Buonasera Padre Angelo,
sono un po’ agitato… Nell’ultimo periodo ho iniziato a leggere e ad informarmi circa vite di alcuni santi, teologi e mistici. Sono rimasto tremendamente colpito dal racconto di Suor Faustina (che ho letto poco fa) una suora polacca che ha trascritto in un manuale visioni e apparizioni a cui ha assistito nella sua vita. Mi ha colpito molto la sua descrizione dell’inferno e sopratutto l’affermazione del fatto che lei lo ha visto…
Qui io sono un po’ confuso, (tengo a precisare che questo non cambia affatto le mie intenzioni e il mio desiderio di cambiamento verso Dio) ma se Dio ama gli uomini, permette davvero che alcuni suoi figli vengano puniti atrocemente per l’eternità?
Questo a me terrorizza molto, perché in questo modo tantissime persone sono e saranno punite per sempre e allora anche molte persone che conosco se nell’arco della loro vita non cambieranno finiranno la per sempre, a me spaventa questa idea di punizione Eterna perché per noi tutto è perituro e non posso immaginarlo nella visione di sofferenza.
Spero che mi possa illuminare a riguardo, purtroppo nonostante il catechismo non ho ricevuto una buona educazione sui testi sacri.
Grazie buona serata anche io la ricordo in preghiera.
Andrea


Caro Andrea,
1. non abbiamo alcun motivo per affermare che la visione dell’inferno avuta da Santa Faustina Kowalska non sia vera.
Dobbiamo solo aggiungere che il linguaggio con cui viene descritto è antropomorfico, e cioè adattato alla comprensione umana.

2. Anche le espressioni da te usate: perché “Dio permette davvero che alcuni suoi figli vengano puniti atrocemente per l’eternità” e mi “spaventa questa idea di punizione Eterna” sono antropomorfiche perché Dio non punisce e perché Dio fa costantemente di tutto perché gli uomini ascoltino la sua voce, gli aprano la porta affinché Lui possa cenare con loro e loro con Dio (cf Ap 3,20).

3. Perciò anziché dire perché Dio permette che gli uomini vengano puniti atrocemente sarebbe più vero domandarsi come mai tanti uomini siano ostinati a non volere Dio, a non amarlo e a dirgli senza sosta col loro comportamento: Tu per me non conti niente.

4. Con termini molto esatti il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola «inferno»” (CCC 1033).

5. Come vedi, l’inferno ognuno se lo dà da solo, se lo costruisce da solo.
Se lo costruisce con le proprie deliberazioni e con i propri atti.
Nessuno lo manda all’inferno. Nessuno lo caccia.
Anzi Dio insieme con tutti i suoi fa incessantemente di tutto per salvarlo da questa auto-esclusione.
A Cristo che dice incessantemente attraverso ogni evento e attraverso i richiami della coscienza “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20) qualcuno continua a ripetergli in maniera ostinata: basta, smettila, non m’importunare; te l’ho detto più volte: tu per me non conti niente.

6. Santa Teresa d’Avila è rimasta terrificata dalla visione dell’inferno.
E nella propria autobiografia scrive: “Rimasi spaventatissima e lo sono tuttora mentre scrivo, benché siano già passati quasi sei anni, tanto da sentirmi agghiacciare dal terrore qui stesso dove sono. Mi accade intanto che quando sono in qualche contraddizione o infermità, basta che mi ricordi di quella visione perchè mi sembrino subito da nulla, persuadendomi che ce ne lamentiamo senza motivo.
Questa fu una delle più grandi grazie che Dio mi abbia fatto, perchè mi ha giovato moltissimo non meno per non temere le contraddizioni e le pene della vita che per incoraggiarmi a sopportarle, ringraziando il Signore di avermi liberata da mali così terribili ed eterni come mi pare di dover credere” (Vita, XXXII, 4).
Poi dice: “Da questa visione mi venne una pena grandissima per la perdita di tante anime, specialmente di luterani che per il battesimo erano già membri della Chiesa, e desiderai grandemente di lavorare per la loro salute, sino a sentirmi pronta a sopportare mille morti pur di liberarne una sola da quei terribili supplizi” (Vita, XXXII, 6).

7. Sarebbe bello se anche tu e qualche altro visitatore che ci legge provasse una pena grandissima per la perdita di tante anime e desiderasse grandemente di lavorare per la loro salute, sino a sentirsi pronto a sopportare mille morti pur di liberarne una sola dal pericolo di andare all’inferno.
Chissà come ci saranno grate per il tempo e per l’eternità le anime che abbiamo strappato all’auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati.

Anche per questa salutare intenzione ti assicuro la mia preghiera, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo