Quesito

Caro Padre Angelo,
ancora una volta mi rivolgo a Lei ringraziandola per la Sua preziosa opera. Che Dio Vi benedica per la carità nella verità che è il vostro "marchio di fabbrica".
Vengo al mio quesito.
Due mesi fa è morto mio zio, dopo una malattia piuttosto lunga che, però, non ne ha offuscato le capacità mentali: è rimasto lucido fino a poche ora prima di andarsene. Il problema è che lui non era consapevole di essere prossimo alla fine: fino all’ultimo la sua famiglia gli ha fatto credere in una cura risolutiva che non è mai arrivata.
Dunque è probabile che mio zio sia morto inconsapevolmente, senza, verosimilmente, aver fatto un esame di coscienza: sicuramente non si è confessato, non ha fatto la Comunione, né ha ricevuto l’estrema unzione.
Mio zio non era una persona religiosa, non frequentava i Sacramenti: soleva dire che ormai la scienza ha spiegato tutti quei misteri che prima erano spiegati dalla religione.
Non di meno mandava la figlia (atea)  in Chiesa e chiedeva a me (che sono il "religioso di famiglia") di pregare per lui: non tanto per la salvezza dell’anima, quanto per guarire dalla malattia.
Per quanto riguarda me, la mia coscienza mi diceva che avrei dovuto dirglielo che era prossimo alla morte, sollecitarlo a confessarsi, ecc. così da essere in Grazia di Dio nel momento finale.
Invece… ho taciuto.
Ho taciuto perché temevo sia la sua reazione che, immagino (ma non ne potevo essere certo questo è il problema), sarebbe stata di disperazione, panico, scoramento; temevo anche la reazione della sua famiglia, che mi avrebbe accusato di averlo fatto morire nella disperazione, appunto; è un modo di pensare e agire piuttosto comune tacere al moribondo la sua condizione per "non spaventarlo".
In ogni caso ho pregato e fatto pregare per lui la Coroncina alla Divina Misericordia e fatto dire una Messa, il tutto quando ancora era in vita.
La mia domanda è: ho fatto male ha tacere la verità a mio zio? Se si è dannato ne sono responsabile? Aver pregato come le ho detto può annullare la mia eventuale responsabilità? Le mie preghiere possono aver "sostituito" la sua Confessione?
In generale (glielo chiedo perché mia mamma è malata e la questione potrebbe ripresentarsi) come si deve comportare il cristiano in queste situazioni: ha il dovere di parlare, costi quello che costi? E se poi il morente si dispera? Non mi sembra il modo migliore per presentarsi a Dio.
Insomma, come ci si deve comportare di fronte a un moribondo poco o per nulla credente?
La ringrazio e la benedico.
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. ti ringrazio anzitutto per il marchio che riscontri nella nostra rubrica, che è il marchio di fabbrica dell’Ordine di san Domenico: la carità nella verità, oppure anche la verità nella carità.
Venendo adesso al tuo quesito: come comportarsi con i malati che stanno arrivando verso il termine della loro vita?
Anzitutto vanno sempre incoraggiati dando loro una parola di speranza: speranza nella medicina e ancor più speranza nell’aiuto di Dio.
Questo tuo zio, appena vedeva te chiedeva preghiere.
San Tommaso dice che la preghiera è l’interprete della speranza.
Ciò significa che questo zio aveva speranza nell’aiuto di Dio, della Madonna e dei Santi.
Insieme a questi atti espliciti di speranza vi erano anche quelli di fede: in Dio, nell’aiuto del Cielo.
Credo che nelle sue lunghe ore di malattia si sia affidato al Signore. Magari non avrà pensato alla vita eterna (ma chissà?), ma certo aveva speranza in un soccorso che venisse dall’alto oltre che dalla terra.

2. È vero non ha ricevuto i sacramenti, i quali dispongono un’anima ad entrare in Paradiso.
Tuttavia tu hai pregato con la coroncina della Divina Misericordia. Hai fatto pregare altri. Soprattutto hai fatto celebrare per lui una Santa Messa, che è la sorgente di ogni grazia e di ogni benedizione.
Sono persuaso che il Signore, in forza di quanto ha promesso a Santa Faustina Kowalska, gli avrà ottenuto il pentimento dei peccati: “Nell’ora della morte difenderò come Mia gloria ogni anima che reciterà questa coroncina, oppure altri la reciteranno vicino ad un agonizzante, ed otterranno [per l’agonizzante) lo stesso perdono” (Diario 811).
Pertanto confido che tuo zio si sia salvato.

3. Mi chiedi se le tue preghiere abbiano potuto "sostituire" la sua Confessione.
Beh, questo no.
Ma possono avergli ottenuto la grazia del pentimento e dell’abbandono a Dio.

4. In Paradiso non si può entrare senza la grazia, che è l’abito nuziale.
Le vie ordinarie per acquisire e incrementare la grazia sono costituite dai Sacramenti.
Ma la grazia di Dio non è legata ai Sacramenti. A quanti giusti dell’Antico Testamento Dio l’ha donata senza che siano passati attraverso i sacramenti.
Tuttavia la grazia donata fuori dai sacramenti include sempre un qualche pentimento dei propri peccati e, per lo meno implicitamente, anche l’orientamento alla confessione.

5. Mi pare che con tuo zio non hai nulla da rimproverarti.
Era necessario essere cauti tenendo conto sia della sua eventuale reazione sia di quella dei suoi famigliari.
Hai fatto quanto dovevi.
Adesso continua a farlo con i suffragi.

6. Diceva che ormai la scienza spiega tutto: fosse vero!
Certo non spiega il senso della vita.

7. Nei confronti di tua mamma: mi auguro che la sua situazione – per quanto riguarda l’aspetto religioso – sia diversa da quella di tuo zio.
Intanto potete pregare insieme, cogliere le occasioni per potervi confessare e fare la Santa Comunione.
Poi con lei puoi pregare invocando sempre la sua guarigione, rimettendovi nello stesso tempo nelle mani del Signore.
Inoltre, qualora non potesse uscire di casa, puoi dire: forse una benedizione non sarebbe di troppo. Così potete l’occasione di una visita del sacerdote, il quale potrebbe parlarle della possibilità di fare la Santa Comunione.
E in questa eventuale occasione avrebbe l’opportunità di ricevere l’assoluzione dei propri peccati.

8. In tal modo la venuta del sacerdote in casa vostra non indicherebbe più qualcosa di tragico che sta per accadere.
E in un eventuale aggravamento della malattia si potrebbe consigliarle di ricevere l’Unzione dei malati per la guarigione.
Questo Sacramento, a meno che non si rifiuti interiormente, il suo effetto lo produce sempre: la guarigione del corpo, o dell’anima, o di tutte e due.
Mi pare che le cose vadano sempre fatte con prudenza e con grazia. Così nessuno si spaventa. Anzi tutti si riempiono di speranza e di sereno abbandono alla volontà del Signore.

Ti auguro di poter fare anche con altri quanto hai fatto con tuo zio.
Il Signore ti benedirà e insieme con lui ti benediranno in eterno anche le persone che avrai aiutato a compiere il passo definitivo della loro vita in maniera così bella e meritoria.
Ti benedico anch’io e ti ricordo al Signore.
Padre Angelo