Caro Don Bellon,
come da titolo, nonostante sia credente e praticante, questa cosa che “per quelli che amano Dio tutte le cose concorrono al bene”  mi sembra una frase priva di senso.
Credo piuttosto che Dio lasci fare all’uomo tutto quello che gli pare in questo mondo, il bene e il male e solo quando l’uomo sarà morto gli spetterà esattamente quello che si merita, secondo la sua condotta.
Nella mia infanzia ci sono stati troppi eventi che hanno sconvolto la mia vita: l’unica cosa che riconosco di buono è stata la Provvidenza di Dio manifestatasi in tante situazioni che mi ha evitato condizioni peggiori: ma i segni di certe ferite, di certi dolori, di certe umiliazioni te li porti dentro per tutta la vita e per chi si sforza di seguire le vie del Vangelo, lottare ogni giorno contro la rabbia, la frustrazione, il forte risentimento e la sete di vendetta che ti logorano, non è certo una bella cosa. Ecco perché mi chiedo quale bene si trae da questa situazione? Sono anni che battaglio con preghiere, adorazioni, sacramenti e sono sempre punto e a capo, come se il male mi vincesse sempre e in tutti i modi.
E penso ad altri che hanno avuto dolori peggiori dei miei, spesso tragedie insopportabili, le sofferenze se le portano negli occhi sempre tristi, come se fossero stampate sui volti di tutti quelli che le hanno attraversate, come un marchio. Io almeno ci provo di seguire il Vangelo, nonostante tutto, mi sforzo, tra milioni di cadute, ma non mi sento di dare torto a gente che proprio per il peso delle ingiustizie di questo mondo non riesce ad avere fiducia nel Signore. Capisco che non è questa la vita a cui dobbiamo essere legati e puntare alla gioia eterna però dovremmo essere anche messi nelle condizioni di poterlo fare perché è anche vero che spesso il male e la sofferenza hanno il potere di generare altro male e altro dolore. E quando non si riesce ad uscire dalla gabbia dell’odio e del risentimento, quale bene?
Provo tanta tenerezza verso quelle persone arrabbiate con Dio, con la vita e con il mondo perché sento dal profondo del mio cuore di capire quello che provano. Non è facile mi creda. So che la croce fa parte della vita di un vero cristiano ma non posso giudicare chi si ribella, chi non ce la fa, chi non attende altro che la morte come unica liberazione.
La saluto con affetto caro Padre Angelo, spero che vorrà ricordami nelle sue preghiere che ricambio con molto affetto.


Carissimo,
1. eppure le parole che mi hai inviato e che sono oggetto del tuo dissenso sono parola di Dio: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rm 8,28).

2. Proprio domenica scorsa abbiamo sentito all’inizio della seconda lettura: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
L’unione delle nostre sofferenze con quelle di Cristo conferisce alle sofferenze un potere grandissimo nell’opera della conversione e della santificazione di molti.

3. Il criterio di valutazione non è quello che possiamo vedere con i nostri occhi, ma quanto ci ricorda ancora la sacra Scrittura: “A quelli che sono ricchi in questo mondo ordina di non essere orgogliosi, di non porre la speranza nell’instabilità delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché possiamo goderne. Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1 Tm 6,17-19).
È ovvio che non solo i ricchi possono mettere da parte il buon capitale per il futuro, ma tutti.
Non è forse vero che il Signore ha detto: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati” (Mt 5,4)?

4. Se l’unico criterio di valutazione fosse quello che vediamo sulla terra, avresti ragione tu, nel deprimerti.
Ma lo Spirito Santo, che è l’Autore principale delle Sacre Scritture, ci ricorda attraverso San Paolo: “Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi” (Rm 8,18).

5. Già nell’Antico Testamento Dio aveva assicurato:
“Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio, nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero, la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno, come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro” (Sap 3,1-8).

6. Ugualmente lo Spirito Santo ci garantisce attraverso San Paolo che “il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne” (2 Cor 4,17-18).
Non ha detto forse il Signore da un capo all’altro del Vangelo che i primi (secondo questo mondo) saranno gli ultimi e gli ultimi (secondo questo mondo) saranno i primi?

7. Coraggio dunque, con lo sguardo sempre rivolto verso i beni invisibili, come ci ricorda ancora lo Spirito Santo: “Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne” (2 Cor 4,18).

Volentieri ti ricordo nelle mie preghiere, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo