura, l’obbligazione è totale.
Il Magistero della Chiesa e in teologia morale si dice che obbligano sempre e in ogni caso.

2. Precetti morali negativi o proibenti sono quelli che proibiscono qualcosa o vietano una colpa. Ad esempio: non bestemmiare, non uccidere, non fornicare,…
Questi obbligano sempre e in ogni momento (semper et pro semper).

3. Il motivo è che il male non lo si deve fare mai e in nessun caso perché degrada la persona e contraddice il disegno salvifico di Dio.
Nessuno può dispensare in questo campo.
È come se si dicesse ad una persona: in questo caso ti è lecito farti del male.

4. Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis splendor ha detto: “I precetti negativi della legge naturale sono universalmente validi: essi obbligano tutti e ciascuno, sempre e in ogni circostanza.
Si tratta infatti di proibizioni che vietano una determinata azione semper et pro semper, senza eccezioni, perché la scelta di un tale comportamento non è in nessun caso compatibile con la bontà della volontà della persona che agisce, con la sua vocazione alla vita con Dio e alla comunione col prossimo.
È proibito ad ognuno e sempre di infrangere precetti che vincolano, tutti e a qualunque costo, a non offendere in alcuno e, prima di tutto, in se stessi la dignità personale e comune a tutti” (VS 52).

5. E ha aggiunto: “La fermezza della Chiesa, nel difendere le norme morali universali e immutabili, non ha nulla di mortificante…
Di fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi né eccezioni per nessuno.
Essere il padrone del mondo o l’ultimo “miserabile” sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali” (VS 97).

6. Il secondo criterio riguarda invece le leggi umane.
Le leggi umane hanno per autore l’uomo il quale nel provvedere per il bene comune emana delle leggi.
Sono leggi prudenziali.
Il legislatore, che presumiamo saggio, sa già in partenza che in alcuni casi vi si dovrà derogare perché la pedissequa osservanza della legge andrebbe a nuocere al fine stesso della legge.
Questo caso è contemplato dai giuristi e anche dai teologi moralisti ed è quello dell’epikeia, che significa eccezione.
In questo caso si deroga materialmente dalla legge scritta, perché la sua osservanza nuocerebbe o impedirebbe un bene più grande.
Le leggi umane fatte dalla Chiesa sono di questo tipo.
Il loro criterio supremo è la carità.
Se l’osservanza materiale della legge impedisse la carità si dovrà derogare dalla legge.

7. Mentre ti scrivo (12 marzo 2020) siamo tutti presi dal problema del corona virus.
I vescovi hanno deciso di sospendere la celebrazione pubblica della Santa Messa. Il motivo è il bene dei fedeli: la carità.
Ma anche nel caso che i Vescovi non fossero intervenuti per tempo, i fedeli stessi di fronte al pericolo serio del contagio avrebbero dovuto sentirsi esonerati dal precetto, perché salvaguardare la propria salute e quella altrui è un grande atto di carità.

Ecco dunque i criteri che mi chiedevi.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo