Padre Angelo,
Mi chiamo Angelo, e le pongo il seguente quesito.
Nella parabola dell’amico inopportuno, letto di getto senza interpretazione, lascia passare l’idea che Dio se non dona per amore, lo fa perché scocciato dall’insistenza.
Ora, riflettendo su ciò, si capisce che è impossibile che Dio non doni per amore, o che dona perché è limitato nella pazienza.
Quindi credo che Cristo nella parabola voglia insegnarci non ad insistere su una cosa richiesta, ma a pregare sempre in generale senza stancarci.
Per meglio specificare ciò che credo faccio un piccolo esempio: un figlio che chiede al padre, se chiede una cosa sbagliata non di certo il padre si lascia vincere dall’insistenza del figlio, perché altrimenti non sarebbe un buon padre, e se chiede una cosa buona, non è certo l’insistenza ad ottenergli quanto chiede, perché se è buono ciò che chiede gli viene ottenuto comunque.
Inoltre, educare all’insistenza su una cosa, porta a chi chiede, ossessione, credere che Dio non ti ama, che puoi ottenere tutto pure cose sbagliate, che non ti ascolta, che vuole essere supplicato. Quale amore vuole essere supplicato? Chi ti ama si dona.
Quindi, il messaggio che spesso si sente nella chiesa, è che dando fastidio a Dio otteniamo.
Non crede che sia sbagliato? Non crede che basta chiedere una sola volta e vivere in serenità? E soprattutto, che l’insistenza non deve scadere nella singola cosa ma in generale nel pregare sempre?
Attendo sua risposta.
Grazie.


Carissimo,
1. se il messaggio che passa con la parabola della vedova importuna è che dando fastidio a Dio otteniamo quanto vogliamo è evidentemente sbagliato.
Perché se chiediamo qualche cosa che ci è nocivo, per quanto supplichiamo, non potremo ottenerlo.

2. Tuttavia tu muovi un’obiezione sulla necessità di insistere.
Infatti se Dio è amore “Quale amore vuole essere supplicato? Chi ti ama si dona”!

3. Ed è vero quello che dici: Quale amore vuole essere supplicato? Chi ti ama si dona.
Questo ci permette di ricordare che Dio non ha bisogno di essere supplicato. È sempre aperto al dono. Anzi è dono.
Dona in continuazione nella medesima linea in cui il sole dona senza sosta la sua luce e il suo calore.

4. Ma la preghiera non serve a far conoscere a Dio le nostre necessità.
Gesù ha detto: “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate” (Mt 6,7-8).
E tuttavia non ha chiesto di domandare una volta sola, ma di pregare sempre senza stancarsi mai (Lc 18,1ss).
La preghiera infatti non serve a istruire Dio” (S. AGOSTINO, De gratia N. Testam., 29)” ma a “costruire noi” (Ib.).
In altre parole serve a renderci adatti a ricevere i doni che Dio ha disposto di donarci dall’eternità.
È quanto la liturgia della Chiesa esprime con l’invocazione “ut digni efficiamur promissionibus Cristi” (perché diventiamo degni delle promesse di Cristo).

4. La preghiera incessante non serve dunque a dar fastidio a Dio, ma a domandarci che cosa dobbiamo cambiare nella nostra vita per ricevere quei doni che Dio ha disposto di darci per la nostra santificazione.
Se questi doni tardano a venire significa che bisogna cambiare molto.
Oppure che non giovano per la nostra santificazione.
Oppure anche che Dio ce li vuole dare nel momento opportuno.
Infatti “gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto” (Sal 34,16).
E: “Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!»” (Is 58,9).
Lo troveremo pronto a donarci tutto e subito se toglieremo di mezzo a noi “l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio” (Ib.) e cioè tutto ciò che è contrario alla carità, se siamo disposti a chiedere anche per gli altri, soprattutto per i nostri nemici tutto quello che noi chiediamo a Dio.

5. Sicché se chiediamo cose che sono nocive per la salvezza non le otterremo in alcun modo per quanto possa essere incessante la nostra preghiera.
Se invece chiediamo cose non necessarie, ma neppure chiaramente contrarie alla salvezza eterna, con uguale misericordia possiamo essere esauditi o non esauditi perché il medico sa meglio del malato quello che fa bene all’infermo, come osserva Sant’Agostino.
Ed è per questo – dice San Tommaso – che San Paolo non fu esaudito quando chiese di essere liberato dallo stimolo della carne, perché appunto non era conveniente (cfr. Somma teologica, II-II, 83, 15, ad 2).

6. Come vedi non basta chiedere solo in generale né chiedere una sola volta.
Perché come un campo non lo si rende adatto alla semina con un solo atto, ma con una serie di atti come l’arare, il concimare, il seminare, l’attendere la pioggia d’autunno e di primavera, il sole, lo sradicare quanto è nocivo, così parimenti anche noi abbiamo bisogno di molti e ripetuti atti per renderci adatti a ricevere quanto il Signore ha disposto di donarci per la nostra santificazione.

Ti ringrazio per il quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo